Acqua nelle zone senza rete, le autobotti spettano ad AICA? Giacalone interroga Riccobene. L’assessore: «Atto pronto da un mese»
Il consigliere di Forza Italia chiede conto del parere legale annunciato dall’assessore. Riccobene riferisce che la richiesta ad ATI era stata predisposta già da un mese e firmata soltanto ieri dal sindaco. Un passaggio che apre un’altra domanda: perché attendere tanto davanti a un problema che riguarda direttamente i cittadini delle zone non servite dalla rete?
AGRIGENTO – Chi deve garantire il rifornimento con le autobotti ai cittadini che vivono nelle zone non servite dalla rete idrica? Il Comune oppure AICA?
È una domanda tutt’altro che teorica per una parte della città e sulla quale, ancora oggi, manca un chiarimento definitivo. Ieri il consigliere William Giacalone ha presentato un’interrogazione a question time chiedendo all’assessore Giuseppe Riccobene quali iniziative siano state intraprese per ottenere il parere legale annunciato nelle scorse settimane proprio per definire le competenze di AICA.
«Si chiede di conoscere – scrive Giacalone – quale sia l’attività posta in essere dall’assessore al ramo al fine di sollecitare o procurare il richiesto parere legale». La questione riguarda quelli che negli atti vengono definiti “servizi complementari” e, in particolare, il rifornimento attraverso autobotti delle utenze che si trovano nelle aree non raggiunte dalla rete idrica.
Occorre stabilire, in sostanza, se questo servizio debba essere garantito da AICA oppure se resti in capo al Comune o ad altri soggetti. Ma proprio nelle ultime ore emerge un elemento che apre un ulteriore interrogativo sui tempi dell’amministrazione.
Riccobene riferisce infatti di avere predisposto già da circa un mese un articolato atto, di una decina di pagine, attraverso il quale il Comune chiede ad ATI un parere legale per chiarire definitivamente il perimetro delle competenze di AICA. Secondo quanto riferito dall’assessore, però, l’atto sarebbe stato firmato dal sindaco Michele Sodano soltanto ieri.
Ed è proprio qui che la vicenda assume anche un rilievo politico e amministrativo. Se la richiesta di parere era pronta da un mese, perché è stata firmata soltanto adesso?
Un mese non è un dettaglio quando si parla di un servizio essenziale come l’acqua e di cittadini che vivono in zone nelle quali la rete idrica non arriva. Il chiarimento richiesto ad ATI avrebbe potuto essere avviato settimane fa, anticipando i tempi per ottenere una risposta e stabilire chi debba garantire il servizio con le autobotti.
È un tema che ripropone una questione già emersa in altri settori: la capacità dell’amministrazione di trasformare rapidamente le iniziative e gli annunci in atti concreti, soprattutto quando sono in gioco esigenze immediate della popolazione. C’è poi un secondo aspetto che merita attenzione.
Se, come riferisce Riccobene, il sindaco ha effettivamente firmato ieri un atto di una decina di pagine con il quale viene chiesto ad ATI un parere su una questione così rilevante per il servizio idrico cittadino, perché la città non ne è stata informata?
Al momento non risulta una comunicazione pubblica del sindaco che spieghi l’iniziativa, le ragioni della richiesta e soprattutto cosa potrebbe cambiare per i cittadini delle zone non servite dalla rete.
Eppure stabilire chi debba portare l’acqua con le autobotti dove le condotte non arrivano è una questione di evidente interesse pubblico. Riccobene precisa di non avere ancora materialmente la versione definitiva sottoscritta e di non sapere se la bozza da lui predisposta sia stata modificata prima della firma. Occorrerà quindi leggere l’atto ufficiale per conoscere con precisione i quesiti sottoposti ad ATI e verificare anche data della firma, protocollo ed eventuale trasmissione. Resta però un dato riferito dallo stesso assessore: l’atto era pronto da un mese.
Ed è proprio quel mese trascorso prima della firma che oggi richiede una spiegazione, insieme al silenzio istituzionale su un’iniziativa che riguarda direttamente il diritto dei cittadini ad avere accesso all’acqua. Leggi anche: AICA e servizi complementari, Giacalone interroga Riccobene: «Che fine ha fatto il parere legale?»
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