Il vertice convocato dal governatore Renato Schifani con i capigruppo della maggioranza si trasforma in un terreno di tensione, e Agrigento finisce al centro delle polemiche.
A sollevare il caso è soprattutto la Democrazia Cristiana, che denuncia di essere stata progressivamente messa ai margini sia nelle dinamiche regionali sia nelle scelte locali. Il riferimento è chiaro: la gestione politica di Agrigento, dove – secondo i centristi – si sarebbe consumata una sorta di esclusione dalla linea decisionale, anche nella fase della scelta del candidato e degli equilibri di giunta.
Il capogruppo DC, Carmelo Pace, ha parlato apertamente di una maggioranza che “taglia fuori” alcune componenti, alimentando tensioni già evidenti nelle ultime settimane proprio sul fronte agrigentino.
Non meno dura la posizione di Noi Moderati, rimasti fuori dal vertice. La loro assenza diventa un caso politico e rafforza la percezione di un centrodestra frammentato, incapace di trovare una sintesi condivisa.
Sul tavolo anche altri temi regionali – dal rimpasto di giunta alla gestione delle risorse – ma è la partita di Agrigento a pesare davvero, diventando simbolo delle difficoltà di tenuta della coalizione.
Agrigento non è più solo una partita locale, ma il punto di frizione che riflette le crepe del centrodestra siciliano. E mentre a Palermo si discute, in città lo scenario resta bloccato, con alleanze in bilico e una candidatura unitaria ancora lontana.
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