L’anima degli animali.

Credo proprio che tutti gli animali mostrino una certa intelligenza, così come noi la concepiamo in riferimento alla nostra specie. Non certo al nostro livello, ovviamente: questa tipica spocchia esclusivamente umana di sentirci in ogni caso superiori! Sono d’accordo che gli animali, in quanto tali, siano in grado di “apprendere”. E alla base dei buoni apprendimenti, della crescita cognitiva, delle relazioni e del “proprio” percepirsi sia come individui sia come “facenti parte”, cosa c’è? Le emozioni, comunque intese. Se ne potrebbe arguire che, se gli animali mostrano una certa qualche intelligenza, gioco forza devono per forza provare anche emozioni. Non siamo ancora abituati a questo tipo di deduzioni. Soprattutto qualche filosofo, e persino qualche teologo, se ne potrebbero risentire. Alcuni etologi, come lo statunitense Mark Bekoff (Professore emerito di ecologia e biologia evolutiva nel Colorado), la pensano invece esattamente così. Intanto, ci fanno notare che la capacità di usare strumenti non è prerogativa esclusivamente umana: le cornacchie mettono le noci sulla strada in attesa che passi un’automobile a schiacciarne il guscio. Ma la coscienza? La coscienza di sé, gli animali, ce l’hanno? “La definizione di coscienza è complicata e ci sono diverse visioni. Se vogliamo, l’unica persona che siamo sicuri sia cosciente siamo noi stessi. Ma secondo molti ricercatori ci sono prove a favore della coscienza degli animali” (Helen Proctor, World Society for the Protection of Animals). Oltre a provare emozioni, alcune scimmie sono capaci di scambiare denaro per cibo. Altre specie di scimmie accudiscono i figli morti. E moltissime specie mostrano ciò che noi umani abbiamo imparato a chiamare empatia, compassione, e persino moralità. Sono talmente tante le prove biologiche, da aver spinto alcuni neuroscienziati a redigere nel 2012 la cosiddetta Dichiarazione di Cambridge, nella quale si legge: “… gli umani non sono gli unici a possedere i substrati neurologici che generano la coscienza; li hanno anche gli animali non umani, includendo tutti i mammiferi e gli uccelli, e molte altre creature, inclusi i polpi”. Emozioni, personalità, organizzazione sociale, empatia, accudimento, adulterio e questioni di potere sono ben presenti tra le specie animali quasi quanto nella nostra. Whiskey, sesso e rock’n roll! E non sembri una battuta: molti animali gustano i piaceri dell’ebrezza. E anche del sesso. I bonobo, per esempio, una specie di scimmia note come “scimpanzè pigmeo” o “scimpanzè nano”,sono bisessuali e usano il sesso, oltre che per provare piacere, anche per intessere le loro relazioni sociali. E poi si vede che il sesso li fa stare proprio bene. E io che pensavo di essere unico al mondo. Quasi quasi ne provo invidia. A proposito, anche gli animali provano sentimenti negativi.

Le cose ovvie non sono per forza vere, e molte cose vere non sono affatto ovvie” (JLD) Il dubbio è un gran bell’esercizio, ma il cervello comunque sa discernere diversamente: “Scienze della mente: il cervello sa se uno stimolo è buono o cattivo prima ancora di sapere di che cosa si tratta”. E come? Forse perché la mente sente, non pensa soltanto, e i sentimenti implicano qualcosa in più del pensiero. Decido di fare una piccola passeggiata, giù in strada, giusto per sgranchirmi le gambe. Faccio così poco movimento fisico, ultimamente. Salire e scendere le scale un paio di volte mi farà bene. il tempo di aprire il portoncino, e mi trovo davanti il mio amico Sotirio che porta a spasso il suo timido barboncino. Lo saluto, guardo il cane e saluto pure lui; “Caio, Pipetto”. Nome curioso ma simpatico. Al femminile sarebbe un problema, secondo me. Pipetto mi guarda e mi abbaia, ma comprendo perfettamente che anche lui mi sta salutando ed è contento di vedermi. Sotirio è uno che la sa lunga. E vedendo la mia intesa con Pipetto mi rifila a bruciapelo una strana domanda: “Ma secondo te, ciò che è valido per gli uomini, è valido anche per gli animali?” Strana domanda. All’apparenza, almeno. E poi perché proprio questa domanda? Misteriose connessioni telepatiche – sarebbe meglio dire empatiche – a volte si realizzano. Devo risponderti subito?” “Ma no, scherzavo. Ciao, scappo, Pipetto reclama”. E se ne va, trascinato dal guinzaglio del suo cane, senza nemmeno darmi il tempo di spiegargli che … La domanda però, mi è rimasta in mente collegandosi ai miei ragionamenti di prima, e necessita dunque di una risposta. Comincio a elaborare un mio ragionamento interiore che ha tutta l’aria di un soliloquio. Noi umani, prima di diventare coscienti