I pubblici ministeri Bruno Brucoli, Gianluca De Leo e Maria Pia Ticino hanno chiesto la condanna di cinque dei sei imputati e una sanzione di 140 mila euro per una società . Sono le conclusioni della Procura di Palermo al processo, con rito abbreviato, scaturito dall’inchiesta che ipotizza un presunto giro di tangenti negli appalti pubblici alla Regione. Otto anni e 8 mesi di reclusione la richiesta per Carmelo Vetro, 41 anni, figlio dello storico capomafia di Favara Giuseppe; 8 anni di reclusione per il dirigente regionale Giancarlo Teresi, 68 anni; 6 anni per il funzionario regionale Francesco Mangiapane, 67 anni; 5 anni e 4 mesi per Salvatore Vetro, 38 anni, fratello minore di Carmelo; 6 anni e 8 mesi per Antonio Lombardo, 48 anni, cognato di Carmelo Vetro.
Sotto inchiesta anche la “An.Sa Srl”, societĂ di proprietĂ di quest’ultimo ma che, ipotizzano gli inquirenti, in realtĂ sarebbe stata gestita dal figlio del boss defunto. Per la societĂ la richiesta è stata una sanzione di 140 mila euro. Un altro imprenditore, Giovanni Aveni, 68 anni ha scelto invece la via del rito ordinario. La sua posizione processuale si separa dalle altre. Il processo riprenderĂ il 2 ottobre per le arringhe degli avvocati della difesa. Secondo l’accusa, Teresi avrebbe utilizzato il proprio ruolo per favorire gli interessi di Vetro, ricevendo denaro in cambio. Al centro degli accertamenti ci sono lavori di bonifica, dragaggio e ripascimento nei porti di Marinella di Selinunte, Scicli-Donnalucata e Terrasini.
L’ipotesi degli inquirenti è che Vetro, attraverso mazzette e regalie, abbia ottenuto lavori e appalti pubblici che non avrebbe potuto assicurarsi. Due gli episodi contestati. Nel primo caso, secondo l’accusa, Teresi avrebbe accettato una tangente di 1.500 euro per segnalare la società riconducibile al Vetro (ma intestata al cognato) alla ditta che aveva effettivamente vinto l’appalto per il trasporto in discarica di 400 tonnellate di posidonia. Nel secondo caso, invece, la tangente sarebbe stata di 8mila euro. In cambio dei soldi Teresi avrebbe favorito la ditta di Vetro non facendo i dovuti controlli. A Carmelo Vetro, inoltre, viene contestata anche la detenzione di armi.
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