L’ex deputato regionale chiede al sindaco di cambiare passo e aprire alla città. Ma la vera domanda è un’altra: quale idea di Agrigento c’è dietro la politica?
C’è una frase, nella nota diffusa da Basilio Vella, che più di altre fotografa, secondo l’ex deputato regionale, il clima politico-amministrativo della città: «Agrigento è ormai oltre i limiti del sopportabile». Vella non usa mezze parole. Parla di stallo, di emergenze irrisolte e di una politica condizionata dalle proprie divisioni. E rivolge al sindaco Michele Sodano una richiesta precisa: azzerare la Giunta e aprire un confronto con tutte le forze della città. È una proposta forte, ma il punto non è soltanto cambiare gli assessori.
Non serve un semplice rimpasto
Se l’azzeramento dovesse ridursi a una nuova distribuzione di incarichi, Agrigento avrebbe semplicemente cambiato alcuni nomi senza cambiare direzione. La sfida è un’altra: costruire un programma di emergenza, individuare poche priorità e attribuire responsabilità precise. Servizi, territorio, periferie, viabilità, sviluppo economico: problemi diversi che hanno però un denominatore comune, la necessità di decidere. Vella propone di coinvolgere anche professionalità e rappresentanti del mondo produttivo. Al di là delle appartenenze politiche, è un’idea che merita di essere discussa. Perché una città non si governa soltanto con una maggioranza: si governa con un progetto.
C’è poi un elemento che dà un peso particolare al ragionamento di Vella. Avvocato, già deputato regionale del Partito della Rifondazione Comunista nella XII legislatura dell’Assemblea Regionale Siciliana, fu promotore della legge per la Valle dei Templi e della previsione che legava gli introiti dei biglietti anche al territorio e al miglioramento dei servizi. L’idea di fondo era chiara: il patrimonio archeologico non doveva soltanto essere tutelato, ma diventare una risorsa capace di produrre benefici per la comunità che lo ospita.
La Valle dei Templi non può essere solo una cartolina
È proprio da qui che nasce l’altra questione posta da Vella: «La Valle dei Templi è degli agrigentini e deve produrre ricchezza per gli agrigentini». Agrigento possiede uno dei patrimoni archeologici più importanti al mondo, ma la domanda è inevitabile: quanto di questa enorme attrattività diventa realmente ricchezza, lavoro e servizi per gli agrigentini? Vella contesta il modo in cui, nel tempo, ci si sarebbe progressivamente allontanati dallo spirito originario di quelle norme. Le risorse, nella sua visione, avrebbero dovuto contribuire soprattutto a migliorare i servizi e a creare sviluppo sul territorio. La critica dell’ex parlamentare è che, invece, troppo spesso si sia privilegiata la spesa per gli spettacoli.
Il problema non è essere contro gli spettacoli o contro la cultura. Al contrario, Agrigento deve investire nella cultura. Ma ogni investimento pubblico dovrebbe inserirsi dentro una strategia e produrre una ricaduta sul territorio: turismo, occupazione, indotto, promozione e servizi. L’evento non può essere il progetto. Deve essere uno strumento del progetto. Per Vella, inoltre, Agrigento è stata progressivamente destinata a una sorta di «morte economica», mentre il tema dell’abusivismo è stato utilizzato per decenni come una «spada di Damocle» senza che, parallelamente, si costruisse una vera alternativa di sviluppo.
Agrigento deve essere una città in cui restare
La città esprime una grande domanda di cultura e dispone di strutture e attività culturali importanti, dal Teatro Pirandello al Palacongressi. Ma proprio questa ricchezza impone una domanda: quale modello si vuole costruire attorno alla cultura e, soprattutto, quali benefici deve produrre per la città? Agrigento rischia di essere straordinaria per chi arriva e difficile per chi resta. La Valle, il teatro, gli eventi e il patrimonio culturale sono risorse straordinarie, ma attorno a queste risorse occorre costruire una città efficiente, servizi adeguati, opportunità per i giovani e un’economia capace di durare oltre la stagione turistica.
Per Vella c’è poi un’occasione che la politica non dovrebbe sprecare. La stagione dei vecchi “baroni” della politica agrigentina si è sostanzialmente esaurita. Proprio per questo, anziché limitarsi a sostituire vecchi equilibri con nuovi equilibri, oggi esiste lo spazio per aprire una discussione vera sulla prospettiva della città. Non basta amministrare le emergenze: bisogna decidere quale città vogliamo essere.
La scelta è politica
L’appello di Vella mette quindi Sodano davanti a un bivio: difendere l’attuale assetto oppure provare a costruire una fase nuova? Cambiare gli equilibri oppure cambiare metodo? La risposta spetta al sindaco, ma riguarda l’intera classe politica agrigentina. Perché azzerare una Giunta può essere una scelta politica. Azzerare le vecchie logiche, invece, sarebbe una scelta di città. Ed è probabilmente proprio questa la sfida che Agrigento non può più rimandare.
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