Studenti in visita all’Italkali, ma la strada per raggiungerla è “pericolosa”

ItalkaliLa visita degli studenti dell’Istituto Scolastico Statale ‘E. Fermi’ di Racalmuto, nella mattinata del 31 maggio 2017, all’interno della miniera di sale ITALKALI, nonché dentro la raffineria e gli impianti di impacchettamento, è stata un’esperienza unica nel suo genere. Grazie alla cordiale ospitalità del direttore di una delle più importanti industrie estrattive d’Italia, Luigi Scibetta e dell’ing Giuseppe Bonfiglio, responsabile degli impianti esterni, gli alunni delle classi seconda e quinta dell’Istituto, hanno avuto modo di seguire l’intero ciclo produttivo del sito minerario di Racalmuto. A guidarli lungo questo percorso, veramente istruttivo, è stata la responsabile di sede, la prof.ssa Tiziana Messina ed alcuni insegnanti. Per recarsi sul posto è stato utilizzato il pullman, messo a disposizione dalla dirigente scolastica, la dott.ssa Elisa Casalicchio. Tutte quante le maestranze, i responsabili, i tecnici e gli operai degli impianti minerari di Racalmuto si sono messi a totale e completa disposizione di 45, tra studenti ed insegnanti. Al termine della visita è stato loro offerto un rinfresco, un cristallo di minerale ed un pacchetto di sale. L’unica nota stonata che ha, tra l’altro, destato non poche preoccupazioni all’autista dell’autobus, è stata il constatare che l’unica strada d’accesso che conduce alla miniera ed agli stabilimenti dell’ITALKALI, e cioè di una delle più grosse realtà imprenditoriali della Sicilia occidentale, della lunghezza di 5 chilometri, è totalmente dissestata e quasi del tutto impercorribile.

ItalkaliDi chi è la colpa, se della Regione o del Comune, poco importa. Sta di fatto che, nessuno si è ancora accorto, ormai da quasi un decennio che, dal paese dello scrittore Leonardo Sciascia, denominato anche ‘lu paisi di lu sali’, proprio utilizzando quel pezzettino di strada del tutto impervia, con molta fatica e grandissimo sprezzo del pericolo, partono decine di camion al giorno, migliaia ogni anno, carichi di oltre trenta milioni di pacchi di purissimo sale. Sale che viene lavorato e poi venduto, a grani od in polvere, iodato od aromatizzato ed in confezioni di qualsiasi pezzatura, per usi alimentari, nonché per altri svariati usi domestici ed industriali. ‘Oltre mille e trecento sono le catene di distribuzione in Italia ed all’Estero che commercializzano, all’ingrosso ed al dettaglio, il sale di Racalmuto e tra queste la CONAD, PENNY MARKET, DESPAR, MAXIDI’ e gruppo VÉGÉ’ ha avuto modo di sottolineare il direttore Scibetta Un dato che ha ulteriormente catturato l’attenzione degli studenti è davvero incredibile; ”nelle miniere e negli stabilimenti ITALKALI di Racalmuto e Petralia Sottana, viene prodotto il 70% del sale da cucina che si vende e si consuma in tutto il nostro territorio nazionale. La rimanete parte è sale marino, quale quello che si produce nelle suggestive saline di Trapani”. Ma c’è di più: ‘ le oltre mille tonnellate di sale estratto, raffinato ed impacchettato ogni giorno a Racalmuto, per le sue qualità organolettiche, è assai richiesto ed utilizzato dalle più prestigiose industrie alimentari italiane e straniere quali ad esempio la Barilla, la Cirio, la Doria, la Star, la Nestlé e la Simmenthal. C’è voluto qualche secolo, per raggiungere questi ragguardevoli traguardi’, ha inoltre aggiunto sempre il direttore della miniera, Gigi Scibetta, da circa 40 anni in forza all’ITALKALI e la cui passione per il suo lavoro è anche una questione, per così dire ereditaria: suo padre lavorava in miniera come capo mastro, mentre suo nonno è stato uno dei pionieri di quella che oggi è diventata l’attuale moderna industria estrattiva. A Racalmuto siamo partiti da lontano, quando nell’Ottocento veniva avviata la prima