I giudici della Corte d’Assise di Agrigento hanno inflitto la condanna a 21 anni di reclusione nei confronti di Angelo Di Falco, il quarantenne di Palma di Montechiaro accusato dell’omicidio del fratello Roberto Di Falco, di 38 anni, rimasto ucciso a conclusione di una sparatoria avvenuta nel piazzale di una rivendita di auto al Villaggio Mosè. Il palmese è stato riconosciuto colpevole di una particolare fattispecie di reato, quella di omicidio “per errore” e anche di tentato omicidio ai danni di uno dei figli del commerciante.
Il pubblico ministero Gaspare Bentivegna aveva chiesto una pena di 25 anni. Il verdetto riguarda il processo ordinario celebrato separatamente da quello degli altri due palmesi accusati di avere partecipato all’aggressione. In primo grado, con rito abbreviato, erano già stati inflitti 14 anni e 4 mesi di reclusione a Calogero Zarbo, 43 anni, e 13 anni e 3 mesi a Domenico Avanzato, 39 anni, accusati di omicidio come reato non voluto e tentato omicidio in concorso.
Secondo l’impianto accusatorio, Angelo Di Falco avrebbe raccolto e puntato la pistola contro il figlio del rivenditore, ma l’arma si sarebbe inceppata. La vicenda risale al 23 febbraio del 2024. Roberto Di Falco è stato ucciso dopo che il commerciante di auto – che lo avrebbe truffato acquistando vetture con degli assegni scoperti – aveva reagito a un brutale pestaggio da parte dello stesso Di Falco, del fratello e dei due amici.
Il gruppo era partito da Palma di Montechiaro con il chiaro proposito di compiere una spedizione punitiva. Durante la colluttazione il titolare dell’attività commerciale ha deviato d’istinto la canna della pistola impugnata dalla vittima, facendo partire il colpo mortale.
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