Maddalusa senza acqua, Catania attacca l’ATI e chiama in causa il sindaco Sodano: «Serve un’ordinanza urgente»
Il consigliere comunale torna all’attacco dopo il parere dell’ATI AG9 del 30 ottobre. Una nuova relazione dell’avvocato Alessandro Gerardi contesta l’interpretazione delle norme sulle autobotti e indica tre interventi immediati: ordinanza sindacale di 60 giorni, registro speciale per le forniture fuori rete e stop a nuove consulenze legali esterne.
AGRIGENTO – Non si chiude lo scontro sulla fornitura di acqua potabile ai residenti di contrada Maddalusa. Il consigliere comunale Fabio Catania contesta la risposta dell’ATI AG9 del 30 ottobre e rilancia la richiesta di un intervento immediato del Comune per garantire il quantitativo minimo vitale anche ai cittadini che abitano in immobili privi di regolare titolo edilizio.
A sostegno della propria posizione, Catania presenta una nuova nota di approfondimento dell’avvocato Alessandro Gerardi, che giudica la risposta dell’ATI «elusiva, immotivata e smentita dagli stessi atti convenzionali d’ambito».
Il punto centrale della contestazione riguarda la distinzione tra allaccio alla rete idrica e fornitura mediante autobotte.
«L’articolo 48 del Testo Unico dell’Edilizia vieta gli allacci fissi agli immobili abusivi, non la vendita e il trasporto mobile con autobotte dell’acqua necessaria alla sopravvivenza umana», sostiene Catania, richiamando le conclusioni del legale.
La contestazione all’ATI: «L’autobotte non è un allaccio»
Nella risposta del 30 ottobre, l’ATI aveva respinto la proposta di modificare il regolamento e istituire un registro speciale temporaneo per le forniture fuori rete, sostenendo la necessità di rispettare i requisiti contrattuali e le disposizioni vigenti.
L’ente aveva tuttavia indicato nelle ordinanze contingibili e urgenti delle autorità competenti lo strumento per affrontare eventuali situazioni di emergenza sanitaria o di ordine pubblico.
Secondo la ricostruzione dell’avvocato Gerardi, questa interpretazione sarebbe incompleta. Il legale richiama infatti l’Addendum alla Convenzione di gestione, che distingue il trasporto e la vendita di acqua con autobotte dalle attività ordinarie del servizio idrico integrato.
Per Catania, dunque, non sarebbe necessario modificare le norme nazionali né sanare gli immobili: basterebbe disciplinare una fornitura temporanea destinata esclusivamente alle persone, senza alcun collegamento stabile alla rete.
Si tratta di un’interpretazione giuridica sostenuta dal consigliere e dal suo legale, sulla quale permane una diversa posizione dell’ATI.
I 50 litri al giorno e l’ordinanza scaduta
La questione riguarda soprattutto i residenti di Maddalusa esclusi dalle precedenti misure emergenziali.
Il 17 luglio il sindaco aveva emanato un’ordinanza per garantire, attraverso autobotti comunali o della Protezione civile, 50 litri di acqua per abitante al giorno, limitando però l’intervento ai nuclei familiari con particolari condizioni di fragilità.
Il provvedimento, della durata di tre mesi, è scaduto il 17 ottobre.
Catania chiede adesso di estendere la possibilità di approvvigionamento anche ai residenti non fragili, consentendo loro di acquistare a proprie spese l’acqua e il servizio di trasporto.
Una soluzione che, secondo il parere legale, permetterebbe di tutelare le esigenze igienico-sanitarie senza attribuire alcuna legittimazione agli immobili eventualmente abusivi.
Le tre mosse proposte da Catania
Il consigliere indica un percorso articolato in tre interventi.
Il primo riguarda il Comune, chiamato a sottoporre il parere già depositato agli atti all’Avvocatura comunale e agli uffici competenti, evitando, secondo Catania, il ricorso a un ulteriore consulente legale esterno.
Il secondo prevede un’ordinanza sindacale urgente di 60 giorni, subordinata agli accertamenti sanitari e agli altri presupposti di legge, per consentire ai residenti di Maddalusa di acquistare il quantitativo minimo vitale attraverso autobotti autorizzate.
Il terzo riguarda l’ATI AG9, alla quale viene chiesta la convocazione urgente dell’Assemblea per valutare l’istituzione di un registro speciale temporaneo per le forniture idriche fuori rete.
Il meccanismo proposto prevede l’intestazione della fornitura alla persona fisica, la tracciabilità attraverso ticket SMS, il limite di 50 litri giornalieri per abitante e il pagamento dei costi da parte dell’utente.
Il registro dovrebbe inoltre contenere una clausola esplicita per escludere qualsiasi effetto di sanatoria edilizia.
Catania: «Basta rinvii, servono decisioni»
Nel comunicato il consigliere contesta anche l’ipotesi di ricorrere a un nuovo incarico legale esterno, ritenendo sufficiente il parere già acquisito dal Comune, da sottoporre alla valutazione degli uffici.
«Inutile e a rischio danno erariale spendere soldi pubblici per un nuovo consulente esterno», afferma Catania, che sollecita il sindaco a intervenire e l’ATI a convocare rapidamente l’Assemblea.
Il riferimento al possibile danno erariale costituisce una valutazione del consigliere, non un’irregolarità accertata.
La questione torna dunque sul tavolo del sindaco Michele Sodano e dell’ATI AG9. Da una parte resta il problema del rispetto delle norme che regolano le forniture idriche agli immobili privi di titolo edilizio; dall’altra, la necessità di garantire condizioni igienico-sanitarie adeguate alle persone che vivono stabilmente a Maddalusa.
La nuova iniziativa di Catania non risolve il contrasto interpretativo, ma pone una richiesta precisa alle istituzioni: verificare se esistano le condizioni giuridiche e sanitarie per consentire, almeno temporaneamente, l’approvvigionamento idrico essenziale anche ai residenti attualmente esclusi.
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