La riconferma alla presidenza del Consiglio comunale apre la prima vera partita sugli equilibri della maggioranza
Giovanni Civiltà è di nuovo presidente del Consiglio comunale di Agrigento.
Ha ottenuto dieci voti, quelli dell’area politica che ne sosteneva la candidatura. Dall’altra parte, Gerlando Piparo ne ha raccolti sette e Giampiero Carta quattro, mentre due schede sono risultate prive di un’indicazione utile.
Ma più dei numeri, a raccontare la prima vera partita politica della consiliatura è il modo in cui quei numeri si sono formati.
Il centrodestra non è riuscito a presentarsi con una candidatura unitaria alla presidenza del Consiglio comunale.
Una parte della coalizione ha scelto Civiltà. Fratelli d’Italia ha puntato su Piparo. E alla fine ha prevalso Civiltà.
La prima conta della nuova consiliatura ha così mostrato subito rapporti di forza, divisioni e nuovi equilibri destinati probabilmente a pesare anche sulle prossime partite politiche.
La prima conta della consiliatura
Gerlando Piparo arrivava alla sfida con un dato elettorale significativo: 885 preferenze, che lo avevano reso il consigliere più votato alle amministrative. Civiltà ne aveva ottenute 844.
Numeri che davano a Piparo una forte legittimazione personale.
Ma la politica consiliare segue logiche diverse da quelle delle preferenze.
Per eleggere il presidente serviva costruire una maggioranza e, in questa partita, l’area che ha sostenuto Civiltà è riuscita a compattare dieci consiglieri.
Forza Italia, MPA e Forza Azzurri hanno costituito il nucleo dell’operazione: quattro voti di Forza Italia, quattro dell’MPA e due di Forza Azzurri.
Fratelli d’Italia ha invece puntato su Piparo. Lega e Democrazia Cristiana hanno mantenuto una posizione distinta.
Dentro la votazione si è consumata, dunque, soprattutto una competizione interna al centrodestra.
Non sulla consistenza dei numeri, ma su una precisa scelta politica: chi dovesse guidare l’Aula.
Civiltà ha vinto la sfida degli equilibri
La rielezione di Civiltà dice qualcosa di importante sui rapporti di forza che si stanno formando nel nuovo Consiglio comunale.
Il consigliere più votato non è diventato automaticamente il candidato condiviso dalla coalizione.
Una parte consistente del centrodestra ha scelto un’altra strada.
È un passaggio che riguarda direttamente gli equilibri interni alla maggioranza, perché la presidenza del Consiglio comunale non è soltanto una carica istituzionale. È anche una posizione che, soprattutto all’inizio di una consiliatura, assume un evidente peso politico.
La scelta di Civiltà dimostra che Forza Italia, MPA e Forza Azzurri sono riusciti a costruire un’intesa efficace.
Fratelli d’Italia, invece, non è riuscita a trasformare il consenso raccolto da Piparo alle urne in una maggioranza consiliare sufficiente a eleggerlo presidente.
È probabilmente questa la prima lezione politica della votazione.
Una coalizione che deve ancora trovare il proprio equilibrio
Il centrodestra agrigentino non appare, dunque, come un blocco perfettamente omogeneo.
Le differenze sono emerse già nella scelta del presidente.
Ma sarebbe altrettanto sbagliato descriverlo come una coalizione incapace di trovare una sintesi.
La successiva elezione dell’Ufficio di presidenza lo dimostra.
Marco Vullo, dell’MPA, è stato eletto vicepresidente vicario con dieci voti. Giuseppe Nocera ne ha ottenuti nove. Giampiero Carta quattro.
Dopo essersi diviso sulla presidenza, il centrodestra è riuscito comunque a trovare un equilibrio sull’assetto dell’Aula.
È un elemento politicamente significativo.
Significa che le differenze interne esistono, ma non impediscono necessariamente di raggiungere accordi quando si tratta di definire gli equilibri istituzionali.
La vera sfida sarà capire se questa capacità di sintesi funzionerà anche quando sul tavolo arriveranno questioni amministrative più delicate.
Perché trovare un accordo sulle cariche è una cosa.
Trovare una linea comune sulle scelte politiche è un’altra.
Il nodo di Fratelli d’Italia
La posizione di Fratelli d’Italia sarà inevitabilmente uno degli elementi da osservare.
Il partito ha espresso la candidatura di Piparo, forte anche del risultato personale ottenuto alle amministrative.
La candidatura, però, non è passata.
Questo non significa che Fratelli d’Italia sia fuori dai giochi. Al contrario, il partito resta una componente importante del centrodestra e dispone di un peso politico che difficilmente potrà essere ignorato.
Ma la votazione ha stabilito una cosa: in questa prima partita, Fratelli d’Italia non è riuscita a imporre la propria soluzione.
Da qui in avanti sarà interessante capire quale atteggiamento sceglierà.
Se accetterà il risultato cercando di rafforzare il proprio ruolo all’interno della maggioranza oppure se proverà a rimettere in discussione gli equilibri nelle prossime partite politiche.
La risposta non sarà irrilevante per la stabilità della consiliatura.
Il ruolo di Civiltà
Per Giovanni Civiltà, invece, comincia adesso la parte più delicata.
Essere eletto con dieci voti significa avere un’area politica precisa alle spalle.
Essere presidente del Consiglio comunale significa, però, rappresentare l’intera Aula.
Civiltà dovrà quindi dimostrare di saper esercitare il ruolo con equilibrio e autonomia, mantenendo la necessaria distanza dalle dinamiche della parte politica che ne ha sostenuto la candidatura.
La sua elezione nasce da una scelta politica.
La sua presidenza dovrà assumere una dimensione istituzionale.
È su questo terreno che si misurerà la sua autorevolezza.
La vera partita comincia adesso
La seduta del 2 luglio ha consegnato un quadro molto più interessante di una semplice elezione.
Civiltà ha ottenuto dieci voti. Piparo sette. Carta quattro. Due schede sono risultate prive di un’indicazione utile.
Ma il dato politico è soprattutto un altro: sulla presidenza il centrodestra si è presentato diviso.
Fratelli d’Italia ha puntato sul consigliere più votato delle amministrative, ma la candidatura di Piparo non ha trovato i numeri necessari.
Forza Italia, MPA e Forza Azzurri hanno invece dimostrato di saper costruire un’intesa e di avere, in questa partita, la forza per imporre la propria scelta.
Ora bisognerà capire se questa configurazione rappresenterà soltanto l’equilibrio nato attorno all’elezione del presidente oppure se anticipa qualcosa di più strutturato negli assetti politici del centrodestra agrigentino.
Perché Civiltà ha già vinto la prima partita.
La prossima sarà capire chi avrà davvero il peso maggiore nel centrodestra quando non si tratterà più soltanto di eleggere una carica, ma di decidere la direzione politica della consiliatura.
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