I 100 giorni di Riccobene: «O arrivano risultati concreti o dovremo trarne le conseguenze»
L’assessore affronta i nodi di Maddalusa, acqua, rifiuti e cimiteri. «La responsabilità adesso è nostra, ce la assumeremo fino in fondo». E sull’azione amministrativa avverte: «O riusciremo a fare passi significativi e tangibili oppure perderà di significato».
Acqua, emergenza di Maddalusa, rifiuti, cimiteri. Sono alcune delle deleghe più delicate affidate a Giuseppe Riccobene, assessore della Giunta guidata da Michele Sodano. A cento giorni dall’insediamento dell’amministrazione comunale, AgrigentoOggi lo ha intervistato sui problemi affrontati in questi primi mesi e, soprattutto, sulle risposte che i cittadini attendono.
Maddalusa e autobotti
Assessore Riccobene, partiamo dalla petizione per Maddalusa: il Comune intende ripristinare il servizio di autobotti per i residenti? Sì o no, e a quali condizioni?
«L’amministrazione Sodano ha trovato sul proprio tavolo un problema, al quale si è data una prima risposta attraverso le sinergie istituzionali di cui si è parlato. Va chiarito, però, che il problema non riguarda solo il quartiere di Maddalusa, bensì tutte le zone non servite da reti idriche, e non solo ad Agrigento. Il servizio agli aventi diritto, nei termini stabiliti dal tavolo istituzionale, è già stato ripristinato attraverso l’azione del COC di Protezione Civile. Ferme restando le ataviche questioni urbanistiche, sulle quali non mi esprimo in questa sede, adesso stiamo provando a fare un passaggio ulteriore, partendo dal presupposto che le zone non servite da reti devono poter beneficiare di un servizio complementare al servizio idrico integrato, rispettoso delle regole, come avviene nel resto d’Italia».
Lei ha detto che il parere legale sulla possibilità di garantire l’approvvigionamento idrico nelle zone non servite dalla rete era pronto da circa un mese. Perché è rimasto fermo per tutto questo tempo prima di arrivare alla firma del sindaco?
«Vorrei precisare questo passaggio. Il parere legale dovrà fornirlo o richiederlo l’ATI, noi abbiamo solo redatto un atto, a mia firma, prontamente sottoscritto dal sindaco, con il quale si pongono dei quesiti molto articolati. Ma a rispondere, nell’ambito di un incarico professionale che deve ancora essere conferito dai sindaci dell’Assemblea, dovrà essere un giurista di chiara fama e di esperienza specifica. Ogni altra azione scoordinata, fantasiosa, arbitraria, rischierebbe soltanto di creare false aspettative. Occorre seguire la linea del diritto e delle regole, e dico questo nella piena consapevolezza di muoverci in un campo minato, dove le regole sono rimaste lettera morta per decenni».
Il parere è stato adesso trasmesso all’ATI. Qual è la data entro la quale i cittadini avranno una risposta definitiva? Può assumere oggi un impegno preciso?
«No, le cose non stanno esattamente in questi termini. Noi al Direttivo ATI abbiamo trasmesso un documento molto articolato, a firma mia e del sindaco, con il quale si impegna l’Assemblea a richiedere un parere legale. Di solito questi pareri, vista la complessità, richiedono alcune settimane di tempo, dopo l’individuazione – ai sensi di legge – del professionista incaricato. Non abbiamo redatto un parere, ma abbiamo scritto una richiesta, lunga, motivata e articolata. Ma è solo una richiesta, nulla di più».
Se il parere dovesse stabilire che il servizio può essere garantito, il Comune è già nelle condizioni di far partire le autobotti oppure bisognerà ancora reperire risorse, mezzi e personale?
«Agrigento non è una repubblica a sé stante. Occorre guardarsi attorno. Come viene gestito l’approvvigionamento idrico nelle zone non servite da reti, nel resto d’Italia e del mondo? Tramite le autobotti di imprenditori privati, che quindi – anche ad Agrigento – dovrebbero e potrebbero avere la possibilità di prelevare l’acqua e trasportarla a chi ne fa richiesta. La mia idea, condivisa dal sindaco Sodano, è che le zone non servite da acquedotto, in quanto mai consegnate al gestore unico AICA, possano e debbano ritenersi esulanti dal perimetro del gestore. Invece, nei mesi scorsi, oggettivamente, si è data facoltà ad AICA di estendere il proprio campo di azione. Ne comprendo le ragioni, ma il risultato è sotto gli occhi di tutti. Si può chiedere a un gestore che non riesce a garantire la regolarità del servizio nel perimetro stabilito statutariamente di estenderlo alle zone non servite da reti? Ecco, questa è la nostra domanda, questo è il nocciolo del nostro quesito».
