Eventopoli, dentro il decreto della Procura: i 19 capi di contestazione e i flussi dei finanziamenti pubblici
Dai contributi per “Costa del Mito” e “Xenia Akragantos” ai presunti trasferimenti attraverso le associazioni culturali: il provvedimento del 23 ottobre ricostruisce le operazioni finite sotto la lente degli investigatori. Dodici le persone indagate. Al centro anche i controlli amministrativi, i finanziamenti elettorali e due fatture per prestazioni informatiche contestate. (Gli indagati)
AGRIGENTO – Non soltanto eventi culturali e rendicontazioni da verificare. Il decreto di sequestro probatorio emesso il 23 ottobre 2026 dalla Procura della Repubblica di Agrigento, nell’ambito del procedimento penale n. 3535/2025, offre una ricostruzione articolata delle ipotesi investigative sulla gestione di contributi pubblici destinati a manifestazioni turistiche e culturali della città.
Il documento elenca 19 capi di contestazione e riguarda dodici persone. Le ipotesi formulate dagli inquirenti comprendono truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, falso ideologico, peculato, finanziamento illecito ai partiti, associazione per delinquere, corruzione e falsa certificazione.
Il dato più rilevante, nella lettura dell’atto, è la pluralità dei percorsi attraverso cui sarebbero state gestite le risorse: richieste di finanziamento rivolte a enti diversi, rendicontazioni contestate, pagamenti tra soggetti e associazioni e verifiche amministrative sulle spese dichiarate.
Le contestazioni riguardano condotte differenti e non sono attribuite indistintamente a tutti gli indagati. La loro fondatezza dovrà essere accertata nel corso del procedimento.
I finanziamenti: due enti, progetti comuni e importi distinti
Uno degli aspetti da chiarire riguarda la distinzione tra i contributi richiesti alla Regione Siciliana e quelli richiesti al Comune di Agrigento. Nel decreto compaiono infatti procedure separate, anche quando riferite a iniziative riconducibili allo stesso programma.
Per “Destinazione Agrigento – Costa del Mito – Natale 2022”, la Procura esamina una richiesta di finanziamento regionale da 200 mila euro e una distinta richiesta comunale dello stesso importo.
Secondo l’ipotesi accusatoria, le richieste sarebbero state accompagnate da documentazione contabile incompleta o non corrispondente alle spese effettivamente sostenute. Gli investigatori contestano, in particolare, l’utilizzo di fatture che sarebbero già state presentate nella rendicontazione al Comune per giustificare costi nell’ambito della richiesta regionale.
Il decreto cita una fattura da 196.900 euro emessa da Punto e Capo Srl e una da 3.977,99 euro riferita a Celauro Ambiente Srls. Secondo la ricostruzione accusatoria, i documenti sarebbero stati utilizzati in modo irregolare e alcuni pagamenti sarebbero stati effettuati soltanto dopo l’accredito dei contributi.
I due importi da 200 mila euro riguardano dunque richieste rivolte a enti differenti: non possono essere automaticamente considerati un unico finanziamento, né la somma complessiva può essere identificata senza ulteriori verifiche con un danno erariale definitivamente accertato.
Il caso “Xenia Akragantos”
Un secondo blocco di contestazioni riguarda il progetto “Xenia Akragantos – L’ospitalità e l’accoglienza”, per il quale il decreto indica una richiesta regionale da 101 mila euro presentata dalla Fondazione Teatro Luigi Pirandello e una richiesta comunale da 135 mila euro.
Anche in questo caso la Procura ipotizza irregolarità nelle rendicontazioni e nelle attestazioni amministrative utilizzate per ottenere la liquidazione dei contributi.
La distinzione tra i due finanziamenti è essenziale per comprendere l’impianto dell’indagine: le somme fanno riferimento a procedure diverse e devono essere ricostruite separatamente, verificando per ciascuna l’importo richiesto, quello effettivamente erogato, le spese dichiarate e i pagamenti documentati.
Le rendicontazioni e il ruolo dei controlli pubblici
Il decreto non si limita a esaminare l’attività degli organizzatori. Una parte delle contestazioni riguarda anche le procedure amministrative che hanno preceduto la liquidazione delle somme.
A Giuseppe Librizzi, dirigente del servizio regionale competente per manifestazioni e iniziative turistiche, viene contestato il falso ideologico in relazione a due decreti di liquidazione del luglio 2023. Secondo l’accusa, gli atti avrebbero attestato la regolarità delle attività e dei rendiconti senza verifiche adeguate.
Ad Antonino Insalaco, dirigente comunale, viene contestata un’analoga condotta in relazione a due determinazioni riguardanti i contributi per “Costa del Mito” e “Xenia Akragantos”.
Il nodo investigativo consiste nello stabilire se le attestazioni amministrative fossero fondate sulla documentazione disponibile e se i controlli previsti siano stati effettivamente svolti. Si tratta di contestazioni che dovranno essere valutate individualmente, senza confondere le responsabilità ipotizzate per i funzionari con quelle attribuite agli organizzatori dei progetti.
Dove sarebbero confluiti i fondi: il percorso attraverso le associazioni
Un altro capitolo dell’atto riguarda i movimenti finanziari successivi all’erogazione dei contributi.
Secondo la ricostruzione della Procura, parte delle somme della Fondazione Teatro Pirandello e delle risorse destinate al Distretto Turistico Valle dei Templi sarebbe transitata attraverso associazioni culturali, tra cui Segnali, Team Akragas Bike, successivamente divenuta Associazione Culturale Acamante, Kerkent Eventi e Carosello.
