Dal mito dei social alla realtà: i limiti della comunicazione di Sodano
È evidente che il caso Crosta abbia prodotto un danno politico anche per Michele Sodano. Ma ormai fermarsi al vicesindaco significa guardare soltanto una parte del problema. Perché questi primi mesi di amministrazione hanno messo alla prova anche la credibilità politica del sindaco e, soprattutto, il modello di comunicazione sul quale aveva costruito una parte importante della propria immagine. Alle prime questioni realmente controverse, proprio la comunicazione – considerata uno dei punti di forza di Sodano – ha mostrato i suoi limiti. Quando sarebbe servita una presenza politica forte, spesso sono arrivati post e video; quando sarebbe servito il confronto, la scelta è ricaduta prevalentemente sulla comunicazione unidirezionale dei social. E c’è un paradosso: la partita Sodano rischia di perderla proprio sul terreno sul quale sembrava più forte, quello della comunicazione. I due post sul caso Crosta hanno contribuito ad aggravare una vicenda già delicata. Ma non sono episodi isolati. Arrivano dopo mesi di video, annunci, “apri e chiudi il portone” e risposte alle critiche che hanno progressivamente inasprito il clima.
Un primo spartiacque arriva con la vicenda del nuovo Cda della Fondazione Teatro Pirandello. Sodano accusa pubblicamente la stampa – senza indicare quale testata – di avere scritto notizie prive di fondamento sui possibili nomi della nuova governance. Un’accusa pesante, perché sostenere che siano state pubblicate falsità significa mettere pubblicamente in discussione il lavoro dei giornalisti. Eppure AgrigentoOggi aveva anticipato, dopo le opportune verifiche, i nomi di Maricetta Lombardo e Osvaldo Lo Iacono, aggiungendo successivamente quello di Silvia Giambrone. Era stato scritto anche che Riccardo Gaziano “Gaz” era stato interpellato ma non aveva accettato. Alla fine, quanto anticipato dalla stampa ha trovato riscontro. Sodano, però, non smorza i toni. Rivendica nomine “non politiche”, parla di merito e curriculum. Ma un sindaco è un soggetto politico e le scelte compiute dal sindaco per la governance di un ente partecipato assumono inevitabilmente anche una responsabilità politica.
Nel racconto del “rinnovamento” passa inoltre quasi l’idea che tutto ciò che c’era prima dovesse essere cancellato con un colpo di spugna. Parole e giudizi pesanti accompagnano una rottura che culmina nelle dimissioni anticipate di gran parte della precedente governance. Resta però al suo posto il direttore artistico, scelto proprio da quella governance. Una scelta probabilmente legata anche al peso e alla risonanza nazionale del nome. Ma allora una domanda resta: il problema era davvero tutto ciò che c’era prima oppure soltanto una parte?
Nel frattempo emerge un’altra vicenda. Dopo un censimento dell’assessorato competente sulle aree che necessitano interventi urgenti di bonifica, circa 7 mila euro vengono destinati a una strada vicina alla residenza di uno degli assessori. Tornano inevitabilmente alla memoria le parole dell’assessore Riccobene, che aveva spiegato come il discerbamento dovesse partire proprio dalle strade lontane dalle abitazioni degli assessori. Qualcuno, evidentemente, avrebbe seguito un criterio differente. Anche in questo caso una spiegazione pubblica avrebbe probabilmente evitato interpretazioni e polemiche.
Poi i video. Il portone che si apre, il portone che si chiude. Una comunicazione che, al di là dell’efficacia social, non sempre riesce a fornire risposte alle questioni politiche e amministrative sollevate. Nei primi giorni Sodano annuncia un video quotidiano serale per aggiornare i cittadini. Dopo poche settimane quell’appuntamento sostanzialmente scompare. Arrivano intanto le prime critiche sulle scelte compiute a San Leone e anche in questo caso il confronto diventa rapidamente acceso. Emerge un altro problema politico: il rapporto con la critica. Soprattutto sui social, il clima si fa progressivamente più pesante e non mancano attacchi nei confronti dei giornalisti. Un sindaco dovrebbe contribuire a evitare che intorno all’amministrazione si sviluppi un clima del genere. A maggior ragione un sindaco giovane che si è presentato come il sindaco di tutti. Nel frattempo, proprio mentre il clima politico comincia a farsi più teso, Crosta rilancia: «Rivolteremo Agrigento come un calzino». Una frase che, riletta oggi alla luce degli eventi successivi, assume inevitabilmente un sapore diverso.
