È originario di Montevago, in provincia di Agrigento, Vincenzo Rametta, l’operaio di 28 anni arrestato dopo il grave investimento avvenuto all’alba di sabato in corso Italia a Genova, costato la vita a Edoardo Corrieri, di 29 anni. La Procura ritiene che il gesto possa essere stato volontario. Per questo il pubblico ministero Andrea Ranalli, che coordina le indagini della Squadra Mobile, ha contestato al giovane il reato di omicidio. “Non l’ho fatto apposta, era in mezzo alla strada e non l’ho visto perché mi bruciavano gli occhi per lo spray che mi aveva spruzzato addosso la ragazza”, ha detto Vincenzo Rametta alla polizia subito dopo essersi costituito agli agenti delle volanti, otto minuti dopo l’investimento.
L’operaio di 28 anni si trova ancora nel carcere di Marassi ma la gip Maria Antonia Di Lazzaro ha disposto per lui i domiciliari con il braccialetto elettronico. Se nell’interrogatorio di convalida dell’arresto di ieri mattina Rametta, difeso dall’avvocato Stefano Ganci, si è avvalso della facoltà di non rispondere dicendosi sconvolto per quanto accaduto, a caldo ai poliziotti aveva spiegato di essere salito in auto perché era inseguito. “Volevo solo scappare”, ha ammesso. Dopo aver travolto Corrieri ha detto di essere andato “in panico”. Per questo ha proseguito la corsa con l’auto per circa 500 metri, poi ha deciso subito di tornare indietro.
Dalle otto pagine di ordinanza di custodia cautelare emerge che è stato il video registrato dal sistema di videosorveglianza dei carabinieri del nucleo Tutela Patrimonio Culturale, che ha sede nell’abbazia di San Giuliano, a scandire le fasi dell’omicidio: in una sequenza che dura 40 secondi si vede sul lato monte di corso Italia Rametta correre verso levante e arrivare alla sua auto (parcheggiata dietro una curva e quindi fuori dalla portata della telecamera). Dietro di lui c’è Corrieri, corre lungo il parcheggio vuoto per raggiungere Rametta. Poi si vede l’auto che a forte velocità, dopo aver sterzato verso destra, travolge la vittima facendola volare per alcuni metri. La giudice nell’ordinanza sottolinea come nessun referto medico rilevi lesioni o problemi agli occhi.
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