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Home » Cronaca » Appalti, mafia e corruzione, chiuse le indagini: sei indagati

Appalti, mafia e corruzione, chiuse le indagini: sei indagati

12 Giugno 2026
in Cronaca, dalla provincia, evidenza
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La Direzione distrettuale antimafia di Palermo, a firma dei pubblici ministeri Bruno Brucoli, Gianluca De Leo e Maria Pia Ticino, ha fatto notificare l’avviso di conclusione delle indagini nei confronti di 6 persone, e di una società, nell’ambito di un’inchiesta che ipotizza un presunto giro di tangenti negli appalti pubblici alla Regione. Il provvedimento anticipa la richiesta di rinvio a giudizio. L’attività investigativa è quella che ha coinvolto anche il super manager della sanità Salvatore Iacolino con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Il suo nome, però, non compare nella lista degli indagati ai quali è stata notificata la chiusura dell’inchiesta.

Gli indagati sono: Carmelo Vetro, 41 anni, di Favara, figlio dello storico capomafia favarese Giuseppe, già condannato a nove anni di reclusione nell’operazione “Nuova Cupola”; il dirigente regionale Giancarlo Teresi, 68 anni; il funzionario regionale Francesco Mangiapane, 67 anni; l’imprenditore Giovanni Aveni, 68 anni; Salvatore Vetro, 38 anni, fratello minore di Carmelo; Antonio Lombardo, 48 anni, di Favara, cognato di Carmelo Vetro. Sotto indagine finisce anche una società di proprietà di quest’ultimo ma che, ipotizzano gli inquirenti, in realtà sarebbe stata gestita dal figlio del boss defunto.

Secondo l’accusa, Teresi avrebbe utilizzato il proprio ruolo per favorire gli interessi di Vetro, ricevendo denaro in cambio. Al centro degli accertamenti ci sono lavori di bonifica, dragaggio e ripascimento nei porti di Marinella di Selinunte, Scicli-Donnalucata e Terrasini. L’ipotesi degli inquirenti è che Vetro, attraverso mazzette e regalie, abbia ottenuto lavori e appalti pubblici che non avrebbe potuto assicurarsi. Due gli episodi contestati. Nel primo caso, secondo l’accusa, Teresi avrebbe accettato una tangente di 1.500 euro per segnalare la società riconducibile al Vetro (ma intestata al cognato) alla ditta che aveva effettivamente vinto l’appalto per il trasporto in discarica di 400 tonnellate di posidonia.

Nel secondo caso, invece, la tangente sarebbe stata di 8mila euro. In cambio dei soldi Teresi avrebbe favorito la ditta di Vetro non facendo i dovuti controlli. A Carmelo Vetro, inoltre, viene contestata anche la detenzione di armi.

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Tags: Appaltiindagatiindaginimafia
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