Facebook usato a lavoro: la decisione definitiva della Cassazione

L’utilizzo di Facebook e di tanti altri social network è diventato sempre più intensificato negli anni da parte di utenti che, ormai, non riescono a fare a meno di essere collegati sulle più celebri applicazioni. L’utilizzo di Facebook nel mondo del lavoro ha complicato non poco la vita di datori di lavoro e dipendenti, a causa di rendimenti più scarsi da parte di chi utilizza il social network di Mark Zuckemberg. Con la decisione definitiva della Cassazione, però, l’utilizzo dell’applicazione potrebbe più non essere così consigliato. Queste le decisioni in merito a Facebook usato a lavoro. 

Facebook usato a lavoro: segretaria part time denunciata

Usare Facebook nel mondo del lavoro non è più così raro, ormai. Se prima i social network venivano utilizzati solo in determinate occasioni, la disponibilità che si ha per accedere continuamente sulle applicazioni più frequentate e scaricate permette a tutti di controllare, anche solo per un attimo, messaggi, post e tanto altro ancora. 

C’è chi però fa un uso troppo intensificato delle piattaforme, spesso sacrificando tempo utile al lavoro e ad altre attività. Non solo: Facebook usato a lavoro danneggia non soltanto chi lo usa, ma anche datori di lavoro e dipendenti, dal momento che il rendimento di chi è troppo “social” peggiora o, in molti casi, scarseggia.

E’ il caso di una segretaria part time di Brescia, accusata dal proprio datore di lavoro di passare troppo tempo sul social network di Mark Zuckemberg. Se è vero che non esistono, in Italia, norme specifiche che regolino l’utilizzo di certi tipi di applicazioni, è pur vero che è possibile dimostrare che – dato lo smodato utilizzo dei social – il lavoro risulti peggiore o scadente. Secondo l’accusa del datore di lavoro, la segretaria di Brescia faceva accessi non soltanto dal proprio smartphone, ma anche dal pc dello studio medico. 

La decisione definitiva della Cassazione e il precedente 

Come scritto anche su Lettoquotidiano.it , Il datore di lavoro di uno studio medico di Brescia ha, quindi, portato in Tribunale la propria segretaria, presentando anche delle prove a supporto della sua tesi. La segretaria aveva effettuato – guardando alla cronologia del pc – 4500 accessi su Facebook.

Inizialmente il Tribunale aveva accolto le prove del datore di lavoro, ma aveva poi sospeso il caso per insufficienza di prove stesse: gli accessi potevano essere stati effettuati anche da altri dipendenti, e non era possibile dimostrare (senza e-mail e password) chi ci fosse dietro tutti i 4500 accessi.

In Italia non esistono norme specifiche che contrastino l’utilizzo dei social network del lavoro, o che ne limitino l’uso. Tuttavia, basandosi sul senso comune di lavoro i giudici della Cassazione hanno comunque deliberato per il licenziamento della segretaria. Le motivazioni sono due: il lavoro all’interno dello studio medico è stato compromesso per il troppo utilizzo di Facebook, e la decisione crea un precedente; licenziando la segretaria si può fornire un ottimo esempio per tutti coloro che vogliono utilizzare i social nel mondo del lavoro.