C’è una frase che più di altre rimane nella testa dopo aver ascoltato la lunga diretta Facebook del sindaco Michele Sodano dagli uffici del Comune di Agrigento: “Qua si lavora. Si lavora sempre, testa bassa, pancia a terra”.
Bene.
È una buona notizia.
Ma proprio perché si lavora, prima o poi bisognerà anche capire che cosa si è prodotto.
La diretta del sindaco, infatti, arriva quando i primi cento giorni dell’amministrazione non sono ancora trascorsi e sembra quasi voler anticipare quella che, un tempo, sarebbe stata la tradizionale conferenza stampa dei primi cento giorni.
Un appuntamento che aveva un significato preciso: il sindaco e gli assessori davanti ai giornalisti, un bilancio delle cose fatte, quelle in corso, quelle programmate e, soprattutto, le domande.
Già, le domande.
Perché una conferenza stampa non è una celebrazione dell’amministrazione. È un confronto.
Il sindaco parla, i giornalisti ascoltano, verificano, contestano quando necessario e chiedono spiegazioni.
Con i social tutto cambia.
Il sindaco accende la telecamera, entra negli uffici, presenta gli assessori, racconta quello che stanno facendo e quello che faranno. Il cittadino ascolta direttamente.
È una comunicazione più moderna? Certamente.
È più efficace? Spesso sì.
È però anche più comoda per chi governa.
Perché nessuno, durante una diretta costruita e condotta dall’amministrazione, può alzare la mano e chiedere: “Sindaco, ma questa cosa non era già prevista?”.
Nessuno domanda: “Quanto costa?”.
Nessuno interrompe per sapere: “Quando sarà finita?”.
Nessuno può chiedere: “E perché non avete ancora risolto quell’altro problema?”.
È la differenza, non secondaria, tra comunicare e confrontarsi.
Ed è qui che la diretta di Sodano diventa interessante anche dal punto di vista politico.
Perché, se la si ascolta con attenzione, si scopre che il vero protagonista del racconto non è tanto ciò che l’amministrazione ha già fatto, quanto ciò che sta programmando di fare.
Pulizia dei tombini prima delle piogge.
Scerbamento vicino alle scuole.
Manutenzione degli edifici scolastici.
Sterilizzazioni gratuite.
Centri per la famiglia.
Eventi natalizi.
Progetti europei.
Horizon.
Università.
Tutto importante.
Tutto condivisibile.
Ma quasi tutto, appunto, ancora da fare.
E qui bisogna stare attenti alle parole.
La programmazione è una cosa seria. Anzi, è probabilmente uno dei principali difetti della politica amministrativa italiana: troppe decisioni prese sull’emergenza e troppo poche programmate per tempo.
Dunque ben venga un’amministrazione che programma.
Ma un cronoprogramma non è un risultato.
Un atto di indirizzo non è un’opera.
Una candidatura a un bando europeo non è un finanziamento.
Una riunione non è una soluzione.
E dire che si stanno preparando gli eventi di Natale a settembre non significa avere già organizzato un buon Natale.
Significa aver cominciato a lavorarci.
Ed è esattamente questo che il giornalismo dovrebbe continuare a fare: distinguere ciò che è stato fatto da ciò che si intende fare.
Altrimenti rischiamo di trasformare ogni riunione in un risultato, ogni progetto in un’opera e ogni annuncio in un traguardo.
E Agrigento, francamente, di annunci ne ha già ascoltati parecchi nel corso degli anni.
C’è poi un’altra questione.
Il sindaco mostra gli assessori al lavoro, uno dopo l’altro. La fotografia che ne viene fuori è quella di una squadra impegnata, presente, affiatata.
È un’immagine che l’amministrazione ha tutto il diritto di proporre.
Ma anche qui resta una domanda: perché non ci sono tutti?
Nel video non compaiono gli assessori espressione del Partito Democratico.
Può essere una semplice coincidenza.
Può dipendere dagli impegni personali o istituzionali.
Può non significare assolutamente nulla.
Ma in politica le fotografie, qualche volta, raccontano più delle dichiarazioni.
E allora la domanda è lecita: è soltanto un caso oppure c’è qualcosa che non sappiamo?
Non lo sappiamo, appunto.
Ed è per questo che sarebbe interessante avere una risposta, anziché costruire interpretazioni.
C’è poi un passaggio della diretta che merita attenzione: quello sui giornalisti.
Non è una novità che la politica contemporanea preferisca spesso rivolgersi direttamente ai cittadini attraverso i social.
Lo fa la politica nazionale, lo fanno i presidenti, i ministri, i sindaci.
La comunicazione diretta è ormai diventata parte integrante del modo di governare.
Ma non dovrebbe sostituire il confronto.
E ad Agrigento, fino a oggi, il confronto diretto con i giornalisti da parte dell’amministrazione Sodano sembra essere stato piuttosto limitato.
Persino le domande sollevate attraverso articoli ed editoriali, quando sono critiche, non sempre ricevono una risposta pubblica.
Questo non è necessariamente un problema di comunicazione.
È soprattutto un problema di metodo.
Perché un’amministrazione non dovrebbe avere paura delle domande.
Neppure di quelle scomode.
Anzi, dovrebbe considerarle un’occasione per spiegare meglio le proprie scelte.
Il sindaco dice di voler costruire il futuro di Agrigento.
È un obiettivo ambizioso e, naturalmente, condivisibile.
Ma il futuro non si costruisce con le dirette Facebook.
Le dirette possono raccontarlo.
La comunicazione può accompagnarlo.
La propaganda, quando c’è, può persino abbellirlo.
Ma alla fine sarà la realtà a stabilire se quel futuro è stato costruito davvero.
E allora prendiamo sul serio l’invito alla pazienza fatto dal sindaco.
Aspettiamo.
Aspettiamo i lavori.
Aspettiamo le scuole sistemate.
Aspettiamo i tombini puliti prima delle piogge.
Aspettiamo i finanziamenti europei.
Aspettiamo i progetti trasformarsi in servizi.
Aspettiamo che il Polo universitario cresca davvero.
Aspettiamo di vedere se le promesse diventeranno risultati.
E soprattutto aspettiamo i primi cento giorni.
Non per festeggiarli.
Non per bocciare preventivamente l’amministrazione.
Ma per fare quello che dovrebbe essere normale in una democrazia: mettere a confronto ciò che è stato annunciato con ciò che è stato realizzato.
A quel punto il sindaco potrà fare un’altra diretta, oppure convocare una conferenza stampa.
Personalmente preferirei la seconda.
Perché davanti a una telecamera si può parlare per venti minuti.
Davanti ai giornalisti bisogna anche essere pronti ad ascoltare.
E forse è proprio questo che manca oggi.
Non una nuova diretta.
Un vero confronto.
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