Appalto Mosella, nove indagati: perquisizioni in Comune e nelle abitazioni
L’inchiesta della Procura di Agrigento ipotizza, a vario titolo, trasferimento fraudolento di valori, turbativa d’asta, truffa aggravata e induzione indebita. Sotto la lente l’appalto da 3,2 milioni di euro per la manutenzione della strada Mosella.
La Procura di Agrigento accende i riflettori sull’appalto da oltre 3 milioni di euro per il rifacimento della strada Mosella. All’alba di oggi la Squadra Mobile della Questura ha eseguito una serie di perquisizioni nelle abitazioni e negli uffici di nove indagati, acquisendo fascicoli, documentazione cartacea, computer, telefoni cellulari e altri dispositivi elettronici. Gli agenti, coordinati dal vicequestore Vincenzo Perta, hanno effettuato accertamenti anche negli uffici del Comune di Agrigento.
L’inchiesta, coordinata dal procuratore capo Giovanni Di Leo e dal sostituto procuratore Annalisa Failla, ruota attorno ai lavori di manutenzione straordinaria della Mosella, l’arteria che collega la strada statale 640 alla statale 115. I reati contestati, a vario titolo, sono trasferimento fraudolento di valori, turbata libertà degli incanti, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche e induzione indebita a dare o promettere utilità.
Nel registro degli indagati figurano gli imprenditori favaresi Antonino Milioti, 46 anni, Dino Caramazza, 45 anni, Federica Caramazza, 37 anni, e Calogero Valenti, 50 anni, dipendente di una delle imprese coinvolte. Indagati anche due funzionari del Comune di Agrigento, l’architetto Gaspare Triassi, 63 anni, e Vincenzo Galletto, 66 anni, oltre all’ingegnere Salvatore Castaldo, 51 anni, all’architetto Alessandro Rizzo, 43 anni, e a Giovanna Palillo, 30 anni, dipendente di Milioti e titolare di un’altra impresa.
Secondo la ricostruzione della Procura, al centro della vicenda vi sarebbe la Andiva Srl, società che gli investigatori ritengono sia stata costituita appositamente dagli imprenditori Milioti e Caramazza e formalmente intestata ai presunti prestanome Giovanna Palillo e Calogero Valenti. La società avrebbe partecipato alla gara insieme alla EdilRoad e alla Cargroup, aggiudicandosi il 16 febbraio scorso l’appalto da 3,2 milioni di euro.
Per gli inquirenti, la nuova società sarebbe stata utilizzata per consentire ai reali gestori di ottenere l’affidamento dei lavori sotto una diversa intestazione, eludendo eventuali controlli collegati alla normativa antimafia e alle misure di prevenzione. L’ipotesi di turbativa d’asta viene contestata a Milioti, Dino e Federica Caramazza, Valenti, Palillo e al funzionario comunale Gaspare Triassi.
A Triassi e al collega Vincenzo Galletto viene contestata anche la truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Secondo l’accusa avrebbero alterato il computo metrico relativo agli interventi di bitumazione della strada per un importo superiore a 400 mila euro, inducendo in errore la stazione appaltante e procurando un vantaggio economico.
L’ingegnere Salvatore Castaldo, incaricato della direzione dei lavori, e l’architetto Alessandro Rizzo rispondono invece dell’ipotesi di induzione indebita a dare o promettere utilità. Per la Procura, Castaldo, pur essendo a conoscenza delle presunte irregolarità contestate alla Andiva, avrebbe ritardato gli ordini di servizio e le lavorazioni necessarie in cambio dell’affidamento di una consulenza da oltre 100 mila euro in favore del cognato Rizzo.
Sulla vicenda è intervenuto anche il sindaco di Agrigento, Michele Sodano, precisando che gli accertamenti riguardano fatti antecedenti all’insediamento dell’attuale amministrazione comunale.
«Abbiamo appreso delle perquisizioni in corso questa mattina – afferma il primo cittadino –. Assicuriamo la massima collaborazione alla magistratura e alle forze dell’ordine. Confidiamo che ogni aspetto venga chiarito nell’interesse della città e dei cittadini. Ben vengano gli accertamenti dell’autorità giudiziaria laddove vi siano anomalie da verificare: fare piena luce sui fatti è un dovere verso Agrigento e un segnale di trasparenza nei confronti della comunità».
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