Coltelli e pugnali: la stessa cosa?

Armi proprie e armi improprie

Cosa fa la differenza tra pugnali e coltelli, da un punto di vista strettamente estetico?

E cosa dice la legge, relativamente alla detenzione e al trasporto di questo “oggetti”?

Per chi, fuori di casa, faccia uso di coltelli o pugnali, è fondamentale essere a conoscenza delle norme che ne disciplinano il possesso e l’utilizzo, allo scopo di non incorrere in sanzioni che potrebbero anche essere pesanti, in caso di non rispetto della legge.

La legge, innanzitutto, distingue tra armi proprie e armi improprie. Per la distinzione rilevano allo stesso tempo la tipologia di manufatto (come è realizzato, quali sono le sue caratteristiche, …) e l’intenzione di utilizzo: un elemento immediatamente e oggettivamente identificabile ed uno soggettivo e che dipende dalla contingenza.

Secondo il combinato degli articoli 585 e 704 del Codice penale, nella categoria di armi proprie rientrano tutte le armi da sparo e tutte le altre che abbiano come destinazione naturale l’offesa alla persona. Le armi improprie sono invece quegli oggetti, che, pur nascendo per scopi diversi, vengono, nella contingenza specifica, utilizzati per colpire, ferire o uccidere una persona.

La differenza tra coltello e pugnale

La legge, però, si ferma qui e non scende a dettagliare le distinzioni tra pugnali e coltelli. Per arrivare ad una loro categorizzazione è, quindi, importante far riferimento alle differenze lessicali e a quelle d’uso.

Si definisce coltello qualsiasi strumento da taglio, con una lama affilata su di un solo lato ed innestata su di un manico. Ha un suo utilizzo particolare (in cucina, dal macellaio, …) che esula da quello offensivo: non rientra quindi nel modo più assoluto tra le armi proprie. Per le caratteristiche appena viste, però, la legge lo inserisce tra gli strumenti atti ad offendere (art. 4, legge n. 110 del 1975).

Al contrario, il pugnale nasce con uno scopo offensivo, per gli scontri ravvicinati, è dotato di due lati taglienti e affilati e di una punta acuminata; anche in questo caso, la lama è inserita in un manico.

Un caso particolare

Alle volte, ci si trova per le mani dei coltelli particolari, come quelli definiti survival: il loro scopo è di essere il più utili possibile nelle situazioni di prolungata permanenza in outdoor (come le passeggiate nei boschi di montagna) e sono per questo forniti di diversi accessori. Le loro lame, spesso, oltre al lato affilato, presentano il secondo lato seghettato, per tagliare o sminuzzare, ad esempio, corde, legna o altri materiali.

Sono, quindi, da considerarsi alla stregua dei pugnali e quindi delle armi proprie?

Assolutamente no, dato che la seghettatura su di uno dei due lati non trova ragione in una maggiore capacità offensiva, bensì in un più ampio spettro di funzionalità.

Acquisto, possesso e porto

Date queste premesse, è possibile dire che un coltello da cucina non rientra tra le armi proprie, si può possedere senza necessità di denuncia o di porto d’armi, ma, nel momento in cui venga utilizzato per colpire qualcuno , assurge alla categoria di arma impropria. Lo si può portare con sé, ma solo con giustificato motivo, come nel caso ci si stia recando dall’arrotino (e non per andare al lavoro), ad esempio. Anzi, in alcuni casi la legge è ancora più precisa, specificando che il coltello può essere portato a caccia (art. 13, comma 6, legge n. 157 del 1992).

Allo stesso modo, un pugnale nasce con funzione offensiva specifica ed è un’arma propria. Per acquistare un pugnale (come qualsiasi altra arma), è necessario mostrare il nulla osta o il porto d’armi; il suo possesso è quindi soggetto a denuncia e il suo trasporto (porto) non è consentito.