Dopo gli interrogatori di garanzia preventivi, il gip del tribunale di Agrigento, ha sciolto la riserva ed emesso un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 11 dei 28 indagati coinvolti nella maxi inchiesta antidroga condotta sul campo dai carabinieri del nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Agrigento. Sei sono stati associati presso la Casa circondariale di Agrigento, uno è stato sottoposto agli arresti domiciliari presso la propria abitazione, mentre agli altri quattro è stato imposto l’obbligo di dimora nel proprio Comune di residenza, in due casi rinforzato con la prescrizione di rimanere a casa nelle ore serali e notturne.
Queste le persone raggiunte dalla misura cautelare del gip: Giovanni Rizzo, 55 anni, di Aragona (carcere); Giuseppe Ferrera, detto Peppe Cerbiatto, 48 anni, di Canicattì (carcere); Salvatore Fragapane, 25 anni, di Santa Elisabetta (arresti domiciliari con il braccialetto elettronico); Giuseppe Fiorello, detto Peppe Celentano, 48 anni, di Aragona (obbligo di dimora); Vincenzo Di Giacomo detto Vituzzu, 58 anni, di Aragona (obbligo di dimora); Vincenzo Messina detto Vicio, 40 anni, di Canicattì (carcere); Liliana Cettina Lo Manto, 56 anni, di Canicattì (carcere); Giovanni Avvenanti, 28 anni, di Canicattì (carcere); Gioacchino Passalacqua, 43 anni, di Racalmuto (carcere); Claudio Catania 42 anni, di Agrigento (obbligo di dimora) e Antonio Guarneri, 46 anni, di Canicattì (obbligo di dimora).
L’operazione denominata “Demetra”, è scattata questa notte ed ha visto l’impiego di 35 militari dell’Arma, con il supporto operativo di personale delle Compagnie carabinieri di Licata e Canicattì, del Nucleo Cinofili del Comando provinciale di Palermo, nonché del Nucleo Elicotteristi, impegnati anche in numerose perquisizioni domiciliari nei confronti dei soggetti indagati. La richiesta di applicazione delle misure cautelari, era stata avanzata dal procuratore Giovanni Di Leo e dal sostituto Elettra Consoli.
La denuncia di una madre, esasperata dalle continue richieste di denaro del figlio tossicodipendente, ha fatto partire l’inchiesta. Si tratta di un’indagine nata come “costola” di un’altra inchiesta su rapine, furti ed estorsioni ad anziani, che aveva fatto emergere un’attività di acquisto e di cessione di droga. Le successive indagini – sviluppate attraverso attività tecniche di intercettazione telefonica e ambientale e riprese video, affiancate da mirati servizi di osservazione, controllo e pedinamento – hanno consentito di documentare ed accertare centinaia di episodi di spaccio.
I presunti pusher avrebbero smerciato un ingente quantitativo di eroina ma anche “fiumi” di cocaina e crack. I fatti sarebbero avvenuti tra il dicembre del 2024 e l’aprile dell’anno scorso, e gli episodi di spaccio contestati sono centinaia tra Agrigento, Aragona, Favara, Canicattì e Santa Elisabetta. Nel corso delle indagini, i carabinieri avevano già proceduto ad alcuni arresti in flagranza, tra cui quello di un cittadino di nazionalità albanese, trovato in possesso di oltre 1,2 kg di cocaina occultati all’interno della propria autovettura, e quello di due soggetti originari di Canicattì, intercettati mentre trasportavano 30 grammi di eroina destinata allo spaccio locale.
Il quadro probatorio ha inoltre fatto emergere plurimi reati predatori commessi da tre degli indagati al fine di reperire il denaro necessario all’acquisto dello stupefacente. Agli stessi sono contestati numerosi furti in danno di esercizi commerciali della grande distribuzione ed episodi di rapina ed estorsione commessi ai danni di un anziano cittadino agrigentino, nonché maltrattamenti verso familiari anziani, finalizzati a estorcere denaro. Per tali fatti a metà del mese di giugno i militari dell’Arma di Agrigento avevano già dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico dei tre responsabili.
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