Un duro colpo al fenomeno dello sfruttamento della manodopera nelle campagne agrigentine è stato messo a segno a Ribera. Nell’ambito di un’articolata attività ispettiva finalizzata al contrasto del caporalato in agricoltura, i carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro (Nil) del Comando provinciale di Agrigento, in stretta sinergia con i militari della locale Tenenza di Ribera, hanno fatto scattare una denuncia a piede libero, alla Procura di Sciacca, nei confronti di un imprenditore cinquantenne.
L’uomo è ritenuto responsabile dei reati di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. L’operazione ha permesso di accertare una sistematica condotta vessatoria ai danni di un lavoratore straniero. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori dell’Arma, il titolare dell’azienda agricola avrebbe approfittato del marcato stato di bisogno del bracciante, costringendolo a sottostare a pesanti prevaricazioni quotidiane.
L’uomo non solo veniva impiegato per turni massacranti ben oltre l’orario consentito, subendo la totale privazione del riposo settimanale, ma era anche obbligato a risiedere in un alloggio degradante. Oltre alle pesanti contestazioni penali per caporalato, il controllo ha portato alla luce un quadro di assoluta inadempienza sul fronte della tutela della salute dei lavoratori presenti sul luogo di lavoro.
All’imprenditore sono state infatti contestate numerose e gravi violazioni specifiche, tra cui: l’omessa redazione del Documento di Valutazione dei Rischi (Dvr), la mancata nomina del Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (Rspp), l’omessa sottoposizione del dipendente alla sorveglianza sanitaria obbligatoria, a mancata consegna dei Dispositivi di Protezione Individuale (Dpi) e l’omessa attività di formazione e informazione sui rischi lavorativi. Applicate sanzioni a carico del cinquantenne per complessivi 25.000 euro.
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