LION. Il film del viaggio, del nóstos e della famiglia. (nostra recensione)

Di @SeleneBonsignor

Lion – La strada verso casa è il nuovo film diretto dal regista australiano Garth Davis, con un cast eccezionale composto da Dev Patel, attore inglese noto al pubblico per The millionaire di David Boyle, voluto come protagonista dalla Weinstain Company. Tra gli altri attori si distingue Nicole Kidman, che interpreta la madre adottiva di Saroo.

Lion è tratto da una storia vera, quella di Saroo Brierley autore di A Long Way Home, il romanzo della sua incredibile storia. il richiamo ad una realtà vera sembra opportuno, perché se non ci fosse stato questo richiamo la storia narrata nel film sarebbe apparsa assurda.

La trama si articola in due momenti. Il primo, contrassegnato dal tema del viaggio e dell’avventura, solo di scorcio finisce per denunciare la povertà che ancora oggi attanaglia l’India, malgrado sia considerata la quinta potenza mondiale, con una un’elevata concentrazione della popolazione. È in questa prima parte che il protagonista si presenta allo spettatore e lo inizia alla sua incredibile storia attraverso un viaggio, durante il quale gli fa conoscere la famiglia e le difficoltà del vivere quotidiano su uno sfondo fatto di paesaggi colorati e panorami mozzafiato, che nascondono insidie e misteri. Saroo vive insieme al fratello maggiore Guddu, ad una sorella più piccola e alla madre in una delle zone più povere dell’India, la provincia di Khandwa. Goddu si arrangia con qualche lavoretto ed è l’idolo del più piccolo Saroo, che vorrebbe seguirlo ovunque. Malgrado le riluttanze e le resistenze di Guddu, Saroo riesce a convincerlo a seguirlo in una delle sue avventure serali. Vinto però dalla stanchezza, si addormenta sulla panchina di una vicina stazione ferroviaria, dopo che Guddu gli ha promesso di ritornare a prenderlo. Ma dopo ore Guddu non si vede e Saroo, sperduto in un posto che non conosce e disperato, non trova nulla di meglio che andarlo a cercare nei vagoni di un treno che nel frattempo si è fermato alla stazione. Ma il treno presto riparte via senza che lui abbia il tempo di scendere e continua ad andare avanti per ben 1600 km, fermandosi solo a Calcutta. Saroo, senza sapere una parola di Bengalese, trascorre la maggior parte del suo tempo a fuggire anche dai trafficanti di organi di bambini, ma finisce in un orribile orfanotrofio, dal quale verrà fuori solo grazie alla bontà di una colta signora, che lo presceglie per affidarlo ad una coppia in adozione nella lontana Tasmania, isola dell’Australia.

Comincia in questo modo la seconda parte del film, dominata dalle sensazioni e dalla pacatezza derivata dalla serenità della nuova vita di Saroo, che ora vive nella bellissima isola con la sua agiata famiglia adottiva, che lo fa crescere nel modo migliore. Sono proprio i nuovi genitori che riescono a farlo sentire molto amato e desiderato infatti, spiegano a Saroo che la sua adozione non è legata all’impossibilità della coppia di avere figli, ma ad una scelta consapevole di carattere sociale e umanitario, che fa riememrgere il tema del sovrappopolamento del pianeta.

Saroo ora ha 25 anni, è un uomo molto forte, sicuro di sé, raggiante e molto affascinante, conosce Lucy e gli amici di lei, di cui alcuni sono indiani come lui. Ad una cena con loro riprova la sua cucina tipica, e tra le tante trova i jalebi, dolce tipico della sua regione. Quel sapore innesca in Saroo un turbamento insostenibile, che fa emergere il motivo del nóstos, della nostalgia impagabile che attanaglierà Saroo fino al momento in cui prenderà coscienza di tornare a casa dalla sua vera famiglia.

Da quanto emerge attraverso la descrizione della trama, comprendiamo che Lion al di là di essere il romanzo del viaggio è anche e soprattutto il film del nostos, della nostalgia e del dolore generato dalla mancanza, sopita dall’amore profondo dato al piccolo dai genitori adottivi, che sono in grado di regalare al piccolo ciò di cui ha più bisogno, la famiglia. La nostalgia per la propria casa, la propria terra stimola è latente nell’animo di Saroo, che inesorabilmente prova un’irrequietezza dettata dal desiderio di rivedere i propri cari. Il bisogno di amore familiare è quello che ci aiuta a dare un senso alla nostra vita, che ci dà la forza per fronteggiare le difficoltà, anche quando queste sembrano insormontabili, ed è la famiglia quella per la quale siamo in grado di trovare la forza di lottare, anche per difenderla. Ed è la famiglia che trionfa alla fine del film.

Programmazione cinema Agrigento: www.cinemaagrigento.it



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