I pubblici ministeri della Direzione distrettuale antimafia di Palermo hanno chiesto la condanna di sei imputati nel processo scaturito dall’inchiesta che, l’8 marzo del 2024, ha fatto scattare il blitz dei carabinieri del Comando provinciale di Agrigento, nella zona della Quisquina con la notifica di sette ordinanze di custodia cautelare per associazione a delinquere di tipo mafioso e altri reati. Richiesti 18 anni di reclusione per Salvatore Imbornone, 65 anni, di Lucca Sicula, ritenuto il capo dell’intero mandamento; 14 anni per Francesco Caramazza, 52 anni, di Favara; 12 anni per Antonino Perricone, 54 anni, di Villafranca Sicula; 4 anni e 6 mesi per Nicolò Riggio, 59 anni, di Burgio; 3 anni e 4 mesi per il consigliere comunale di Lucca Sicula Gabriele Mirabella.
Nello stralcio abbreviato, giunto al secondo grado di giudizio, sono stati condannati a 14 anni di carcere il boss Giovanni Derelitto, ritenuto il capo della famiglia mafiosa di Burgio, e Alberto Provenzano (10 anni e 8 mesi), considerato il braccio destro del capomafia. L’inchiesta ha fatto luce sul mandamento di Burgio e Ribera e sulle famiglie di Lucca Sicula e Villafranca Sicula e ha svelato non soltanto le dinamiche interne alle cosche ma anche i tentativi di infiltrazione nelle amministrazioni locali e il tentativo di inquinamento delle elezioni a Villafranca Sicula.
L’indagine, sviluppatasi tra l’aprile 2021 e luglio 2023, è nata in seguito all’omicidio di Vincenzo Corvo, 52enne ucciso a fucilate nell’aprile 2020 a Lucca Sicula. L’attività investigativa, pur non individuando al momento gli autori del delitto, ha permesso di evidenziare la piena operatività dell’associazione, documentando numerose riunioni finalizzate ad acquisire in modo diretto e indiretto la gestione e il controllo di attività economiche, appalti e servizi pubblici, per realizzare profitti e vantaggi ingiusti, intervenendo sulle amministrazioni locali.
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