Trentamila euro per Totò che visse tre volte, il film di Aurelio Grimaldi sull’ex governatore. Al centro le polemiche sul finanziamento pubblico e il caso Taormina. Il 4 novembre la proiezione a Termini Imerese.
AGRIGENTO – Il documentario Totò che visse tre volte, diretto da Aurelio Grimaldi e dedicato a Totò Cuffaro, finisce al centro del dibattito politico. La Sicilia Film Commission ha finanziato il progetto con 30 mila euro. Il presidente della Regione, Renato Schifani, ha chiesto di acquisire gli atti per approfondire l’iter amministrativo. Il film, inizialmente intitolato Il pregiudicato, ripercorre tre fasi della vita dell’ex governatore: gli anni alla guida della Regione, la detenzione dopo la condanna per favoreggiamento alla mafia e il ritorno sulla scena politica.
Il film e i nuovi sviluppi giudiziari
Realizzato prima delle ultime vicende giudiziarie, il documentario non comprende l’inchiesta per corruzione che ha coinvolto Cuffaro, posto agli arresti domiciliari nel dicembre 2025 e condannato a tre anni nel maggio 2026, dopo il patteggiamento. Grimaldi valuta ora un aggiornamento del film, anche con una nuova intervista all’ex governatore, per aggiungere quella che definisce una «quarta vita» al racconto.
La prima proiezione è prevista il 4 novembre a Termini Imerese.
Le polemiche sul finanziamento
Grimaldi respinge le accuse di aver realizzato un film celebrativo di Cuffaro e rivendica la propria opposizione politica all’ex presidente sin dagli anni Novanta. L’obiettivo, ha spiegato, era raccontare soprattutto l’esperienza umana della detenzione, non realizzare un’inchiesta giudiziaria. La richiesta degli atti da parte di Schifani punta a fare chiarezza sulle procedure che hanno portato all’assegnazione dei fondi. La verifica amministrativa, di per sé, non implica l’esistenza di irregolarità.
Il caso Taormina
Nel dibattito torna anche il Festival di Taormina del 2024. Secondo Grimaldi, il documentario era stato invitato fuori concorso, ma la partecipazione sarebbe stata bloccata per un intervento di Fratelli d’Italia. L’assessore regionale Elvira Amata ha respinto le accuse, difendendo le procedure di selezione e confermando la propria fiducia nei direttori artistici dell’epoca, guidati da Marco Müller. Ora l’attenzione si concentra sulla proiezione di Termini Imerese e sull’acquisizione degli atti regionali. Due passaggi che riportano al centro il rapporto tra finanziamenti pubblici, trasparenza amministrativa e libertà artistica.
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