Commemorazione dei defunti: siamo tutti sollecitati a riflettere tra futuro e speranza

Oggi, commemorazione dei defunti, siamo tutti sollecitati, quasi  automaticamente,  anzitutto a ricordare e  rivedere quanti hanno camminato  e vissuto prima di noi,  dandoci la vita e poi ci hanno accompagnato. Ma questa memoria ci fa pure contemporaneamente  capire  che non siamo soli, ma siamo una famiglia, un popolo con un suo vissuto, un suo presente ed un suo futuro.

Andando indietro a rivedere quello he è successo nella nostra vita, contestualmente ci proiettiamo nel futuro, e quindi è un giorno oggi anche di speranza. E fra memoria e speranza, il pensiero di una terza dimensione, quella della strada che dobbiamo percorrere e come fare a percorrerla senza  commettere almeno gravi errori, difficili poi da riparare  e comunque finire  fuori strada.

Questa nostra generazione, dopo le atrocità della seconda guerra mondiale  sul finire della prima metà del secolo scorso, specie in Europa,  in Italia e non solo, ha scelto la via della democrazia, conquistata a frutto di sacrifici e di sangue. In Italia il riferimento è soprattutto agli anni 1943-45 cosiddetti della guerra di Liberazione, quando, nell’Europa-ovest, Italia compresa,  bisognava liberarsi dall’incubo nazifascista; e mentre nell’Est dell’Europa si commettevano crimini di massa non meno gravi da parte del comunismo-stalinista; crimini che la storia  si è incaricata  successivamente di far conoscere e documentare.

I credenti oggi invocano dall’alto la forza non solo di non perdere la memoria di popolo, ma invocano e nutrono anche la speranza di non rimanere chiusi in se stessi,  di non cadere negli errori del passato, di non sbandare,  per poi possibilmente trovarsi in sentieri pericolosi, senza via d’uscita.

Sicuramente c’è  da allarmarsi per una certa ondata disumana di “odio politico” che oltre a cercare di scardinare la democrazia,  sfocia in sentimenti primitivi di una disumanità, che forse già l’uomo delle caverna aveva imparato a superare.

Per scendere al concreto! Nei giorni scorso abbiamo preso atto dell’unanime condanna dell’assurda violenza  dei cosiddetti “no-vax” che hanno vandalizzato la sede del Sindacato operaio di Roma.

Mentre ieri sera, in riferimento alla bocciatura da parte del Parlamento del Ddl Zan, abbiamo visto alla TV alcune centinaia di giovani, che a Milano, sollevando un grande striscione con una scritta a caratteri cubitali, gridavano in coro ripetutamente: “La nonna partigiana ce l’ha insegnato che uccidere un fascista non è reato”.

Si può avere anche rabbia per una decisione non condivisa del Parlamento, che liberamente ha votato,  ma con parole e comportamenti simili si mortificano i tanti sacrifici della Resistenza e dell’autentica  cultura partigiano-repubblicana.

La stessa democrazia  è chiamata direttamente in causa, e sicuramente troverà il modo come efficacemente intervenire, per tutelare il bene sommo della libertà, in tutti i suoi aspetti.