E se invece il parere dovesse stabilire che la competenza non è del Comune, quale sarà concretamente il passo successivo dell’Amministrazione?
«La competenza in senso stretto, in ogni caso, non è mai stata e non sarà mai del Comune, bensì del gestore idrico. Ma il Comune, quale socio maggioritario di ATI e AICA, non è mai stato e non starà a guardare, quantomeno negli ultimi tre mesi. Certo, se da un lato ci aspettiamo la piena solidarietà istituzionale da parte degli altri sindaci componenti le due assemblee, dall’altro faremo valere energicamente le nostre ragioni, con i dovuti criteri di buon senso, trasparenza e legalità, ispirati prioritariamente dal rispetto delle persone, che deve prevalere sopra ogni cosa».
Nel frattempo, le famiglie che non ricevono regolarmente acqua come devono rifornirsi? È sufficiente l’intervento per i soggetti fragili?
«Purtroppo si continua a parlare di Maddalusa, come fatto eclatante, per le evidenti implicazioni con le note e risalenti questioni urbanistiche. Ma va compreso che Maddalusa è solo la punta dell’iceberg di un sistema, che io ho definito di “ambiguità amministrativa pluridecennale” che noi adesso siamo chiamati a dipanare, perché adesso stiamo governando noi e intendiamo farlo con tutta la prudenza, ma anche con tutto il coraggio, di cui disponiamo. Però abbiamo bisogno di aiuto, dell’aiuto di tutti. Non bisogna avere incertezze, né timore, a chiedere aiuto. E io lo faccio senza alcuna esitazione, oggi dalle vostre colonne».
A luglio il Comune aveva attivato il COC. Perché, a distanza di due mesi, non si è ancora arrivati a una soluzione strutturale?
«Il COC è ancora attivo, e riguarda varie categorie di persone e di residenze. Purtroppo, probabilmente in ragione di una falsa o inesatta interpretazione dell’ordinanza sindacale, ha avuto pochi accessi rispetto agli aventi diritto. Se ci riferiamo alle implicazioni sociali, sanitarie, umanitarie, il COC era ed è una misura – per quanto temporanea – certamente lenitiva e correttamente assunta nell’ambito di quella sinergia istituzionale che, comunque, dovrà continuare a prevalere anche nel seguito della vicenda. Ma ovviamente non è una soluzione strutturale. Quella la stiamo cercando, ispirati dai criteri normativi, ma anche dal buon senso e dall’umanità che non possono e non devono essere criteri secondari. Sono certo che ce la faremo. E spero non sia soltanto ottimismo».
Il problema era noto da tempo. Guardando a questi primi mesi, l’Amministrazione avrebbe potuto intervenire prima?
«Il problema era noto da tempo, vero. Era già sul tavolo della precedente amministrazione, da maggio. In punta di piedi e con il massimo garbo, mi permetto di dire che, quando si è oggettivamente agganciato al Servizio Idrico Integrato la fornitura verso le zone non servite da reti, ci si è assunti la responsabilità di ampliare – forse inopinatamente – il perimetro previsto dalle norme statutarie, civilistiche, normative e regolamentari. Ma questa è solo l’analisi delle cause, che probabilmente interessa a pochi e, di sicuro, non porta l’acqua nelle case. La responsabilità è nostra, ciascuno per la propria parte. Ce la assumeremo tutta, fino in fondo. Ma, lo ripeto, abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti, a ogni livello, istituzionale e politico».
Rifiuti, Riccobene: «Servono risultati tangibili»
Passiamo ai rifiuti. Ha annunciato il rafforzamento dei controlli contro l’abbandono illecito. Quanti controlli sono stati effettuati e quante sanzioni elevate?
«Il rafforzamento del sistema di controllo che ho immaginato non si riferisce solo agli aspetti sanzionatori, ma è ben più complessivo. Voglio rafforzare concretamente tutti gli organi preposti al controllo della corretta esecuzione degli appalti in essere e, soprattutto, desidero aprire una pagina nuova nella gestione dell’ecologia che avvieremo con il nuovo appalto, tra qualche mese. È vero, per adesso si tratta solo di atti di indirizzo, per la cui concretizzazione occorrono impegno e risorse, che stiamo cercando, affannosamente ma anche, in qualche modo, con l’ottimismo della ragione».
Poi il passaggio politicamente più impegnativo: «O riusciremo a concretizzare significativi e tangibili passi in avanti, oppure la nostra azione amministrativa perderebbe di significato e saremmo costretti a trarne le dovute conseguenze».
