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Home » Cronaca » Elezione a Santuario Diocesano di San Giovanni Gemini: celebrazione e devozione millenaria

Elezione a Santuario Diocesano di San Giovanni Gemini: celebrazione e devozione millenaria

19 Settembre 2026
in Cronaca
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Una giornata destinata a occupare un posto speciale nella storia religiosa e civile di San Giovanni Gemini. La Chiesa Madre di San Giovanni Battista è stata ufficialmente elevata a Santuario Diocesano di Gesù Nazareno, sancendo in maniera solenne una devozione che da generazioni rappresenta uno dei tratti più profondi della fede e della tradizione di San Giovanni Gemini, Cammarata e dei numerosi centri del territorio che, soprattutto nei giorni della festa, guardano al Nazareno con particolare venerazione.

A presiedere la solenne celebrazione è stato l’Arcivescovo di Agrigento, Monsignor Alessandro Damiano, affiancato dal parroco e arciprete di San Giovanni Gemini, Don Gianluca Arcuri, dai presbiteri della diocesi, dai seminaristi e dai ministranti, grandi e piccoli. Alla celebrazione hanno preso parte anche numerose autorità civili e militari, tra cui il Questore di Agrigento Palumbo e il Presidente del Libero Consorzio Comunale di Agrigento Pendolino, insieme a una straordinaria partecipazione di fedeli.

La processione e l’incoronazione del Nazareno

Il momento centrale della giornata è stato preceduto dal raduno in Piazza Purrello, dove si sono riuniti sacerdoti, seminaristi, ministranti, rappresentanti delle istituzioni e una moltitudine di fedeli. Da qui è partita la processione diretta verso la Chiesa Madre, preceduta dal Comitato dei festeggiamenti di Gesù Nazareno. Durante il percorso, a turno, i seminaristi hanno portato la preziosa corona d’oro di Gesù Nazareno, un oggetto diventato nel tempo uno dei simboli più significativi della devozione della comunità. La corona è infatti frutto della generosità del popolo e rappresenta anche la memoria delle grazie e dei favori attribuiti all’intercessione del Nazareno. Particolarmente intenso è stato il momento dell’ingresso nella Chiesa Madre. È stato lo stesso Arcivescovo Damiano a prendere la corona e a percorrere con essa la navata centrale, accompagnato dallo sguardo commosso dei fedeli. Arrivato davanti all’altare, l’Arcivescovo ha consegnato la corona al parroco Don Gianluca Arcuri, che ha compiuto il gesto dell’incoronazione del simulacro di Gesù Nazareno. Un momento accolto dalle grida festanti della folla e da una forte emozione collettiva. L’incoronazione ha rappresentato così il culmine visibile di una devozione maturata lungo generazioni e custodita dalla comunità come parte integrante della propria identità religiosa.

Il Decreto di elevazione: la Croce al centro della vita cristiana

Nel corso della celebrazione è stato dato lettura del Decreto di elevazione a Santuario, affidata al Cancelliere della Curia, Don Giuseppe Morreale. Il documento, firmato dall’Arcivescovo Alessandro Damiano, si apre con una citazione del Vangelo secondo Giovanni: “Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto” (Gv 19,37). Nel Decreto viene richiamato il valore fondamentale della Croce nella vita cristiana e viene evidenziata la particolare devozione che il popolo di Dio ha sempre manifestato nei confronti del mistero della Passione di Cristo. L’atto richiama inoltre l’obiettivo di accrescere l’amore verso il Signore Crocifisso e di promuovere il bene delle anime attraverso l’annuncio della Parola di Dio, le celebrazioni liturgiche e il sacramento della riconciliazione. L’elevazione della Chiesa Madre a Santuario assume dunque un significato che va oltre il riconoscimento formale: diventa l’affidamento di una missione pastorale e spirituale a un luogo già da tempo considerato punto di riferimento per la devozione al Nazareno.

