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Home » Sciacca » Pesca, a Sciacca è allarme per i commercianti: «Senza di noi il pescato resta in banchina»

Pesca, a Sciacca è allarme per i commercianti: «Senza di noi il pescato resta in banchina»

2 Ottobre 2026
in Sciacca
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La crisi del comparto ittico di Sciacca non colpisce soltanto i pescatori. Commercianti, grossisti, intermediari e trasportatori denunciano di essere ormai in forte difficoltà e contestano l’esclusione dai ristori pubblici previsti dal bando regionale FEAMPA “Caro Carburante”. Confcommercio Agrigento chiede alla Regione di intervenire e avverte: «Senza i commercianti il pescato resta in banchina».

A lanciare l’allarme sono il presidente provinciale di Confcommercio Agrigento Gero Niesi e il presidente della delegazione di Sciacca Giuseppe Caruana.

Al centro della vertenza c’è il bando regionale “Caro Carburante”, che mette a disposizione 17,1 milioni di euro per compensare l’aumento dei costi energetici, ma che, secondo quanto evidenziato dall’associazione di categoria, limita gli aiuti al segmento della cattura, lasciando fuori commercializzazione, conservazione, logistica e distribuzione.

Per Confcommercio si tratta di una distinzione che non tiene conto del funzionamento dell’intera filiera. Dopo lo sbarco, infatti, sono le imprese che si occupano della conservazione, della catena del freddo, della lavorazione e del trasporto a consentire al prodotto di raggiungere mercati, ristoranti e consumatori.

Una situazione resa ancora più difficile, sostiene l’associazione, dalla diminuzione del pescato locale, dai periodi di fermo biologico e dall’aumento dei costi aziendali. Spese che continuano a gravare sulle imprese anche quando la disponibilità di prodotto diminuisce: dagli impianti frigoriferi ai depositi, fino a carburante, contributi, tasse e tributi.

«Siamo di fronte a un punto di rottura non più reversibile – afferma Gero Niesi –. Chiediamo una presa di coscienza reale, concreta e immediata da parte del Governo regionale, dei deputati dell’Ars e dei rappresentanti europei. Dietro questa crisi ci sono padri di famiglia che, insieme ai propri dipendenti, rischiano seriamente di non poter più portare il pane a casa».

Niesi contesta soprattutto la separazione tra i diversi anelli della filiera: «Non è tollerabile che si dividano artificialmente pescatori e commercianti. La crisi colpisce tutti».

Sulla stessa linea Giuseppe Caruana: «È necessario ricordare un dato logistico inconfutabile: senza il lavoro dei commercianti e dei trasportatori, il pescato si ferma sulla banchina del porto. È grazie al lavoro delle imprese che il pesce fresco arriva sulle tavole dei consumatori, nelle cucine dei ristoranti e nella distribuzione».

Confcommercio Agrigento ha quindi formalizzato un’istanza di riesame indirizzata al commissario europeo per la Pesca Costas Kadis, agli europarlamentari della circoscrizione Italia insulare e ai vertici della Regione Siciliana, oltre che alla deputazione agrigentina all’Ars.

Tre le richieste avanzate: riesaminare il bando “Caro Carburante” includendo la filiera a valle della pesca, riprogrammare le risorse residue del FEAMPA 2021-2027 prevedendo indennizzi diretti e introdurre misure fiscali in grado di alleggerire i costi della catena del freddo e della logistica.

La questione è stata sottoposta anche al Comune di Sciacca, con la richiesta di un intervento del sindaco, del presidente del Consiglio comunale Ignazio Messina e delle forze politiche presenti in aula.

Al momento, riferisce Confcommercio, non sarebbero arrivate risposte alle richieste avanzate. Da qui l’allarme dell’associazione, che teme conseguenze non soltanto per le singole attività commerciali, ma per l’occupazione e per l’intera filiera ittica di Sciacca.

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