Scelta del presidente della Repubblica: cresce “l’interesse”

A margine del dibattito sulla scelta del nuovo Presidente della Repubblica, cresce l’interesse popolare ed anche la tensione soprattutto tra quelli che devono scegliere.

E si sa che il popolo nella scelta del Presidente della Repubblica, secondo quanto stabilito nella Costituzione, non ha direttamente voce in capitolo, essendo tale compito riservato ai cosiddetti “grandi elettori”, cioè ad un collegio speciale  formato dagli attuali 630 deputati, 315 senatori a cui si aggiungono i senatori a vita e tre rappresentanti  per ognuna delle 20 regioni italiane, tranne la Valle d’Aosta che di rappresentante ne ha uno solo.

Persone tutte che, a suo tempo, in diverse occasioni sono state comunque elette dal popolo nel segreto dell’urna, tranne forse  qualche senatore a vita, nominato per “alti” meriti.

Un collegio speciale allora quello che si riunirà per la prima volta, il prossimo 24 gennaio,  con altre sedute che, se necessario,  seguiranno nei giorni seguenti, sino a quando, nell’osservanza delle procedure stabilite, non verrà eletto il Presidente.

Giustificabile ed anzi lodevole l’interesse dei cittadini per un momento così importante per il bene comune. Non sembra però che altrettanto possa dirsi su taluni atteggiamenti, comportamenti, affermazioni e  prese ufficiali di posizione, che su questo tema  si sentono  da parte di alcuni responsabili dei Partiti.

Certamente  questo è il bello ed il sale della democrazia  che consente anche di sentire valutazioni di ogni genere, in cui c’è chi dice tutto e altri che invece asserisce  il contrario di tutto, con punte anche  divertenti, da giudicare forse però, anche e  vere proprie  baggianate drammatiche se vere. Come ad esempio quella che leggo, in cui si dice che esponenti politici volgiano cogliere l’occasione  vivere un ruolo il “ruolo da kingmaker”;  oppure  che tra i due  Letta, zio e nipote, in politica legittimamente su due fronti contrapposti, cioè Gianni 86 anni, e nipote Enrico, 55  si ipotizza che “Se Gianni è stato il Richelieu di Berlusconi, Enrico è stato il Mazzarino di Prodi”. E non è solo questo! Perché non vogliamo proprio  parlare  di chi ipotizza pure, più o meno velatamente, chissà quali minacce  e disastri, a secondo della scelta che verrà fatta.

A giudizio di chi scrive, non estraniarsi e sapere capire, sicuramente  rafforza la democrazia, che deve trovare comunque, sempre ed in ogni occasione, eventualmente,  la capacità di difendersi democraticamente, senza  mai rinunciare a se stessa, trasformandosi in dittatura di pochi o di molti. Insomma pluralità di opinioni che democraticamente si confrontano e liberamente scelgono.

 

In scienza e coscienza ai grandi elettori si chiede di scegliere bene, mettendo da parte beghe personali e di partito, guardando unicamente al bene dell’Italia, sul piano interno con i problemi sul tappeto,  come su quello internazionale, che  specie in questo momento si presenta drammaticamente pericoloso, in diversi punti.

Nel caso concreto  di questi prossimi giorni, dato che  per l’elezione del nuovo Capo dello Stato, la responsabilità – nell’attuale ordinamento – è unicamente nelle mani dei  grandi elettori, faranno bene i cittadini, con le possibilità  democraticamente garantite,   ad ammonirli, invitandoli a scegliere bene optando veramente per la soluzione ritenuta migliore.

 

Ai cittadini l’intelligenza di capire …… e quando chiamati in causa rispondere nel segreto della cabina elettorale.

Perché questo è sempre il momento più alto e significativo della democrazia, ricordando che ognuno deve vivere il suo ruolo nel rispetto dei valori e principi della Costituzion. Che non deve subire e/o tollerare mai  forma alcuna di violenza, né prima ne dopo ogni elezione.