Se oggi dovessimo immaginare un premier in quota Fratelli d’Italia che prenda il posto di Giorgia Meloni, difficilmente troveremmo un nome. Anzi, forse non lo troveremmo affatto. È il segno di una politica sempre più segnata da personalismi e da una coerenza spesso fragile. E allora appare quasi paradossale che, ad Agrigento, venga indicato come possibile candidato sindaco proprio chi, negli ultimi cinque anni, ha rappresentato il campo opposto al centrodestra.
Il nome è quello di Calogero Firetto. Durante la sua esperienza amministrativa ha avuto in giunta esponenti dell’area progressista, con riferimenti al mondo DEM, e una vicinanza politica alle posizioni del centrosinistra, dal Partito Democratico fino a Italia Viva di Matteo Renzi.
Eppure, secondo le indiscrezioni, sarebbe proprio il profilo indicato dall’assessore regionale Giusi Savarino per tentare di ricompattare il centrodestra agrigentino. Una soluzione che sarebbe finita sul tavolo regionale e che potrebbe portare i partiti dell’area a convergere su un nome unico. Una prospettiva che fa riflettere. Soprattutto perché il primo partito nazionale, che governa a Roma e ha un peso determinante anche in Sicilia, non è riuscito finora a esprimere una sintesi alternativa. Una difficoltà che si riflette anche sul coordinatore regionale Luca Sbardella, alle prese con una situazione complessa e tutt’altro che lineare.
Dall’altra parte, però, c’è chi sostiene che, allo stato attuale, Firetto rappresenti l’unico candidato credibile e realmente competitivo, capace di vincere anche al primo turno e di superare l’area progressista guidata da Ismaele La Vardera e Michele Sodano. Una soluzione che resta comunque difficile da digerire per ampi settori del centrodestra e per le diverse correnti interne. Ma che, al tempo stesso, viene vista da alcuni come un compromesso capace di “salvare capre e cavoli”.
In fondo, sarebbe un ritorno al passato. Un riavvolgere il nastro di cinque anni, quando Firetto uscì sconfitto dal confronto con Francesco Miccichè. Oggi, lo scenario potrebbe ribaltarsi, trasformando quella sconfitta in una possibile rivincita politica. Leggi anche: Agrigento, il centrodestra smentisce: “Nessun nome condiviso”
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