Il presidente uscente rompe gli indugi. Il centrodestra deve ancora trovare la sintesi, FdI tiene aperto il dossier. Dall’altra parte La Vardera prova a trasformare il successo di Agrigento in un modello regionale.
AGRIGENTO. La campagna elettorale per le Regionali del 2027 è ancora lontana, ma in Sicilia la partita è già cominciata. E Agrigento, dopo le ultime amministrative, si ritrova improvvisamente al centro della scena.
Renato Schifani ha fatto un passo avanti decisivo: il 19 settembre ha detto di considerare acquisito il proprio impegno a proseguire l’esperienza di governo e ha sostenuto che «praticamente tutta la coalizione» si è pronunciata per il bis. Una candidatura che il presidente considera dunque il naturale proseguimento del lavoro avviato, pur ricordando che manca ancora un anno al voto e che la scelta dovrà rispettare le regole.
Ma tra il desiderio del presidente e la decisione della coalizione resta ancora uno spazio politico.
Il centrodestra e il nodo FdI
Raffaele Lombardo ha espresso un sostegno molto netto a Schifani, ma ha anche avvertito che l’Mpa non accetterebbe una candidatura semplicemente «calata dall’alto».
La questione più delicata resta però quella di Fratelli d’Italia.
Il commissario regionale Luca Sbardella ha ribadito che la candidatura dovrà essere discussa al tavolo della coalizione e che l’obiettivo di FdI è individuare un candidato in grado di competere per la vittoria. Lo stesso Sbardella ha ricordato come le divisioni del centrodestra alle ultime amministrative abbiano prodotto conseguenze anche ad Agrigento, aggiungendo però che nel capoluogo, dopo il voto, il centrodestra avrebbe ritrovato un percorso unitario.
È un passaggio significativo: Schifani oggi è il candidato che sta costruendo più concretamente il proprio bis, ma la coalizione non ha ancora trasformato questa prospettiva in una scelta definitiva e condivisa.
Agrigento, il laboratorio
È qui che la vicenda regionale incrocia quella agrigentina.
La vittoria di Michele Sodano al Comune ha dato a Controcorrente di Ismaele La Vardera un argomento politico forte. Il movimento ha rivendicato il risultato come la dimostrazione che anche in una città tradizionalmente legata al centrodestra può affermarsi un’alternativa civica e progressista.
La Vardera non ha nascosto l’ambizione di trasformare Agrigento in un modello da esportare alle Regionali.
Ma qui c’è una precisazione importante. Il leader di Controcorrente non ha semplicemente messo se stesso sulla scheda. Agli Stati generali organizzati proprio ad Agrigento ha indicato Alessandro Onorato come candidato di Controcorrente alle eventuali primarie del campo progressista, lasciando aperta, in assenza di Onorato, l’ipotesi Giuseppe Conte.
Il messaggio, quindi, è più articolato di una semplice candidatura: Controcorrente vuole avere un ruolo nella scelta del candidato e nella costruzione della coalizione.
Il centrosinistra deve ancora trovare la formula
È il problema dall’altra parte del campo.
Pd, Movimento 5 Stelle, Avs, forze civiche e movimenti territoriali devono ancora stabilire perimetro, metodo e leadership.
I nomi circolati sono diversi, da Giuseppe Provenzano ad Anthony Barbagallo, da Nuccio Di Paola a Barbara Floridia e Giuseppe Antoci. La Vardera resta uno dei protagonisti più esposti del confronto, ma non esiste ancora una candidatura unitaria dell’intero schieramento.
Il risultato elettorale di Agrigento deve ora dimostrare se può diventare una formula politica replicabile su scala regionale.
E poi c’è De Luca
Sul tavolo c’è un’altra variabile: Cateno De Luca.
Il leader di Sud chiama Nord continua a muoversi autonomamente e ha già impostato il ragionamento sul «dopo-Schifani». Nel frattempo mantiene aperti i canali con interlocutori diversi.
La sua collocazione sarà uno dei dossier più complicati da affrontare.
Per il centrosinistra, un’eventuale intesa con De Luca potrebbe allargare il perimetro della coalizione, ma rischierebbe contemporaneamente di creare frizioni con alcune componenti. Per il centrodestra, invece, l’ipotesi di un dialogo con il leader di Sud chiama Nord aprirebbe un altro fronte di trattativa.
Ad Agrigento il problema è già emerso alle amministrative, quando Sud chiama Nord ha sostenuto una candidatura diversa da quella appoggiata da Controcorrente.
Forza Italia guarda alla provincia
Nel frattempo Forza Italia consolida la propria presenza sul territorio.
L’ingresso di Luigi Salvaggio nel gruppo azzurro all’Ars rafforza il partito nella provincia e si inserisce nella strategia con cui gli uomini di Schifani stanno preparando il terreno alle prossime Regionali.
È una partita che non si giocherà soltanto a Palermo. Il radicamento nelle province, i rapporti tra i partiti e la capacità di ricomporre le divisioni saranno altrettanto importanti.
E Agrigento, proprio per quello che è accaduto alle amministrative, è diventata un osservatorio privilegiato.
Non è ancora Schifani contro La Vardera
Ridurre oggi la sfida a un duello sarebbe prematuro.
Schifani ha scelto di uscire allo scoperto e punta al secondo mandato. Il centrodestra, però, deve ancora trovare una sintesi definitiva, soprattutto con Fratelli d’Italia.
Nel campo progressista, invece, il risultato di Agrigento ha dato forza a Controcorrente, ma la scelta del candidato resta aperta e passa anche dal rapporto tra partiti e movimenti civici.
E De Luca conserva una propria autonomia che può modificare il quadro delle alleanze.
Per ora, dunque, più che la sfida tra due nomi, è iniziata la battaglia per costruire le due coalizioni.
Ed è proprio per questo che Agrigento merita attenzione.
Qui il centrodestra ha conosciuto le proprie divisioni. Qui il fronte alternativo ha conquistato il Comune. Qui La Vardera ha convocato i suoi Stati generali e indicato una strada per il campo progressista. Qui, infine, i partiti sono chiamati a capire se le geometrie delle amministrative possono diventare quelle delle Regionali.
Il voto è ancora lontano. Ma la partita, ormai, è aperta.
E Agrigento potrebbe essere uno dei primi luoghi in cui si capirà che Sicilia politica arriverà al 2027.
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