Istamina nel tonno, il rischio cresce in estate. Attenzione nell’acquisto

A volte i fatti che accadono vanno raccontati non solo perché è “cronaca” ma anche per avvertire e prestare attenzione. Ed è quello che vogliamo fare adesso. Un agrigentino ha rischiato grosso dopo aver acquistato e consumato del tonno. Una cattiva conservazione di questo tipo di pesce può causare danni all’uomo. Subito dopo essere stato pescato, il pesce va conservato a una temperatura tra zero e quattro gradi, altrimenti il rischio è che si formi l’istamina, una sostanza incolore e insapore, che non si elimina neppure con la cottura e che si genera naturalmente in seguito alla degradazione dell’istidina, un amminoacido abbondante nel tonno e altri pesci della stessa famiglia come sgombri e sardine, soprattutto in caso di cattiva conservazione. Attenzione, l’istamina non viene eliminata con la cottura o il refrigeramento se è già stata prodotta! L’istamina può provocare la sindrome sgombroide, un’intossicazione caratterizzata da arrossamento, prurito, mal di testa, difficoltà a deglutire, nausea, vomito e diarrea. La raccomandazione delle autorità sanitarie è chiedere la tracciabilità documentata del prodotto. L’agrigentino ha dovuto ricorrere alle cure della guardia medica di San Leone con un principio di shock anafilattico. I medici di turno sono riusciti ad evitare il peggio. Adesso sta bene. In Sicilia si sono registrati tantissimi casi di intossicazione da istamina in persone che avevano mangiato tonno, mentre i carabinieri del Nas, le capitanerie di porto e i veterinari delle aziende sanitarie siciliane hanno sequestrato tonnellate di tonno rosso.