L’acqua sarebbe stata contaminata da batteri coliformi, escherichia coli, enterococchi intestinali e nitrati, risultando non idonea al consumo umano. È questo l’esito delle analisi effettuate dal Dipartimento di prevenzione dell’Asp di Agrigento sui campioni prelevati da tre pozzi e da un’autobotte sequestrati nel corso dell’operazione condotta, alla fine di giugno, da carabinieri e polizia. I risultati degli esami sono stati trasmessi ai carabinieri della Compagnia di Canicattì e rappresentano un ulteriore elemento nell’inchiesta coordinata dalla Procura di Agrigento.
I tre pozzi, due dei quali riconducibili a una società e a una ex ditta, e l’autobotte restano sotto sequestro. Alla luce delle analisi, si aggrava la posizione dei quattro canicattinesi indagati. Contestati, a vario titolo, i reati di commercio di sostanze alimentari nocive e frode nell’esercizio del commercio. Diverso, invece, l’esito delle verifiche eseguite su una seconda autobotte Fiat Iveco, intestata a un ventisettenne di Canicattì: in questo caso i campioni analizzati hanno dato esito negativo.
L’inchiesta, coordinata dalla Procura della Repubblica di Agrigento, è nata tra marzo e aprile 2026 grazie al monitoraggio costante del territorio. I militari e gli agenti avevano notato un viavai sospetto: una presenza sistematica di autotrasportatori che, muniti di autobotti e cisterne, distribuivano acqua a domicilio e ad attività commerciali senza possedere alcun titolo autorizzativo. Quell’acqua, venduta come potabile, era in realtà un pericolo invisibile per i consumatori, priva delle garanzie igienico-sanitarie imposte dalla legge.
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