Il clima si inasprisce ulteriormente con la vicenda degli immobili non in regola di Maddalusa. Ed è qui che le contraddizioni cominciano a diventare politicamente più difficili da gestire. Torna attuale la celebre frase di Pietro Nenni: «A fare a gara a fare i puri, troverai sempre uno più puro che ti epura». È il rischio che corre chi costruisce una narrazione politica fortemente improntata alla discontinuità, al nuovo contrapposto al vecchio, al merito contrapposto alle pratiche della politica tradizionale: quando emergono le contraddizioni, inevitabilmente pesano di più.
Poi arriva il caso Crosta. E due post destinati probabilmente a chiarire la vicenda finiscono per ottenere l’effetto opposto: aprire ulteriori interrogativi. Nel primo compaiono le querele contro chi avrebbe “spiattellato” determinate notizie. Il confronto, ancora una volta, rischia così di spostarsi dalle questioni sollevate al rapporto con giornali e giornalisti che fanno domande. Nel secondo emergono altri elementi: si parla dei bidoni utilizzati per trascorrere qualche serata di festa e soprattutto del mandato dato agli uffici per sbloccare pratiche di sanatoria ferme da decenni. Dichiarazioni che, anziché chiudere il caso, inevitabilmente alimentano nuove domande. E tutto questo avviene senza un vero contraddittorio.
Poche ore prima, durante gli Stati generali di Controcorrente all’Hotel Kaos, Sodano e Crosta non affrontano la stampa. L’incombenza politica di spiegare quella situazione resta soprattutto a Ismaele La Vardera. Poi qualcosa cambia. La Vardera prende pubblicamente le distanze e pone una questione di coerenza politica. Ed è probabilmente questo uno dei passaggi più significativi dell’intera vicenda: quando una forza politica costruisce la propria identità su determinati principi, quei principi devono valere anche quando riguardano i propri alleati. Nel frattempo resta atteso il servizio de Le Iene, arrivate ad Agrigento proprio nei giorni degli Stati generali, mentre la vicenda ha già superato i confini della cronaca cittadina.
In fondo c’è anche un’abitudine tutta agrigentina che meriterebbe una riflessione: mettere tutto sullo scherzo, rispondere con sarcasmo e battutine e trovare una giustificazione per ogni cosa. Poi, naturalmente, si ragiona spesso per appartenenza. Se una vicenda riguarda gli avversari è uno scandalo. Se riguarda gli amici di partito, improvvisamente bisogna “abbassare i toni”. Se i giornali scrivono degli amici: «Non avete altro da fare?». Se invece non scrivono degli altri: «Perché non ne parlate?». Nel frattempo c’è stato il primo Pride di Agrigento e si sta pure lavorando al Natale. “Si chiama programmazione“. Ma amministrare significa anche affrontare le questioni scomode quando arrivano.
Ed è probabilmente questo il punto che rischia ancora di sfuggire. Le eventuali dimissioni di Crosta non sarebbero semplicemente la conseguenza della lettera di diniego. Quel provvedimento rappresenta semmai un ulteriore e pesante passaggio di una vicenda cominciata molto prima. Il caso politico nasce dalle dichiarazioni di Crosta. Le prime sollevano interrogativi; le successive, invece di chiuderli, ne aprono altri.
Da lì cresce la pressione mediatica. AgrigentoOggi e Report Sicilia seguono la vicenda fin dalle sue prime fasi, con Report Sicilia impegnato in particolare nel lavoro di ricerca e ricostruzione documentale. Progressivamente arrivano anche le altre testate e il caso assume una dimensione sempre più ampia. È anche questa attenzione della stampa a trasformare una questione inizialmente amministrativa in un problema politico dal quale diventa sempre più difficile prescindere. Il diniego, dunque, non crea il caso: lo aggrava. E rende ancora più difficile una posizione che politicamente era già diventata complicata.
Adesso si parla del faccia a faccia tra Michele Sodano e Ismaele La Vardera. Non è dato sapere cosa si sono detti. Una cosa, però, resta singolare: in tutti questi mesi non è stata convocata una conferenza stampa per affrontare apertamente le questioni più controverse e rispondere alle domande dei giornalisti. Ed è forse proprio qui che si chiude il cerchio. Per un’amministrazione che ha puntato moltissimo sulla comunicazione, sarebbe probabilmente servito meno Facebook e più confronto.
E se alla fine Crosta dovesse lasciare la Giunta, ci sarà tempo per leggere altri curriculum e individuare un nuovo “top player”. Vedremo. Perché il problema, ormai, non è soltanto capire chi resta e chi va via. È capire quanto politicamente sia costato arrivare fin qui. Leggi anche: La Casa di Carte… Bollate
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