Non solo giornali ma tanto altro. Viaggio nelle edicole storiche della città

L’edicola del campo sportivo, è la prima che s’incontra, arrivando in città dal ponte Morandi.
Qui si trova il chiosco, in lamiera, di Aldo Grisafi, l’edicolante di 66 anni, che da quaranta, ogni giorno, chiuso al suo interno, pazientemente serve la clientela; quella di passaggio e gli affezionati di sempre che abitano nel rione.
“Sono qui dal 1984 – racconta Grisafi – e questa edicola l’ho progettata io. Ho predisposto tutto come se fosse la mia seconda casa. Dopo tutti questi anni, ormai fa parte del paesaggio!”.
“Viaggio” nelle edicole della città dei templi, quelle che continuano, nonostante la crisi dell’editoria, a sopravvivere con i proventi della vendita di giornali e periodici. Questi sono luoghi un po’ fantastici e un po’ démodé, ma sempre aggreganti, perché ci si ritrova ogni mattina, li davanti, per commentare le notizie del giorno.
“La lettura del giornale è la preghiera del mattino dell’uomo moderno” sosteneva Georg Wilhelm Friedrich Hegel, anche se, purtroppo al giorno d’oggi, con la crisi che sta vivendo l’editoria, non è più così.
Queste edicole, che ricordano i fasti del tempo passato, non hanno mai smesso di aprire la mattina presto, all’arrivo del furgone della distribuzione, con i pacchi di giornali e riviste. E gli stessi edicolanti non hanno mai smesso di disporre in bella mostra i quotidiani locali e nazionali, sistemando le riviste patinate dentro le vetrine, in attesa degli acquirenti. Una vita passata a conteggiare e a segnare sul borderò, le copie di giornali e riviste in arrivo, e a ritornare le “rese” al distributore. Che da anni a questa parte, quest’ultime, purtroppo, sono sempre maggiori.
Dopo la chiusura dell’altra edicola, poco zonale, quella che operava in via Manzoni, Aldo Grisafi è rimasto l’unico a servire i lettori in quella parte della città.
Sono sempre meno, comunque, gli edicolanti che persistono in un’attività non troppo remunerativa anche e soprattutto per via del calo di vendite della carta stampata; siamo ormai alla fine di un’epoca in cui ormai, tutti o quasi, l’informazione, le notizie se la vanno a cercare sul digitale.
Un tempo, in città, le edicole attive, comprese quelle nelle borgate e a San Leone, erano quasi cento. Adesso sono ridotte a poche decine, però si sono organizzate al meglio, per poter continuare a sopravvivere.
Non solo giornali è il motto di tanti, ma anche un’infinità di altra merce che “tira”: gadget, pupazzetti, giocattoli in busta, palline e palloni, penne, occhiali da dieci euro, biglietti degli autobus e via di questo passo.
“E’ cambiato un po’ tutto – dice Grisafi. – Ci sono giornali e riviste che continuano ad andare, come ad esempio “La Settimana Enigmistica” (ne vendo cinquanta copie a settimana) e taluni personaggi dei fumetti, ma da tempo punto su altro. Devo dire che mi diverto, le persone mi piacciono e durante le ore di apertura riesco sempre a conversare un po’ con i miei clienti che conosco uno per uno”.
Dalla zona dello Stadio Esseneto a Porta di Ponte, cuore della città. Qui l’edicola si trova accanto alla fermata dell’autobus ed è quella storica, perché si trova lì, praticamente da sempre. Quanto meno dal 1948, da quando, dopo la guerra, venne ripresa la pubblicazione e la distribuzione dei giornali. Fu proprio da questa edicola, e da quella di via Atenea di Giugiù De Leo, che iniziarono nel dopoguerra ad arrivare a Giurgenti le prime copie dei giornali nazionali e a volte, perfino copie di quelli esteri, in ritardo di qualche giorno.
Anche questa edicola centrale, è organizzata al meglio, con nuovi spazi per fare posto ai prodotti per i più piccoli, che poi, sappiamo, sono i bimbi quelli che nelle edicole, tra pianti e capricci, comandano. Oltre ai giornali e alle riviste, qui si possono trovare giocattoli e pupazzetti mentre i papà o i nonni, possono pagare comodamente le bollette online o fare le ricariche telefoniche.
Anche l’edicola Veneziano, al pari di quella di Porta di Ponte è di vecchia data; 1973. E’ un chiosco rettangolare grigio scuro, frequentato soprattutto dagli impiegati degli uffici pubblici. Siamo in piazza Vittorio Emanuele, davanti al palazzo della Questura-Prefettura e Angelo, da uno sportello laterale, passa i giornali e le riviste, ai clienti. Lui, l’edicola l’ha ereditata da suo padre, e continua a portarla avanti con grande passione.
Al giorno d’oggi l’edicola è diventato un luogo di servizi, non soltanto più, un negozio di strada. Per andare avanti bisogna adeguarsi. Un tempo giornali e riviste “andavano (quasi) come il pane”; adesso il numero delle copie dei giornali viene stabilito in base al venduto. Ed è un calcolo abbastanza teorico. Eppure nonostante i progressi della tecnologia e i cambiamenti nelle abitudini delle persone, ci sono ancora articoli richiestissimi che si possono trovare solo nelle edicole. Ad esempio le figurine e gli album dei calciatori. Anche le romantiche edicole quindi, soffrono, ma non demordono!
“Io ne ho ancora per un anno poi dovrei chiudere e andare in pensione – rivela Aldo Grisafi . – ma se mollo io che verrà al mio posto? Al mio “chioschetto” ci sono affezionato e mi sa che continuerò a rimanere chiuso qui dentro per qualche altro tempo ancora a servire i miei affezionati clienti che ostinatamente rimangono fedeli al proprio quotidiano o rivista di carta”.
In conclusione, quando non vedremo più le edicole stracolme di giornali e riviste, come di fatto capita già in tanti luoghi importanti della città, come ad esempio la stazione ferroviaria, Agrigento sarà destinata a diventare sicuramente più triste e meno vivibile, oltre che culturalmente più povera!
LORENZO ROSSO