e verbali, siamo stati a lungo inconsci e non verbali. Esattamente come Pipetto, come tutti gli animali. Questo vuol dire che a un certo punto della nostra evoluzione abbiamo superato una certa soglia che ci ha fatto “entrare” nella coscienza. E abbiamo cominciato a comunicare, fino a sviluppare una serie di complesse elaborazioni simboliche che chiamiamo “linguaggio”. Gli animali, anche se li chiamiamo appunto “animali”, non hanno nulla di simile a quello che per noi è l’anima, perché sono dentro stereotipi comportamentali dettati dagli istinti. E la caratteristica del nostro essere umani, appunto, è proprio la mancanza di istinti. Noi, per sopravvivere, abbiamo bisogno di imparare, di apprendere, ma la presenza degli istinti non ce lo permetterebbe. La nostra capacità di umani consiste appunto nel saperci adattare, a qualunque situazione e latitudine, proprio perché non siamo dentro i “comportamenti” prestabiliti dagli istinti. I quali sono degliautomatismi rigidi che costringono a un pre-determinato comportamento, senza consentirne altri, per cui gli animali si adattano in quanto specie a quello specifico ambiente, grazie anche a mutazioni genetiche in singoli individui, ma che non permettono per esempio a un orso polare di adattarsi a un altro territorio che non sia almeno simile all’Artico. Anzi, cambiando le condizioni ambientali, gli orsi polari rischiano seriamente l’estinzione. Per cui, in riferimento agli Umani, persino Freud preferì parlare di pulsioni, e cancellò dalle sue trattazioni la parola istinto appunto per questa sua presunta estraneità all’Umano. È quanto dicono alcuni filosofi, in realtà. In effetti noi, in quanto Umani, abbiamo sempre ragionato considerandoci una specie del tutto esclusiva. E fino a un certo punto lo abbiamo dato per scontato. Gli animali non hanno, ovviamente, la nostra stessa consapevolezza di avere una Coscienza. Così come non sono consapevoli di provare emozioni. Tuttavia, l’essere animale può riguardarci come stato precedente all’umano. Risalgo a casa rimuginando sull’”anima” degli animali. Sfoglio Google,https://timflach.com/work/more-than-human … Immagini da un libro di Tim Flach, More Than Human, Più che umano. Ma allora è un’ossessione! Tim Flach è un fotografo del tutto speciale che ritrae gli animali per sottolinearne gli atteggiamenti che potremmo definire mimico-facciali, e cogliendone soprattutto le somiglianze con le espressioni umane. Qualcosa sta complottando, non so se a favore o contro di me. in ogni caso oggi non avrei mai immaginavo di conversare con me stesso su questi argomenti. Tuttavia mi incuriosisce davvero. In qualche modo questo libro smentisce la storia degli istinti animaleschi, che a volte anche noi umani affibbiamo a qualcuno della nostra specie, proprio quando non sa gestire le proprie emozioni e le azioni deleterie che ne derivano. Vi si parla anche di un test che consiste nello studiare il comportamento di acluni animali davanti a uno specchio: gli elefanti, i bonobi, ma anche i delfini, per esempio, quando si guardano allo specchio si riconoscono. I nostri “piccoli” cominciano a riconoscersi allo specchio a partire dai diciotto mesi di vita circa. Questo semplice test costringe a riformulare le nostre convinzioni sugli animali, la cui “mente” non sembra affatto essere guidata soltanto da quegli automatismi invariabili e stereotipi che continuiamo a chiamare istinti. In realtà molte specie animali, tra cui gli uccelli – e dunque specie non necessariamente “prossime” a noi, così come invece sono le scimmie antropomorfe – hanno una complessa vita sociale e di relazione, che sembra essere addirittura indipendente dalla conformazione anatomica cerebrale, così come noi siamo abituati a pensarla nella sua classica ripartizione di MacLean, che nei mammiferi evoluti, cioè i primati, distingue paleo-corteccia, archeo-corteccia e neocorteccia, quest’ultima tipicamente affinatasi nella nostra specie umana nel corso dell’evoluzione come substrato anatomico delle funzioni cognitive superiori. In sinesi, che gli animali provino emozioni non sembra ci siano più dubbi. Anche Pipetto, il cane di Sotirio, a pensarci, esprime sicuramente gioia quando mi vede: mi accoglie, e io mi sento davvero accolto. Con un abbaio. Ma anche quando ringhia se qualcuno invade il suo spazio. E soprattutto quando guaisce se soffre. Lo percepisco perfettamente ed è come se volesse farlo capire. Quando si dice: gli manca la parola! Cani, ca ti talìu e mi ari omu, cchiù ti talìu e cchiù omu mi pari, diceva il mio vecchio amico poeta-falegname di Naro, Pietro Gueli Alletti.