Il Tribunale di Agrigento, presieduto dal giudice Agata Anna Genna, ha emesso una sentenza di condanna nei confronti di sette imputati, infliggendo a ciascuno di essi la pena di 2 anni e 2 mesi di reclusione, al processo di primo grado scaturito dal blitz antiprostituzione denominato “Saponara”, un’operazione condotta oltre dieci anni fa dai poliziotti della Squadra Mobile di Agrigento.
Ai condannati sono state applicate anche le pene accessorie dell’interdizione dai pubblici uffici e dell’interdizione dall’esercizio della tutela e curatela per la durata di 2 anni. Il pubblico ministero Annalisa Failla, nel corso della sua requisitoria, aveva chiesto condanne fino a dieci anni di carcere.
Le condanne hanno riguardato i cittadini di nazionalità peruviana Jacqueline Yanina Mendoza Manrique (intesa “Jacki”) 42 anni, la sorella Marival Magaly Manrique Mendoza (intesa “Camilla”) 53 anni, entrambe domiciliate ad Agrigento, la loro madre Cirila Maria Huacache Manrique 85 anni e Maria del Pilar Manrique Torres (intesa “Pilar”) 60 anni. Insieme a loro sono stati condannati gli agrigentini Eugenio D’Agostino 57 anni e Giuseppe Salamone 36 anni.
Le accuse contestate, a vario titolo, erano quelle di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. Il collegio difensivo che ha assistito gli imputati durante il lungo iter processuale è composto, tra gli altri, dagli avvocati Monica Malogioglio, Daniele Re, Alessandro Marchica e Gianfranco Pilato. Secondo le indagini dalla Mobile, gli imputati avrebbero gestito due distinte case d’appuntamento nella zona alta della centralissima via Atenea: una situata in via Saponara e la seconda in via Neve.
All’interno di queste abitazioni si sarebbe consumato un vasto e redditizio giro di prostituzione che vedeva coinvolte in particolar modo giovani donne sudamericane di nazionalità colombiana, peruviana, venezuelana e brasiliana, ma anche ragazze italiane e transessuali.
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