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Di Rosa: Indietro Tutta

29 Maggio 2026
in Top, Politica, 🗳️ Città al voto
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Di Rosa si ritira, dietro la rottura non c’è solo il caso Sodano: il peso delle critiche dei suoi elettori Di Rosa: Indietro Tutta

Il clamoroso passo indietro di Giuseppe “Peppe” Di Rosa rischia di essere letto soltanto attraverso la lente delle accuse rivolte a Michele Sodano. In realtà, dietro la decisione di ritirare il proprio sostegno a Dino Alonge, potrebbe esserci una crisi politica ben più profonda, maturata nelle ore successive all’annuncio dell’accordo con il candidato del centrodestra.

Nella nota con cui ha comunicato il ritiro dell’appoggio, Di Rosa racconta di essere stato provocato e insultato da Sodano durante la consegna delle liste e della documentazione relativa al ballottaggio presso il Municipio di Agrigento. Un episodio che, secondo il leader civico, avrebbe rappresentato il punto di rottura definitivo.

«Davanti a numerosi testimoni presenti – scrive Di Rosa – Michele Sodano ha cercato ripetutamente di provocarmi, insultarmi ed istigarmi nel tentativo evidente di farmi perdere la pazienza e il controllo, così da potermi fare passare dalla parte del torto».

Alle accuse di Di Rosa è arrivata però la pronta replica di Michele Sodano, che respinge integralmente la ricostruzione.

«Al Comune ho incontrato il candidato Di Rosa e volevo solo stringergli la mano. Chiamate tutti quelli che erano lì. Provo dispiacere per quello che sembra l’ultimo triste atto di una campagna elettorale con cui Di Rosa ha tradito il proprio elettorato. Questa sua dichiarazione, palesemente falsa, è probabilmente il tentativo disperato di chi ha capito di essere politicamente al capolinea. L’insulto non ha mai fatto parte del mio stile. La politica è una cosa, i rapporti umani sono altro. Nonostante la sua indifferenza tra i corridoi del Comune volevo stringergli la mano, con enorme fair play, con l’educazione e il rispetto di fine campagna elettorale. E se salutarlo è un insulto per lui, non si offenda se proverò a salutarlo ancora. Un abbraccio a Peppe».

Le accuse rivolte a Sodano restano quindi la versione fornita da Di Rosa, mentre il candidato progressista sostiene che non vi sia stato alcuno scontro e che il suo intento fosse esclusivamente quello di salutare l’ex candidato sindaco. Versioni diametralmente opposte che rendono difficile ricostruire con precisione quanto accaduto nei corridoi del Municipio.

Dietro la rottura, tuttavia, potrebbe esserci molto altro. Nelle stesse ore in cui si consumava il presunto alterco, una parte significativa dell’elettorato di Di Rosa manifestava apertamente il proprio dissenso per l’accordo politico raggiunto con Alonge.

Sui social network, nei commenti e nelle discussioni pubbliche degli ultimi giorni, numerosi sostenitori non hanno nascosto delusione, amarezza e persino rabbia per una scelta che molti avevano vissuto come una rinuncia al progetto civico presentato al primo turno. Molti di coloro che avevano scelto Di Rosa come alternativa agli schieramenti tradizionali hanno faticato ad accettare un’intesa con il centrodestra a pochi giorni dal voto.

Una reazione che, secondo diversi osservatori, avrebbe colpito profondamente lo stesso leader civico. Il consenso ottenuto da Di Rosa era nato attorno all’idea di un progetto autonomo e indipendente. Vedere una parte del proprio elettorato contestare apertamente la nuova alleanza potrebbe avere avuto un peso ben superiore rispetto all’episodio denunciato nella nota.

Non a caso, nel suo comunicato, Di Rosa non si limita a raccontare quanto sarebbe accaduto con Sodano. Parla piuttosto di una città «avvelenata dall’odio», di «attacchi personali» e di un clima che avrebbe superato il normale confronto politico per trasformarsi in uno scontro permanente.

Fa discutere anche questo passaggio. Il riferimento ai veleni e alle aggressioni politiche presta inevitabilmente il fianco alle critiche degli avversari. Negli ultimi anni, infatti, proprio Giuseppe Di Rosa ha costruito gran parte della propria comunicazione politica attraverso dirette Facebook dai toni spesso molto duri, rivolte contro amministratori, dirigenti, rappresentanti istituzionali e figure pubbliche della città. Per questo motivo il richiamo agli “odi” e ai “veleni” viene letto da alcuni osservatori come un evidente paradosso politico. Se oggi denuncia un clima esasperato, c’è chi gli attribuisce invece una parte della responsabilità di aver contribuito ad alimentarlo, facendo della provocazione, della denuncia pubblica e dello scontro frontale uno degli elementi distintivi della propria azione politica.

Resta però la sensazione che il presunto scontro sia stato soltanto la scintilla finale. La vera ferita politica potrebbe essere stata rappresentata dalla reazione di una parte dei 3.546 elettori che al primo turno avevano creduto nel progetto di Di Rosa e che hanno vissuto con difficoltà il passaggio al fianco di Alonge.

C’è infatti un elemento che questa vicenda sembra riportare al centro del dibattito. Nelle elezioni moderne i voti non sono un patrimonio personale che un candidato può trasferire automaticamente da uno schieramento all’altro. Peppe Di Rosa ha ottenuto 3.546 consensi, ma quei voti appartengono agli elettori e non al candidato. Le critiche e le reazioni registrate dopo l’accordo con Alonge sembrano confermare che una parte significativa di quel consenso non era disponibile a seguire automaticamente indicazioni o accordi maturati dopo il primo turno.

Per questo motivo la decisione di Di Rosa potrebbe avere effetti che vanno ben oltre il semplice ritiro dell’appoggio. Adesso la vera partita riguarda il destino del suo elettorato: capire se sceglierà di seguire le indicazioni dei candidati rimasti in corsa, di astenersi oppure di votare secondo convinzioni ormai del tutto autonome.

A poco più di una settimana dal ballottaggio, una cosa appare certa: la vicenda Di Rosa rappresenta uno degli episodi più sorprendenti e politicamente significativi di questa campagna elettorale.

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