La Conferenza S. Vincenzo di Favara presenta il bilancio del 2021.

La Conferenza S. Vincenzo di Favara presenta il bilancio del 2021.

Lo fa, come al solito, con la stampa di un numero unico di giornale a quattro facciate che domani, domenica 30 gennaio, sarà distribuito gratuitamente in tutte le Messe che si celebrano nelle nove Chiese  Parrocchiali della Città, così come nelle due  Rettorie di S. Lucia (Collegio i Maria) e S. Antonio (Convento dei PP. Francescani ofm).

Il numero unico oltre ad  informare dettagliatamente la cittadinanza dell’attività svolta nell’anno già passato, dà anche  la possibilità di indicare nelle linee di fondo il cammino pastorale che si intende seguire, in comunione con  la Chiesa locale, che lo scorso ottobre ha iniziato il cammino sinodale, secondo le direttive di Papa Francesco.

E la prima pagina del numero unico, oltre a presentare una relazione complessiva del lavoro svolto nel 2021,  è tutta dedicata a riflessioni di carattere formativo, per cercare di vivere al meglio lo spirito vincenziano nella concretezza della problematica realtà favarese. Per  la quale si fa osservare che “mai come quest’anno si è reso necessario ascoltare, il grido dei poveri”.

E questo non è il solo pensiero che in questa pagina merita l’attenzione.  Tra l’altro si porta a pubblica conoscenza che la Conferenza, assecondando le recenti direttive del dicastero vaticano per i Laici, che ha fissato un limite temporale per quanti all’interno di Associazioni  esercitano ruoli di governo, si comunica l’avvicendamento del Presidente.

Al Presidente prof. Salvatore Fanara che ha proficuamente servito la Conferenza per tanti anni, è subentrato nel ruolo di servizio come presidente, il prof. Lillo Ceresi, al quale si formulano i migliori auguri accompagnati dalla preghiera. Anche con questo avvicendamento nelle cariche,  secondo le direttive papali, – si dice nel giornale – “…la Conferenza S. Vincenzo di Favara vuole vivere appieno l’Anno del Sinodo, voluto da Papa Francesco”.

Ricordiamo che la Conferenza di Favara è nata nella Chiesa di S. Vito  nel 1928, il 14 settembre (festa dell’esaltazione della Croce), con  una Santa Messa propiziatrice per l’opera caritativa che stava per sorgere, — a  cui, parteciparono i giovani del Circolo Giovanile  cittadino “A.Manzoni” con  l’ Assistente Spirituale del tempo, Sac.  Filippo Iacolino(divenuto poi vescovo di Trapani), che era anche Rettore della Chiesa di S. Vito, (parrocchia nel 1935) —  sulla spinta di don Gaetanino Micciché Mendola, uomo esemplare per fede e carità cristiana.

Dopo la partecipazione alla S. Messa celebrata da don Filippo Iacolino, uscendo dalla Chiesa di S. Vito, e passando per la Chiesa Madre, per informare della cosa l’Arciprete Pirrera, quelle persone ed altre iniziarono la “marcia della carità”, distribuendo “quarantadue lire fra tredici persone, con un minimo di una lira ed un massimo di cinque”. E così, da quella prima “marcia” , di anno in anno, sempre con lo stesso stile di incontrare, avvicinare, conoscere e visitare le persone bisognose e   le loro famiglie, di anni ne sono passati 93; e quello che inizia in questo 2022  è il 94mo. E sin dalla sua costituzione, la Conferenza   ha scelto come suo protettore, S. Giovanni Bosco, grande figura di educatore,  apostolo dei poveri e dei giovani, la cui festa liturgica è fissata il giorno successivo alla diffusione del Giornale, cioè il 31 gennaio.

Dopo la prima, le altre tre pagine del giornale sono tutte dedicate al rendiconto finanziario minuziosamente dettagliato delle entrate e delle uscite. Con un quadro chiaro di raffronto  di tutti  i 93  anni precedenti.  Nel 2021 le entrate sono state di euro 33.577,94 e le uscite di euro 19.967,66

Le cifre, rapportate agli altri anni, compreso l’anno precedente, ci dicono  che bisogna intensificare l’impegno e la generosità, anche in rapporto alla particolare situazione pandemica.

Per questo, in prima pagina, l’invito eloquente e significativo  a non abbassare la guardia sulla frontiera della solidarietà, mentre è in corso un aumento  della povertà, in conseguenza della pandemia non ancora definitivamente debellata.

E tra le beatitudini ripensate per il cristiano di oggi, tra l’altro, si suggerisce “di evitare ogni doppiezza di cuore”, “sognando il bene anche in mezzo al male”, “di seminare  germi di riconciliazionecostruire fraternità …. “non temere di andare controcorrente…senza lasciarsi frenare  dalle incomprensioni e dagli ostacoli…”.