L’ipotesi accusatoria è che alcuni trasferimenti siano stati giustificati attraverso fatture o ricevute relative a prestazioni inesistenti e che il denaro sia successivamente confluito su conti personali o su una carta prepagata che gli investigatori ritengono fosse utilizzata dal deputato Calogero Pisano.
Nel decreto vengono indicati, tra gli altri, importi di 15.300 euro per Segnali, 14.800 euro per Team Akragas Bike e 15.200 euro per Kerkent Eventi. Un altro passaggio riguarda somme riferite all’associazione Carosello e alla società TO.BA Srl.
Questi importi sono riferiti a specifiche operazioni contestate e non devono essere sommati automaticamente per ricavare un totale complessivo delle somme eventualmente distratte. Per farlo sarebbe necessario verificare i singoli movimenti, evitare duplicazioni e distinguere i trasferimenti intermedi dalle uscite finali.
La Procura ipotizza, in relazione a diversi episodi, il reato di peculato. Sarà il procedimento a chiarire la natura delle operazioni, l’effettiva esecuzione delle prestazioni e le eventuali responsabilità dei soggetti coinvolti.
I 30 mila euro legati alla campagna elettorale del 2022
Il decreto dedica un ulteriore capo a due bonifici del 5 agosto 2022. Secondo la ricostruzione accusatoria, Laura Cozzo avrebbe trasferito 10 mila euro e Salvatore Prestia altri 20 mila euro a Calogero Pisano, in un periodo precedente alle elezioni politiche del 25 settembre 2022.
Le operazioni sarebbero state formalmente indicate come prestiti personali. La Procura ipotizza invece che le somme provenissero da associazioni culturali gestite dai due indagati e fossero destinate al sostegno della campagna elettorale, senza essere dichiarate secondo quanto previsto dalla normativa.
Per gli stessi fatti viene contestato anche il peculato, in relazione alla presunta appropriazione di denaro pubblico. L’origine delle somme e la loro effettiva destinazione sono elementi centrali per valutare le ipotesi formulate dagli inquirenti.
L’ipotesi di un sistema organizzato
Il capo 15 del decreto contesta a sei persone l’ipotesi di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di più delitti di truffa aggravata e peculato nel settore dei finanziamenti pubblici per manifestazioni culturali.
Secondo la Procura, le condotte ipotizzate si sarebbero sviluppate dalla fine del 2020 attraverso la predisposizione dei progetti, la gestione dei contributi, le rendicontazioni e il successivo trasferimento delle somme.
All’interno di questa ricostruzione, l’accusa attribuisce a Calogero Pisano un ruolo di direzione operativa e ipotizza il coinvolgimento di Costantino Ciulla, Fabrizio La Gaipa, Salvatore Prestia, Antonio Mauro Migliaccio e Calogero Casucci.
L’esistenza di un’associazione stabile e la ripartizione dei ruoli costituiscono oggetto della contestazione. Non possono essere presentate come responsabilità definitivamente accertate.
Il filone del 2026: Mandorlo in Fiore e fatture informatiche
L’indagine comprende anche episodi successivi ai finanziamenti del 2022.
Un capo riguarda Salvatore Prestia e Vincenzo Abate, direttore dell’Accademia musicale Free Melody. La Procura ipotizza una vicenda corruttiva legata all’affidamento di spettacoli musicali, tra cui quello conclusivo del Mandorlo in Fiore 2026, con una presunta promessa di 2.500 euro.
Il decreto non si ferma agli affidamenti artistici. Un altro capo riguarda due fatture, da 2.712 e 1.652 euro, emesse nel febbraio 2026 da Claudio Alfano nei confronti della Fondazione Teatro Pirandello per presunte prestazioni informatiche.
Secondo l’ipotesi accusatoria, i servizi dichiarati non sarebbero stati effettivamente svolti e i pagamenti sarebbero stati collegati a un’attività di cosiddetta “bonifica” dei telefoni utilizzati da Prestia e dalla moglie, oltre che al tentativo di ottenere informazioni riservate sull’indagine.
Si tratta di contestazioni distinte rispetto alle rendicontazioni dei progetti culturali e che richiedono specifici accertamenti sulla natura delle prestazioni, sulla destinazione delle somme e sulle condotte attribuite ai singoli.
Che cosa dispone il decreto
Il provvedimento del 23 ottobre dispone l’acquisizione e il sequestro probatorio di dispositivi telefonici e dati informatici ritenuti pertinenti alle ipotesi di reato. Le attività sono affidate a Carabinieri, Polizia di Stato e Guardia di Finanza e riguardano comunicazioni, documenti e file da individuare attraverso criteri di ricerca mirati.
La finalità è raccogliere ulteriori elementi utili a ricostruire i rapporti tra gli indagati, le operazioni finanziarie e le procedure amministrative oggetto dell’inchiesta.
Il sequestro probatorio non equivale a una condanna e non costituisce, da solo, prova della fondatezza delle accuse.
Gli sviluppi giudiziari successivi al decreto devono essere tenuti distinti dal suo contenuto: eventuali richieste di misure cautelari da parte della Procura non equivalgono a provvedimenti già disposti dal giudice.
Calogero Pisano ha respinto le accuse, dichiarandosi estraneo ai fatti contestati e manifestando fiducia nella magistratura. Anche Costantino Ciulla ha dichiarato, attraverso i propri legali, la propria estraneità alle condotte ipotizzate.
L’inchiesta dovrà ora chiarire la destinazione dei finanziamenti, la regolarità delle procedure amministrative, i rapporti economici tra enti e associazioni e l’eventuale sussistenza dei reati contestati.
Per tutte le persone coinvolte resta fermo il principio della presunzione di innocenza fino a un’eventuale condanna definitiva.
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