L’omelia dell’Arcivescovo: una fede che attraversa le generazioni

Nella sua omelia, Monsignor Damiano ha ripercorso il profondo legame tra la storia della devozione a Gesù Nazareno e la storia stessa di San Giovanni Gemini e Cammarata, ricordando anche la presenza dei fedeli provenienti dai paesi vicini che, durante i giorni della festa, raggiungono il paese in pellegrinaggio per pregare davanti al Nazareno. L’Arcivescovo ha fatto riferimento alla tradizione popolare legata al ritrovamento del grande Crocifisso nei pressi di un antico pozzo e ha sottolineato come, nel corso dei secoli, la comunità abbia saputo rendere visibili, attraverso l’arte, l’architettura e le manifestazioni religiose, i segni della propria fede. Il carro trionfale a candelone, le candele, le bandiere, i diversi simboli della festa e il pellegrinaggio scalzo al pozzo di Gesù Nazareno costituiscono, in questa prospettiva, una sorta di patrimonio della fede popolare, capace di passare di generazione in generazione senza perdere il proprio significato. Particolare attenzione è stata dedicata alla piccola fiammella portata dai fedeli durante il pellegrinaggio. Una luce che, nelle parole dell’Arcivescovo, rappresenta la fede: una fede che può essere anche “tremolante a volte”, ma proprio per questo autentica, capace di esprimere contemporaneamente ringraziamento e fiducia nel Nazareno Crocifisso. Monsignor Damiano ha quindi richiamato una significativa espressione di Monsignor Petralia, secondo la quale, se fosse possibile leggere nel cuore dei sangiovannesi, vi si troverebbe certamente scolpito il nome di Gesù Nazareno. Anche la corona d’oro, protagonista della celebrazione, è stata letta dall’Arcivescovo come un segno concreto della generosità del popolo e come memoria delle grazie e dei favori ricevuti dal Nazareno. Un oggetto prezioso che, nella dimensione della pietà popolare, racconta il rapporto profondo che lega la comunità al proprio Crocifisso. La devozione, ha ricordato ancora Monsignor Damiano, si manifesta nelle case, nelle strade, nelle piazze e nelle contrade, attraverso immagini, simboli e testimonianze che mostrano come la fede nel Nazareno non sia confinata ai giorni della festa, ma faccia parte della quotidianità. L’elevazione a Santuario, tuttavia, non deve essere considerata soltanto come un riconoscimento o un privilegio. È soprattutto una responsabilità. La devozione non può infatti esaurirsi nei gesti esteriori, ma deve tradursi in uno stile di vita, in un percorso di santità e nella scelta quotidiana di accogliere la volontà di Cristo e vivere secondo la sua legge.

Il nuovo calice e la nuova pisside: un’eredità familiare diventa dono alla comunità

Durante la consacrazione sono stati utilizzati anche un nuovo calice con gli emblemi del Nazareno e una nuova pisside in argento, realizzati dal Maestro Benedetto Gelardi attraverso la trasformazione di argenti appartenuti alla famiglia della Professoressa Irene Catarella, Interlocutore Referente della Pontificia Accademia di Teologia PATH, Presidente dell’Azione Cattolica sangiovannese e membro del Comitato di Gesù Nazareno. La donatrice ha scelto di destinare questi preziosi oggetti sacri al Nazareno come autentico atto di fede e in memoria dei propri nonni, considerati esempi di vita e di profonda fede. Un’eredità familiare che è così diventata un dono destinato all’intera comunità. Il calice è dedicato ai nonni paterni: il medico Francesco Catarella (1921-1996), che prestava gratuitamente le proprie cure a chi ne aveva bisogno, e la sovrintendente ai Beni Culturali Maria Italia Prosatore (1921-2007), devota a Santa Rita e studiosa di Sant’Agostino. La pisside, invece, è dedicata ai nonni materni: il Cavaliere Giuseppe Pellitteri (1917-1979), ministro del Terz’Ordine Francescano Secolare della Sicilia Occidentale e di San Giovanni Gemini, impegnato nell’aiuto ai poveri, e Donna Maria Lo Bue (1909-2006), donna raffinata che aveva destinato parte del proprio corredo ai frati cappuccini. Nel corso della celebrazione, la pisside è stata portata all’altare dal Sindaco Dino Zimbardo, il calice dalla Professoressa Irene Catarella, mentre l’ampollina è stata portata da Illuminato Manetta, membro storico del Comitato.

