Giacomo Minio rinuncia alla candidatura a sindaco: “Non posso delegare per impegni professionali”
Dopo il no di Rino La Mendola, arriva anche quello di Giacomo Minio. E il quadro, nel centrodestra agrigentino, si complica ulteriormente.
Il nome del presidente di Confindustria Agrigento era circolato nelle ultime settimane come possibile figura di sintesi, capace di mettere d’accordo le diverse anime della coalizione. Ma anche in questo caso, la porta si chiude.
“Ritengo doveroso declinare gli inviti pervenuti, poiché allo stato attuale gli impegni professionali già assunti non mi consentono di garantire quel livello di dedizione esclusiva, continuità operativa e presidio decisionale che una funzione apicale quale quella di Sindaco esige”, scrive Minio, spiegando le ragioni della sua rinuncia.
Una scelta che, letta politicamente, si intreccia inevitabilmente con le parole pronunciate in settimana da Roberto Di Mauro, leader dell’MPA: “Serve un candidato sindaco capace di delegare”. (leggi anche: Agrigento, Di Mauro: “La città ci aiuti a trovare il sindaco”.
E qui emerge il paradosso. Perché Minio dice no proprio per la ragione opposta: non poter delegare, stretto da impegni professionali che non gli consentirebbero una presenza piena e costante.
Due piani che si incrociano e raccontano molto della fase attuale: da un lato la politica che cerca un profilo capace di gestire una macchina complessa, dall’altro i tecnici che, chiamati in causa, fanno un passo indietro proprio perché consapevoli del peso reale di quel ruolo. Il nome del presidente di Confindustria Agrigento era circolato nelle ultime settimane come possibile figura di sintesi, capace di mettere d’accordo le diverse anime della coalizione. Un profilo già finito al centro delle dinamiche politiche locali, basti pensare alla vicenda della Fondazione Agrigento Capitale Italiana della Cultura 2025, dove Minio era stato inizialmente indicato per la presidenza, salvo poi essere messo da parte nel percorso che ha portato alla definizione degli assetti. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: il centrodestra resta senza un nome condiviso, mentre la ricerca del candidato continua tra difficoltà, veti incrociati e indisponibilità eccellenti.
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