La Scelta di Tony: consigliere per 15 minuti, poi lascia l’aula. «La mia libertà vale più della sedia» La Scelta di Tony Colapinto: giura da consigliere e dopo 15 minuti si dimette
LAMPEDUSA. 15 minuti, poco più. Il tempo di giurare, prendere la parola, spiegare le ragioni di una scelta e lasciare quella stessa sedia appena occupata.
Antonino “Tony” Colapinto, editore della testata Lampedusa in 2 minuti, è stato consigliere comunale di Lampedusa e Linosa per una manciata di minuti. Entrato in aula come primo dei non eletti dopo le dimissioni del suo predecessore, ha prestato giuramento e, subito dopo un lungo intervento, ha annunciato e consegnato le proprie dimissioni.
Una scelta che Colapinto lega innanzitutto alla volontà di preservare la propria libertà e indipendenza come giornalista ed editore, ma anche a una netta presa di distanza politica dal progetto con il quale si era candidato alle ultime amministrative.
«Dal punto di vista morale non voglio sporcare il mio ruolo di editore di Lampedusa in 2 minuti con quello di consigliere comunale. Ritengo che da giornalista al servizio della gente abbiamo fatto e possiamo fare molto di più di quello che avrei potuto fare da consigliere comunale», ha spiegato Colapinto.
Una scelta, appunto. E La Scelta era proprio il nome della lista a sostegno del candidato sindaco Totò Martello nella quale Colapinto si era candidato.
Adesso il seggio dovrebbe passare a Vincenzo Partinico. Se accetterà il subentro, il pescatore lampedusano, considerato vicino a Martello, resterà in carica fino al maggio 2027, quando terminerà l’attuale consiliatura e le Pelagie torneranno alle urne.
«La mia libertà vale più di questa sedia»
Nel suo intervento Colapinto ha spiegato di avere scelto di entrare formalmente in Consiglio e prestare giuramento perché non riteneva corretto rinunciare alla carica attraverso una semplice comunicazione via Pec.
«Ho ritenuto doveroso entrare in quest’aula, prestare giuramento e parlare davanti a questa istituzione e alla comunità. Adesso lascio questo incarico per coerenza».
Poi il passaggio centrale:
«Lo lascio per difendere la mia libertà, la mia indipendenza e il diritto di continuare ad ascoltare e raccontare, senza vincoli né padrini politici, le esigenze dei cittadini delle Pelagie».
Colapinto rivendica il lavoro svolto attraverso Lampedusa in 2 minuti, raccontando di essere stato in questi anni tra la gente, raccogliendo problemi e disagi e chiedendo risposte alle istituzioni.
Ma le sue dimissioni hanno anche una motivazione esplicitamente politica.
«Alle ultime elezioni ho chiesto la fiducia dei cittadini candidandomi in un progetto guidato da colui che oggi ricopre il ruolo di capo dell’opposizione. Da quella guida politica prendo le distanze in modo netto, pubblico e definitivo. Rinnego politicamente quella scelta».
Colapinto sostiene che avrebbe potuto restare in Consiglio dichiarandosi indipendente, ma di avere deciso di non utilizzare i voti ricevuti per mantenere una carica all’interno di una linea politica nella quale non si riconosce più.
«Gli elettori mi hanno dato la loro preferenza in quel progetto politico. Per rispetto verso di loro, non userò quei voti per conservare una carica in nome di una linea politica che non condivido e che non intendo rappresentare».
Le accuse alla politica delle Pelagie
Prima di lasciare l’aula, Colapinto ha utilizzato quei pochi minuti da consigliere per mettere in fila alcune delle questioni che, a suo giudizio, avrebbero dovuto trovare maggiore spazio nel dibattito politico delle Pelagie: sanità, assistenza ai malati e agli anziani, disabilità, disagio giovanile, droga, continuità territoriale, trasporti, problemi di Linosa e servizio idrico.
Particolarmente duro il giudizio sull’opposizione, accusata di essere stata troppo spesso silenziosa sui problemi più seri delle isole e molto più presente quando il confronto politico ha riguardato interessi ed equilibri di potere.
«Un ex sindaco non può comportarsi come se la storia del Comune fosse cominciata il giorno successivo alla sua sconfitta elettorale. Non basta cambiare banco per cancellare il passato».
Nel mirino anche l’assenza di un sistema istituzionale stabile per la trasmissione delle sedute del Consiglio comunale. Colapinto ha ricordato che negli anni prima Libera Espressione e successivamente Lampedusa in 2 minuti hanno garantito lo streaming, chiedendo ogni volta l’autorizzazione preventiva.
Da qui la richiesta al Comune di dotarsi di un proprio sistema di streaming, registrazione e archiviazione delle sedute, oltre che di una pagina social istituzionale.
Martello: «C’era incompatibilità». Colapinto contesta
Sulla vicenda è intervenuto Totò Martello, secondo il quale alla base delle dimissioni ci sarebbe anche una questione di incompatibilità tra il ruolo di consigliere comunale e quello di editore di una testata giornalistica.
Una ricostruzione che Colapinto respinge, sostenendo che tale incompatibilità non sussisterebbe poiché Lampedusa in 2 minuti non riceve e non avrebbe mai ricevuto contributi pubblici dal Comune di Lampedusa e Linosa.
Resta il valore politico e simbolico di una scelta certamente inconsueta. E restano soprattutto alcune parole pronunciate prima di abbandonare definitivamente quella sedia:
«Una sedia in Consiglio comunale non si misura dal tempo trascorso a occuparla, ma dal numero di cittadini ai quali si riesce a dare voce».
E ancora:
«La mia libertà vale più di questa sedia. La mia coerenza vale più di questa carica».
Parole forti, condivisibili o meno, che vanno oltre la complicata dialettica politica di Lampedusa e Linosa e possono rappresentare un monito per tanta politica locale: una carica pubblica non è un punto d’arrivo, né una posizione da difendere a ogni costo. È uno strumento per rappresentare i cittadini.
Tony Colapinto ha scelto di rinunciarvi dopo appena pochi minuti, sostenendo di poter continuare a servire la propria comunità meglio facendo il giornalista.
Bravo Tony.
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