E’ rimasto in silenzio l’imprenditore favarese Diego “Dino” Caramazza, 45 anni, comparso questa mattina davanti il gip del tribunale di Caltanissetta Lorena Santacroce per l’interrogatorio preventivo. E’ accusato di corruzione e nei suoi confronti la Procura nissena guidata da Salvatore De Luca ha chiesto l’applicazione della custodia cautelare in carcere. Sarà il giudice per le indagini preliminari a decidere nei prossimi giorni se accogliere, o meno, tale richiesta. La difesa, tuttavia, ha presentato una corposa memoria scritta contestando e respingendo le contestazioni mosse dai pubblici ministeri.
Oltre a Caramazza sono comparsi davanti al giudice anche l’ormai ex sindaco di Sommatino Totò Letizia, il dirigente comunale Roberto Alotta, 53 anni, il tecnico Calogero Vendra, 62 anni. I magistrati hanno chiesto la custodia in carcere per tutti ad esclusione di Vandra per il quale, invece, chiede i domiciliari. Ieri erano stati sentiti il vicesindaco di Sommatino Mariangela Castellano, 38 anni, l’assessore Jean Pierre Rumeo, 58 anni, e gli imprenditori Luigi Pulci, 59 anni e Lorenzo Pulci, 62 anni.
Per i primi tre la procura ha chiesto i domiciliari mentre per Lorenzo Pulci la misura interdittiva del divieto di contrarre con la Pubblica amministrazione. L’inchiesta ipotizza un giro di corruzione e tangenti al Comune di Sommatino. L’imprenditore favarese Caramazza, raggiunto negli scorsi da un altro avviso di garanzia legato all’appalto per i lavori della strada della Mosella, è accusato di aver pagato una tangente di 45 mila euro per l’affidamento diretto dei lavori della villa Garibaldi di Sommatino, per la perizia di variante e la promessa di ottenere anche i lavori del cimitero comunale.
Nella stessa inchiesta risulta indagata anche la sorella di Diego Caramazza, Federica nei confronti della quale però non è stata chiesta alcuna misura cautelare.
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