Quattro anni in meno per il presunto capo della famiglia mafiosa di Burgio. La Corte d’appello di Palermo ha rideterminato in 10 anni di reclusione la pena nei confronti di Giovanni Derelitto, accogliendo parzialmente il ricorso nel processo celebrato con il rito abbreviato nato dall’inchiesta che, l’8 marzo del 2024, ha fatto scattare il blitz dei carabinieri del Comando provinciale di Agrigento, nella zona della Quisquina con la notifica di sette ordinanze di custodia cautelare per associazione a delinquere di tipo mafioso e altri reati.
Nessuna modifica, invece, per la posizione di Alberto Provenzano, al quale i giudici hanno confermato la condanna a 10 anni e 8 mesi di reclusione. Per l’accusa avrebbe ricoperto un ruolo di primo piano all’interno dell’organizzazione. L’inchiesta ha fatto luce sul mandamento di Burgio e Ribera e sulle famiglie di Lucca Sicula e Villafranca Sicula e ha svelato non soltanto le dinamiche interne alle cosche ma anche i tentativi di infiltrazione nelle amministrazioni locali e il tentativo di inquinamento delle elezioni a Villafranca Sicula.
L’indagine, sviluppatasi tra l’aprile 2021 e luglio 2023, è nata in seguito all’omicidio di Vincenzo Corvo, 52enne ucciso a fucilate nell’aprile 2020 a Lucca Sicula. L’attività investigativa, pur non individuando al momento gli autori del delitto, ha permesso di evidenziare la piena operatività dell’associazione, documentando numerose riunioni finalizzate ad acquisire in modo diretto e indiretto la gestione e il controllo di attività economiche, appalti e servizi pubblici, per realizzare profitti e vantaggi ingiusti, intervenendo sulle amministrazioni locali.
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