Fabio Amato e l’archeologia subacquea: un lavoro nato dalla passione

Storie di #emigrazionealcontrario. Conosciamo Fabio Amato, archeologo. Per amore è tornato a Licata.

Di Domenico Vecchio 

Solitamente quando si decide di andare fuori dalla Sicilia per studiare è difficile ritornare, tu invece sei tornato a Licata. Come mai? Sei stato tentato a rimanere fuori?

La mia esperienza senese è stata altamente formativa. Senza nulla togliere all’accademia universitaria siciliana, quella di Siena 20 anni fa era una Università con una marcia in più. Ho partecipato a numerosi tirocini che la facoltà di archeologia mi proponeva e non posso non menzionare i numerosi scavi condotti con l’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria diretto dal Prof. Fabio Martini, con il più importante medievista italiano, il Prof. Riccardo Francovich, con il Prof. Andrea Zifferero del dipartimento di etruscologia, il mio relatore nella tesi di Laurea specialistica che,nonostante fosse stata sviluppata su una ricerca archeologia che ho condotto nel mio territorio, è stata pubblicata nel 2012 su un volume dal titolo “Archeologia della Vite e del Vino in Toscana e nel Lazio”. Subito dopo mi offrirono un dottorato di ricerca in Inghilterra, ma in Sicilia avevo lasciato la donna che nel 2010 è diventata mia moglie, conosciuta tra i banchi di scuola. Eravamo riusciti a resistere alla distanza degli anni universitari (lei ha studiato ad Enna e Catania). Mi sono trovato ad un bivio (di quelli che spesso la vita ti pone) e per amore ho deciso di ritornare, sicuro che avrei potuto estendere l’esperienza Toscana alla Sicilia e in particolar modo alla mia città.

 

Cosa hai fatto a Licata per la crescita del tuo territorio?

Con un gruppo di ragazzi di Licata, archeologi e semplici appassionati della materia ma con una grande conoscenza del territorio, ho fondato un’associazione archeologica denominata “Finziade”, dal nome della polis ellenistica scoperta negli anni 2000 sul Monte Sant’Angelo di Licata e insieme abbiamo iniziato una frenetica attività di promozione che ha portato nel giro di pochi anni non pochi risultati. Abbiamo messo su attività di valorizzazione che a Licata non si era mai vista. Tuttavia mi mancava l’attività di ricerca. Nel 2012, grazie ad Alberto Scuderi e ai Gruppi Archeologici d’Italia ebbi la fortuna di conoscere Sebastiano Tusa e fu subito grande intesa. Con lui abbiamo portato a termine un progetto di ricerca nel mare di Licata, completamente finanziato dai privati, che ha portato alla costituzione del Museo del mare nella mia città. Nonostante le numerose risorse paesaggistiche e archeologiche di cui gode il territorio, Licata non è mai riuscita a fare un balzo in avanti forse a causa della mancanza di attenzione che in passato le istituzioni hanno mostrato nei confronti delle realtà definite “minori”.

Dal 2019 tutti i siti della provincia sono passati sotto la giurisdizione del Parco Archeologico Valle dei Templi di Agrigento, di cui sono stato recentemente nominato consigliere ed esperto per i Gruppi Archeologici d’Italia del comitato tecnico – scientifico. E’ di qualche giorno fa la notizia che la direzione del Parco ha firmato una convenzione con il Comune di Licata per la valorizzazione del territorio di Licata che prevede l’istituzione di un biglietto di ingresso per la visita al museo archeologico, Castel Sant’Angelo e Stagnone Pontillo, la delibera di una somma di circa 80.000,00 Euro per la loro sistemazione, e l’impegno ad ampliare il museo del mare e ad aprire dopo lunghi anni la pinacoteca.

Nel nostro territorio c’è tanta storia, c’è tanta archeologia. Secondo te si può e si deve vivere di turismo?

Sono consapevole delle grandi potenzialità che la mia città possiede che però non è mai riuscita a sfruttare al massimo. Mi auguro che sia l’inizio di un percorso virtuoso e che questo non venga rallentato da tutta una serie di restrizioni imposte della pandemia da covid19. E’ vero, si potrebbe campare solo di turismo ma per far questo occorre uno sforzo della classe politica e della cittadinanza in generale, che negli ultimi anni si è dimostrata impreparata.

Tu hai anche scoperto dei vitigni di età ellenistica nella zona del licatese. Una volta si viveva di artigianato e agricoltura. Come immagini il futuro di questo territorio?

L’agricoltura e la pesca hanno sempre giocato un ruolo di primo piano nell’economia della città, ma anche questi settori vivono una crisi senza precedenti. Stiamo assistendo allo spopolamento delle campagne e al disarmo di numerosi pescherecci.Tuttavia nel breve periodo noto che numerosi giovani che hanno deciso di rimanere, si stanno affacciando allo sfruttamento agricolo e alla vendita online di prodotti agricoli. Penso sia il futuro. Sicuramente ci sarà un ritorno alla campagna, che abbinata al turismo e all’enogastronomia potranno rappresentare il volano della nostra economia. In questo momento a Licata mancano due generazioni: la mia e quella successiva e vi assicuro che il vuoto si percepisce.

Cosa ti senti di consigliare ai giovani per restare e investire nel loro territorio.

Ai giovani di oggi voglio dire che non sempre si riesce solo se si va via dalla Sicilia. Occorrono sacrifici, tanta buona volontà e investimenti. Andate al nord, all’estero, studiate, ma poi ritornate e date il vostro contributo per la crescita di questa martoriata terra che ha bisogno di voi.

Vi avviso che nel vostro percorso troverete tanti “dinosauri da distruggere” che bloccano lo sviluppo del nostro territorio, ma insieme si potrà vincere la guerra e ricostruire una Regione che,per la sua storia, meriterebbe una migliore classe dirigente.

Domenico VecchioSu Facebook:  https://www.facebook.com/Direttore.AgrigentoOggi

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