Tra i momenti più toccanti della giornata anche il disvelamento della lapide commemorativa dell’elevazione, collocata all’interno della chiesa e svelata tra il tripudio e l’emozione dei presenti.

La Croce come segno di fede e salvezza

Nel suo intervento, il Vicario foraneo Don Giovanni Gattuso ha posto al centro della riflessione il significato della Croce, indicandola come segno di fede e di salvezza. L’elevazione ufficiale della Chiesa Madre a Santuario Diocesano di Gesù Nazareno rappresenta, secondo il Vicario foraneo, un ulteriore passaggio nel lungo cammino di quella che ha definito una “storia d’amore tra Cristo e la sua Chiesa”. In conclusione, Don Gattuso ha rivolto il proprio ringraziamento all’Arcivescovo, al parroco e a tutte le persone che hanno contribuito alla realizzazione della celebrazione, esprimendo l’auspicio che il popolo possa continuare a crescere nella fede.

Il sindaco Dino Zimbardo: un momento che entra nella storia della comunità

A parlare a nome dell’amministrazione comunale e dell’intera comunità di San Giovanni Gemini è stato il Sindaco Dino Zimbardo, che ha definito l’elevazione della Chiesa Madre a Santuario Diocesano di Gesù Nazareno un avvenimento di straordinario valore religioso e un momento destinato a entrare nella storia del paese. La devozione al Nazareno, ha sottolineato il sindaco, appartiene infatti alla storia e all’identità stessa della comunità. Un legame antico, tramandato dai genitori ai figli e ancora oggi vissuto con grande intensità, soprattutto durante i giorni della festa. L’elevazione a Santuario rappresenta quindi il coronamento di un percorso lungo, ma allo stesso tempo apre una nuova fase e assegna alla comunità una responsabilità ulteriore: fare della Chiesa Madre un luogo sempre più aperto alla preghiera, all’accoglienza e all’incontro con i fedeli e i pellegrini che raggiungeranno San Giovanni Gemini.

Il grazie dell’Arciprete Don Gianluca Arcuri a tutta la comunità

A concludere gli interventi è stato il parroco e arciprete di San Giovanni Gemini, Don Gianluca Arcuri, il cui impegno pastorale e organizzativo ha permesso il raggiungimento di questo traguardo e che ha accompagnato la comunità verso questo importante traguardo. Il suo intervento è stato soprattutto un grande ringraziamento rivolto a Gesù Nazareno, definito “nostro re e signore”, nel quale, con il quale e per il quale la comunità raccoglie ciò che è, ciò che sente e ciò che vive. Da qui è partita una lunga serie di ringraziamenti. All’Arcivescovo Alessandro Damiano, per aver accolto il desiderio di un intero popolo e per aver accompagnato con sollecitudine il percorso che ha condotto all’elevazione a Santuario. Ai sacerdoti, ai parroci, ai religiosi originari di San Giovanni Gemini e Cammarata e a quanti hanno esercitato il ministero sacerdotale nelle due comunità, per la preghiera, l’ascolto e la predicazione. Al sindaco e all’amministrazione comunale, per la collaborazione offerta nell’organizzazione dei giorni preparatori e della celebrazione. Alle autorità civili e militari, ai ministranti, ai seminaristi, alla Schola Cantorum del Santuario e a tutti i cori ospiti, la cui presenza ha contribuito a trasformare la celebrazione in un autentico segno di comunione tra comunità diverse. Un ringraziamento è stato rivolto anche a coloro che si occupano dell’ordine e del decoro del Santuario, ai gruppi e ai movimenti ecclesiali, al Comitato di Gesù Nazareno e ai comitati delle feste cittadine. Don Arcuri ha ricordato inoltre le bande musicali, i volontari, i giovani e i ragazzi che hanno contribuito alla conclusione della festa sulla scalinata esterna del Santuario. Ma il ringraziamento più importante è stato rivolto a tutti i fedeli, al popolo devoto di Gesù Nazareno e della Vergine del Carmelo, per il tempo donato, per il cuore, per l’impegno e per le risorse messe a disposizione. Accanto alla gratitudine, il parroco ha espresso anche un desiderio per il futuro: che nel nuovo Santuario possano crescere sempre più unità, sogni condivisi, itinerari e ideali comuni, affinché questo luogo possa manifestare pienamente la propria vocazione. Rivolgendosi al Nazareno, Don Arcuri ha quindi pronunciato parole particolarmente intense: “Lo sguardo si rivolge a te, Uomo dei dolori, sorridente fonte di speranza”. E proprio da questo sguardo è arrivato l’ultimo invito rivolto alla comunità: insieme, elevare l’Inno di Gesù Nazareno.