significativa attività estrattiva del sale, che veniva trasportato con i carretti. Il primo camion è entrato in miniera nel 1948, subito dopo la Seconda Guerra Mondiale. Ciò che recentemente purtroppo rattrista chi ha dato vita a tutto questo ben di Dio, ossia l’avvocato Francesco Morgante, azionista di maggioranza di questa prestigiosa società mineraria, nonché artefice di questo miracolo economico, tutto siciliano, è che più di qualcuno, per negligenza mista ad incapacità, a causa della mancanza di alcuni banali interventi di manutenzione, in un piccolo tratto di strada, sta praticamente rendendo inaccessibile quella che è una vera e propria oasi, in un deserto di povertà e sottosviluppo economico, qual è quello siciliano. Ed a nulla sono valse neanche le vibranti proteste, dell’estate scorsa, dei dipendenti e dei camionisti dell’ITALKALI che hanno dovuto fare ricorso ad un plateale blocco stradale. Le condizioni stradali proibitive di quel piccolissimo tratto di strada, costringono da anni i ‘padroncini’ di quegli autoarticolati, a trasportare in malo modo ed a loro rischio e pericolo, il prezioso ‘oro bianco’ di Racalmuto in giro per l’Italia e nel mondo. Tale colpevole disinteresse per l’imprenditoria che produce ricchezza e lavoro, da parte delle cosiddette ‘Autorità preposte’, ha amareggiato non poco, persino gli studenti e gli insegnanti del ‘Fermi’ che hanno constatato, come si suole dire ‘ictu oculi’, con i propri occhi cioè, direttamente e personalmente, di come sono costrette ad operare le aziende siciliane; anche quelle che sono il fiore all’occhiello della nostra Isola e che dovrebbero essere garantite e salvaguardate. E dire che lo scorso anno i vertici dell’ITALKALI, con l’avvocato Morgante in prima persona, si erano pure offerti di sistemare quella sciagurata strada a proprie spese, presentando persino il relativo progetto presso il comune di Racalmuto che, ad oggi, non è riuscito a trovare il modo per autorizzarli. Si tratta infatti di un intervento di manutenzione il cui costo si aggira attorno ai 300 mila euro; una bazzecola se consideriamo che stiamo parlando dell’ITALKALI, ossia un piccolo colosso imprenditoriale che meriterebbe ben altro rispetto, soprattutto in tempi di tragica crisi economica ed occupazionale, come quella che stiamo vivendo in Sicilia. Non si dovrebbe bistrattare in questo modo un’azienda che dà lavoro ad alcune centinaia di dipendenti e che opera interamente in Sicilia: tra Racalmuto, Milena, Realmonte, Porto Empedocle e Petralia Sottana. Per farvi un’idea, di che cosa stiamo parlando, basta pensare che, ad esempio, nel 2015, l’ITALKALI ha venduto 2 milioni di tonnellate di sale, fatturando 67 milioni di euro e commercializzando il 22% dei suoi prodotti all’Estero. Adesso da quei 60 chilometri di gallerie della miniera di Racalmuto, distribuiti su 12 livelli, fino ad una profondità di circa 300 metri sotto terra, delle gigantesche frese estraggono 100 tonnellate di sale ogni ora, che viene lavorato negli attigui stabilimenti, in cui, grazie ad una ventina di milioni di euro di investimenti, recentemente sono state installate delle nuovissime linee di produzione che utilizzano delle tecnologie innovative. Per i ragazzi del ‘Fermi’ di Racalmuto, ma anche per il corpo insegnante, constatare l’esistenza, nel proprio territorio racalmutese, di tale importantissima realtà produttiva, è stata una piacevole scoperta , al punto tale che, se l’ITALKALI è disponibile, per il prossimo anno scolastico, si cercherà di stipulare una convenzione per fare svolgere le attività di alternanza scuola-lavoro, relative al corso di Manutenzione ed Assistenza Tecnica, presso gli stabilimenti di quella che è, in tempi di vacche magre, per nostra fortuna, una delle più attive e prestigiose realtà imprenditoriali siciliane.