Editoriale
C’è una differenza sostanziale tra amministrare una città e limitarsi ad occupare una poltrona. La differenza sta nella disponibilità ad assumersi responsabilità, ad affrontare i problemi anche quando sono scomodi e, soprattutto, a metterci la faccia.
In queste settimane, ad Agrigento, uno degli assessori che più si è esposto è senza dubbio Giuseppe Riccobene.
Lo ha fatto su un tema che nessuno vorrebbe gestire: quello del servizio idrico. Un settore dove i problemi si accumulano da anni, dove le responsabilità sono stratificate e dove ogni decisione rischia di attirare critiche da ogni parte.
Eppure Riccobene non ha scelto la strada più semplice, quella del silenzio o dello scaricabarile. Ha deciso di affrontare pubblicamente la questione, di raccogliere le segnalazioni dei cittadini, di dialogare con gli uffici e di sostenere una linea che oggi il Comune ha tradotto in atti concreti: diffide, contestazioni e l’annuncio di possibili sanzioni nei confronti di Aica.
Non significa che da domani spariranno le perdite idriche o che ogni strada sarà immediatamente ripristinata. Sarebbe irrealistico sostenerlo. Ma c’è una differenza importante tra convivere con un problema e decidere finalmente di affrontarlo.
Le immagini della piazzetta Caratozzolo, a San Leone, dove due ripristini stradali eseguiti con criteri completamente diversi raccontano meglio di tante parole ciò che i cittadini vedono ogni giorno, rappresentano il simbolo di una situazione che non può più essere considerata normale.
Per troppo tempo ci siamo abituati a cantieri lasciati aperti, asfalto provvisorio diventato definitivo, perdite d’acqua ignorate e ripristini eseguiti senza alcuna attenzione al decoro urbano. Come se tutto fosse inevitabile.
Invece non lo è.
Se oggi il Comune decide di alzare il livello dello scontro istituzionale, di pretendere il rispetto delle regole e di difendere il patrimonio pubblico, compie un atto che va nella direzione giusta. Perché le strade appartengono ai cittadini e chi le manomette ha il dovere di restituirle nelle stesse condizioni in cui le ha trovate.
Il lavoro di un assessore, però, non si misura soltanto dai risultati immediati. Si misura anche dal coraggio di affrontare questioni che per anni sono rimaste irrisolte, mettendo in discussione prassi consolidate e pretendendo standard più elevati.
Su questo fronte Giuseppe Riccobene sta dando un segnale chiaro.
Naturalmente saranno i fatti, nei prossimi mesi, a dire se questa linea produrrà i risultati attesi. Ma una cosa è già evidente: qualcuno ha deciso di smettere di considerare normale ciò che normale non è.
Ed è da qui che, spesso, iniziano i cambiamenti.
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