Una sola voce nel canto: l’immenso coro della celebrazione

A rendere ancora più solenne la liturgia è stata la presenza di un grande coro composito, formato dall’unione di diverse realtà corali. L’animazione liturgica è stata affidata alla Schola Cantorum del Santuario, che ha svolto il ruolo di guida insieme ai cori delle comunità dell’Unità pastorale San Vito Martire e Santa Maria di Cammarata, al Coro Nicolas, al Coro della parrocchia San Nicola di Bari di Cammarata e alle realtà corali delle parrocchie di Cianciana, Casteltermini, Mussomeli, Villalba e Santo Stefano Quisquina. L’imponente formazione è stata diretta dal Maestro Claudio Misuraca, con Giovanna La Greca all’organo, accompagnata da un quartetto di ottoni e percussioni. Il canto ha così contribuito a costruire una sola voce, unendo comunità differenti in una celebrazione vissuta come momento di fraternità e comunione.

Al termine della celebrazione sono stati inoltre distribuiti libretti contenenti preghiere antiche e moderne a Gesù Nazareno e piccole coccarde commemorative con il volto di Gesù Nazareno, realizzate e offerte da Marisa Zimbardo e sua figlia Roberta Lupo e da Irene Catarella e sua madre Nazarena Pellitteri.

“Luce di Dio – Luce degli uomini”: la festa continua sulla scalinata

La giornata si è conclusa sulla scalinata del nuovo Santuario con un appuntamento spettacolare pensato per suggellare una giornata già ricca di emozioni. Davanti alla Chiesa Madre è andato in scena “Luce di Dio – Luce degli uomini”, uno spettacolo capace di intrecciare musica, danza, giochi di luce e fuochi d’artificio. La rappresentazione è stata curata dalla Scuola di Danza di Chiara Sciacchitano e dalla Ditta Picone, trasformando la scalinata del Santuario in un grande palcoscenico a cielo aperto. È stata così una conclusione suggestiva e partecipata per una giornata nella quale fede, tradizione, musica, arte e identità popolare si sono incontrate intorno alla figura di Gesù Nazareno.

L’elevazione della Chiesa Madre a Santuario Diocesano non ha segnato soltanto un nuovo capitolo nella storia religiosa di San Giovanni Gemini. Ha rappresentato anche la celebrazione di una devozione costruita nel tempo, custodita dalle famiglie, alimentata dalle tradizioni e trasmessa attraverso le generazioni. Una fede fatta di preghiere e pellegrinaggi, di candele e immagini, di gesti semplici e solenni, di memoria e gratitudine. Una fede che oggi trova nella Chiesa Madre di San Giovanni Battista, divenuta ufficialmente Santuario Diocesano di Gesù Nazareno, un nuovo luogo nel quale continuare a vivere, incontrarsi e guardare verso il Nazareno.

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Tags: #arcivescovo#calice#dongianlucaarcuri#irenecatarella#pisside#sangiovannigemini#santuariogesùnazarenoagrigento
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