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Home » Cronaca » “Tentata estorsione per i soldi di un omicidio”: chiuse le indagini, due indagati

“Tentata estorsione per i soldi di un omicidio”: chiuse le indagini, due indagati

14 Aprile 2026
in Cronaca, dalla provincia, evidenza
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La Dda di Palermo ha fatto notificare l’avviso di conclusione delle indagini preliminari nei confronti di due persone nell’ambito dell’inchiesta che lo scorso gennaio ha portato all’arresto di Giuseppe Grassonelli, 43 anni, di Porto Empedocle per una tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. Il provvedimento, che anticipa la richiesta di rinvio a giudizio, è firmato dai pubblici ministeri Claudio Camilleri e Giorgia Righi. Due gli indagati. Oltre a Grassonelli, difeso dall’avvocato Olindo Di Francesco, vi è anche Giuseppe Morreale, 58 anni, di Favara. Nei confronti di quest’ultimo il tribunale del Riesame, nelle scorse settimane, ha accolto il ricorso della Procura disponendo la custodia cautelare in carcere inizialmente esclusa dal gip Claudia Rosini.

La misura non è esecutiva poiché bisognerà attendere la decisione della Cassazione a cui si sono rivolti i legali difensori dell’indagato. L’operazione è stata portata termine dai dai carabinieri del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo del Comando provinciale di Agrigento, guidati dal ten. col. Vincenzo Bulla. La vicenda ruota attorno al recupero di una somma di denaro quale compenso per compiere un omicidio. I due indagati sono accusati di aver intimidito e minacciato un cinquantenne a cui era stato affidato il compito di compiere il delitto.

L’aspirante killer si tirò indietro per una serie di circostanze e restituì parte dei soldi. Non tutto. Mancavano altri 6mila euro, la somma richiesta appunto da Grassonelli. Il favarese è accusato, in concorso, con il quarantatreenne empedoclino di avere contribuito a mettere a segno una serie di atti intimidatori compiuti tramite chiamate audio e messaggi contenenti minacce esplicite, nei confronti del cinquantenne. L’omicidio da vendicare sarebbe stato quello dell’operaio di Porto Empedocle, Giuseppe Adorno, ucciso a pistolettate il 24 agosto del 2009, per poi essere ritrovato carbonizzato nelle campagne di Montaperto, dieci giorni dopo. Per quell’omicidio ha scontato la condanna a 13 anni di carcere Giuseppe De Rubeis, idraulico, ex compagno di scuola della vittima. Da poco è tornato in libertà. Qualcuno però non aveva dimenticato e voleva vendetta. 

Le indagini sono state sviluppate dal mese di gennaio 2025 e fino a qualche giorno fa. Nel maggio scorso i militari eseguirono una perquisizione a casa del fratello di Adorno. Nel garage trovarono il kit completo per compiere il delitto: una pistola con matricola abrasa, undici proiettili, una maschera di Salvador Dalì in stile “Casa di carta”, scarpe da ginnastica, tuta, occhiali, guanti e una targa rubata da applicare ad un’altra moto. Il compenso pattuito da Grassonelli con il cinquantenne per portare a termine la missione di morte era di 20 mila euro. L’aspirante killer nel luglio scorso però, preferì tirarsi indietro per una serie di circostanze e restituì parte dei soldi. Non tutto. Mancavano altri 6mila euro, la somma richiesta appunto da Grassonelli che ha fatto poi scattare l’arresto per tentata estorsione.

Nelle settimane scorse Luca Adorno è stato riconosciuto colpevole, con sentenza definitiva, dei reati di detenzione abusiva di armi e munizioni, ricettazione, detenzione di arma clandestina e fabbricazione di esplosivi.

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Tags: estorsioneindagatiomicidio
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