Dov’è il teatro greco di Akragas? La teoria di Pietro Griffo e la sfida per Agrigento
Penso che la grande questione del teatro greco di Akragas potrebbe essere rilanciata dal nuovo sindaco di Agrigento. Sulla sua esistenza, a mio avviso, non ci sono dubbi.
A sostenerlo è innanzitutto la testimonianza di Frontino, che nella seconda metà del I secolo d.C. racconta come Alcibiade avrebbe pronunciato nel teatro di Akragas i suoi discorsi contro i Siracusani. A questo si aggiunge un dato storico significativo: Akragas fu patria di numerosi tragediografi, tra cui Empedocle, Archino, Carcino, Xenotimo, Xenarco e Xenocle, quest’ultimo capace perfino di imporsi su Euripide con una tetralogia. Anche Deinoloco fu autore di commedie. Una produzione teatrale così importante rende difficile immaginare una città priva di un proprio teatro.
La ricerca del teatro, tuttavia, dura da secoli. Già a metà del Settecento il Pancrazi pubblicò due volumi sostenendo che nell’area di San Nicola non potesse esistere alcun teatro. Una tesi ribadita nel 1887 sia dal Duca di Serradifalco sia dall’archeologo Schubring, che esclusero la presenza del monumento non solo a San Nicola, ma anche a Poggio Meta e San Leonardo.
Nel 1925 l’archeologo Pirro Marconi, incaricato e finanziato da Alexander Hardcastle, avviò una campagna di scavi proprio nell’area a nord del convento di San Nicola, con indagini anche molto profonde. I risultati furono però negativi.
Successivamente, il soprintendente Pietro Griffo riportò alla luce la cavea dell’Ekklesiasterion e i resti del Bouleuterion, senza trovare alcuna traccia del teatro.
Ancora oggi alcuni archeologi della Soprintendenza ritengono che il teatro possa trovarsi proprio nell’area di San Nicola e stanno proseguendo le ricerche. Ritengo, però, che questa sia una speranza destinata a rimanere tale.
A mio giudizio, infatti, a San Nicola il teatro non può esserci per almeno tre ragioni:
- Manca una pendenza naturale di almeno trenta gradi, indispensabile per garantire l’acustica e la visibilità tipiche dei teatri greci.
- Tutte le campagne di scavo effettuate nel corso degli anni hanno escluso la presenza del monumento.
- I Greci costruivano i teatri lontano dalle aree residenziali, come dimostra l’esempio di Siracusa, dove il teatro sorge a notevole distanza da Ortigia.
Esiste invece una tesi che condivido e che fu sostenuta anche da Pietro Griffo: il teatro potrebbe trovarsi nell’area di Ravanusella.
Qui, dopo l’829, si insediarono i Berberi portati dagli Arabi. La conformazione urbanistica del quartiere, che ricorda la Casbah di Algeri, potrebbe non essere casuale. L’ipotesi è che i Berberi abbiano edificato le proprie abitazioni sfruttando le strutture del teatro come fondazioni.
Del resto, lo stesso Pietro Griffo scriveva che «dimensioni e forme sembrerebbero bene adattarsi a quelle del monumento che noi cerchiamo».
Forse è arrivato il momento di riaprire il dibattito con un approccio nuovo. La ricerca del teatro di Akragas non rappresenta soltanto una sfida archeologica: significa riscrivere un capitolo fondamentale della storia della città e restituire ad Agrigento un tassello essenziale della sua identità.
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