Caos riapertura scuole in Sicilia, arrivano ricorsi e proteste

Alla fine lo spettro della dad si è materializzato. Anche per il sindaco di Agrigento Francesco Miccichè ha prevalso la linea della prudenza e il tanto atteso ritorno in classe dopo le vacanze natalizie nel capoluogo non c’è stato ed è probabile che considerato il timore dall’attesa del picco della quarta ondata, slitterà anche dopo lunedì 17.
“Abbiamo la necessità di avere un quadro più preciso – spiega il sindaco – in modo tale che in questi giorni avremo modo di capire meglio insieme all’Asp l’andamento del covid. E’ solo un fatto di prudenza”. Tra ricorsi, sentenze e proteste, il ritorno in classe in Sicilia si trasforma nell’ennesimo caos, frutto del braccio di ferro tra la task force regionale, che aveva stabilito le riaperture, e i sindaci che poche ore dopo l’hanno sconfessata richiudendo tutto, almeno fino a lunedi’. E, come se non bastasse, continuano a fioccare i ricorsi contro le ordinanze dei primi cittadini che portano il Tar ad esprimersi nel merito. Ed intanto, sempre sul tema scuola, e’ attesa la prossima riunione della Conferenza delle Regioni, durante la quale si discutera’ presumibilmente del documento – sollecitato dalla Campania (sconfessata dal Tar dopo l’ordinanza che disponeva lo slittamento per l’apertura delle scuole) – per chiedere al governo maggiore coinvolgimento, attraverso le ordinanze, nella disciplina della didattica a distanza. E cosi’ la Sicilia, gia’ alle prese con la crisi che ha travolto il presidente Musumeci, è ancora piu’ divisa, con le scuole in dad.
A Catania,  Palermo e Agrigento, c’è chi confida nella decisione del Tar sul ricorso di alcuni genitori.
“In Sicilia regna il caos sulla riapertura delle scuole, mentre nel resto d’Italia tutte sono aperte – denuncia la deputata siciliana del Movimento 5 Stelle, Rosalba Cimino -. Rimandare non porta a nulla, occorre aprire e garantire la sicurezza con i mezzi necessari”. Sulla questione sono stati sollecitati a intervenire il prefetto di Agrigento e perfino il ministero degli Interni.
E oggi a scendere in piazza saranno gli stessi studenti, che hanno indetto uno sciopero contro il “rientro insicuro” e i “problemi strutturali” che attanagliano la scuola ormai da decenni. E’ stata indetto uno “sciopero nazionale” da parte dell’ Unione degli Studenti, che però sul territorio agrigentino non è presente.  “Dopo quasi due anni di pandemia – le parole di Luca Redolfi, coordinatore dell’Unione degli Studenti – e’ inaccettabile che la scuola continui a farsi trovare impreparata, il Governo ha delle responsabilita’ politiche gravi in questo disastroso rientro e noi studenti non siamo stati ascoltati”. Secondo un sondaggio di Skuola.net, con queste condizioni, 7 studenti su 10 sono a favore della didattica a distanza. Le maggiori criticita’ elencate dai ragazzi e dalle ragazze sono le classi divise tra scuola e casa, il freddo in aula per mantenere l’aria salubre, la mancanza di mascherine Ffp2 e il timore di contagi per l’imperversare della variante Omicron.
Tutto questo dopo quasi un anno dall’ultima chiusura.  “Chiudere le scuole per timore è un grande errore. I ragazzi possono andare in sala giochi, in pizzeria ma non a scuola, questo fa passare un messaggio terribilmente diseducativo. Aver chiuso le scuole in questi due anni ha già provocato un enorme danno culturale. I ragazzi devono tornare a scuola, devono farlo seriamente e in serenità. Con il virus bisogna convivere, sarebbe assurdo pensare di rinchiuderci in casa fin quando non sparisca”. A contestare la scelta dei sindaci è Giorgio Bongiorno, presidente del comitato Italia Viva Agrigento Sturzo. E’ evidente che tra prudenze, paura e perplessità la partita rimane aperta.