Riccobene ringrazia quindi il Nucleo Ambientale della Polizia Municipale per i controlli sui conferimenti e anticipa che nelle prossime settimane saranno resi noti i risultati numerici dell’attività. Racconta anche un episodio: «Pochi giorni fa il Nucleo Ambientale ha individuato un enorme fabbricato produttivo, nella periferia cittadina, operante da anni, che non aveva mai pagato un euro di TARI pur usufruendo del servizio. Ecco, recuperiamo un po’ di equità ed evitiamo che a pagare il costo dei servizi, e dei disservizi, siano solo e sempre i cittadini corretti».
Qual è il prossimo obiettivo concreto sul fronte dei rifiuti?
«Ciò che è molto complicato – lo riconosco – è la gestione delle emergenze quotidiane. Ciascun cittadino, ciascuna impresa, giustamente, pretende l’espletamento di un servizio completo e corretto nelle zone di proprio interesse. Ma la coperta è sempre quella. Io ho dato una impostazione diversa, che probabilmente non accontenterà nessuno, ma la cui cifra distintiva è l’equità e della quale mi sento assolutamente responsabile. Non ha alcun senso privilegiare alcune zone rispetto ad altre. Non ci sono cittadini di serie A e di serie B. Ma, soprattutto, non si può procedere, in assenza di programmazione, inseguendo le emergenze quotidiane».
Cimiteri, primo obiettivo: azzerare le bare senza sepoltura
Sui cimiteri, quali sono oggi le criticità più urgenti?
«Occorre ridare dignità ai nostri cari defunti, occorre che ciascun cimitero cittadino diventi un luogo sicuro, funzionale, decoroso. E così attualmente non è. Dagli aspetti strutturali a quelli impiantistici, a quelli igienico-sanitari, al decoro e al verde, direi proprio che non ci siamo».
Una delle maggiori preoccupazioni riguarda la carenza di personale e di professionalità adeguate. Riccobene richiama inoltre la situazione di Piano Gatta: «Quelle bare a deposito mi hanno commosso, perché dentro ciascuna di esse può esserci un nostro caro, una persona che sta subendo, anche da morto, un torto a cui noi amministratori siamo chiamati a reagire. E stiamo già reagendo».
Quali interventi partiranno per primi e quando si vedranno i risultati?
«I lavori che partiranno per primi sono quelli che già beneficiano di finanziamenti in essere, come ad esempio la realizzazione di 40 loculi a Piano Gatta, già in avanzato stato esecutivo. Sui cimiteri è poi disponibile una somma significativa derivante da una recente asta di sepolture».
L’obiettivo immediato viene indicato con chiarezza: «I primi risultati si vedranno già entro pochi mesi, perché dobbiamo da subito azzerare le bare prive di sepoltura. Questo è il primissimo obiettivo, assieme a un’operazione di bonifica straordinaria, in termini di igiene e di verde interno».
Nel programma c’è anche la digitalizzazione di concessioni, tasse e tariffe: «Ci sono troppe carte e troppe “occasioni di disattenzione”, quindi dobbiamo colmare, anche in questo settore, l’enorme gap in termini di semplificazione amministrativa».
«O progrediamo insieme o possiamo tornarcene a casa»
Dopo questi primi mesi, qual è il problema sul quale si sente personalmente di assumere un impegno davanti ai cittadini?
«Agrigento è una città meravigliosa, con cittadini meravigliosi. E dico questo a ragion veduta, perché riescono – riusciamo – a far fronte, con coraggio, ottimismo, resilienza, a ogni tipo di disservizio. Ma ci deve essere data, dobbiamo prenderci, anche la capacità di sognare, di fare il salto di qualità».
Riccobene indica quindi la sua promessa: «Favorire ogni tipo di sinergia con i cittadini, con le associazioni, con le imprese, in termini di responsabilizzazione sulla gestione dei servizi essenziali, dell’ambiente, dell’ecologia. Basta sciatteria, voltiamo pagina tutti insieme».
E chiude con un impegno che assume anche un significato politico: «Grazie al sindaco che mi ha nominato, grazie al mio partito che mi ha designato quale frontman in questa partita importante, io la partita me la sto giocando. Ma nella piena consapevolezza che da soli non andremo da nessuna parte, non faremo nulla di veramente buono. O progrediamo insieme, o possiamo tornarcene a casa, nella certezza che si scorderanno ben presto di noi». Leggi anche: Consiglio comunale, dalle Commissioni alle autobotti: in aula anche 1,4 milioni per Porta di Ponte
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