Con l’elezione di Osvaldo Lo Iacono alla presidenza della Fondazione si apre la partita della direzione generale. Lo Statuto lega la durata del DG al Cda che lo ha nominato e quella del direttore artistico al DG. Già visionati alcuni curricula.
Con l’elezione del nuovo Consiglio di amministrazione della Fondazione Teatro Luigi Pirandello e la nomina di Osvaldo Lo Iacono alla presidenza, adesso c’è da mettere mano a uno degli incarichi più importanti della governance del Teatro: quello del direttore generale. E, secondo indiscrezioni, alcuni curricula sarebbero già stati visionati. C’è infatti un aspetto statutario che chiarisce anche la posizione di Alessandra Fiaccabrino e, a cascata, quella della direttrice artistica Roberta Torre.
L’articolo 9 dello Statuto stabilisce che il direttore generale viene nominato dal Cda e che il suo rapporto e la durata dell’incarico sono regolati contrattualmente, per un periodo comunque non superiore a cinque anni. Ma soprattutto, al comma 4.3, dispone espressamente che il DG «cessa dalla carica unitamente al C.d.A. che lo ha nominato».
Questo significa che con la cessazione del precedente Consiglio di amministrazione è cessato anche l’incarico di Alessandra Fiaccabrino, indipendentemente dalla scadenza contrattuale che sarebbe arrivata a novembre. E lo stesso Statuto disciplina in maniera altrettanto esplicita la posizione del direttore artistico. È il direttore generale che, sentito il Cda, nomina e revoca il direttore artistico e la norma aggiunge testualmente: «Il direttore artistico cessa dal suo incarico insieme al D.G. e può essere riconfermato».
Dunque anche Roberta Torre, sul piano statutario, ha cessato il proprio incarico insieme a Fiaccabrino. Questo non significa naturalmente che entrambe non possano essere confermate: anzi, lo Statuto contempla espressamente la possibilità di riconferma del direttore artistico. Ma perché ciò avvenga dovrà essere il nuovo assetto della Fondazione a compiere le scelte previste dallo Statuto.
La prima mossa spetta al nuovo Cda, perché è proprio il Consiglio ad avere il potere di nominare il direttore generale e determinarne l’eventuale compenso. Sarà poi il DG a intervenire sulla direzione artistica secondo il meccanismo previsto dall’articolo 9.
Ed è qui che la vicenda diventa anche politicamente interessante. Durante la fase di insediamento della nuova governance Roberta Torre era apparsa come uno dei punti di continuità più solidi, mentre adesso bisognerà capire quale sarà l’orientamento del nuovo Cda sulla direzione generale. Se Fiaccabrino dovesse essere confermata e, successivamente, Torre mantenuta alla direzione artistica, una parte importante della precedente struttura gestionale e artistica resterebbe dunque al proprio posto.
Una scelta assolutamente possibile sul piano statutario, ma che avrebbe anche una lettura politica. Michele Sodano aveva accompagnato il cambio del Cda parlando di “rinnovamento profondo”, merito, competenze e superamento delle vecchie logiche. Se il nuovo Cda dovesse decidere di ripartire proprio da Fiaccabrino e Torre, il messaggio sarebbe inevitabile: almeno su due delle figure più importanti della precedente governance, le scelte compiute da chi c’era prima erano evidentemente considerate valide anche da chi è arrivato dopo.
E forse è proprio questo il prossimo vero banco di prova del nuovo corso del Pirandello: capire dove finirà la discontinuità annunciata e dove, invece, comincerà la continuità dettata dalla qualità delle scelte precedenti. Leggi anche: Teatro Pirandello, Lo Iacono presidente: «Scelta per la presenza, la politica non c’entra»
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