Trentotto anni dopo, Agrigento e la sua provincia ricordano Antonino Saetta e il figlio Stefano, uccisi dalla mafia nella notte del 25 settembre 1988 lungo la statale 640, mentre rientravano a Palermo dopo avere trascorso alcune ore a Canicattì.
Un agguato feroce che resta una delle pagine più dolorose della storia dell’Agrigentino. Antonino Saetta, magistrato rigoroso e determinato, aveva 66 anni. Con lui, quella notte, viaggiava il figlio Stefano, 35 anni. La loro auto venne affiancata e raggiunta da numerosi colpi d’arma da fuoco.
Saetta fu il primo magistrato giudicante assassinato da Cosa nostra. Una figura di primo piano della magistratura italiana, chiamata a occuparsi di delicati processi di mafia e indicata per presiedere il giudizio d’appello del Maxiprocesso di Palermo. La sua indipendenza e il rigore con cui esercitava la funzione di giudice lo avevano reso un obiettivo della mafia.
Stefano morì accanto al padre. Non era un magistrato e non combatteva Cosa nostra nelle aule di giustizia. Si trovava semplicemente insieme a lui, in quel viaggio che avrebbe dovuto riportarli a Palermo. Il suo nome è così diventato inseparabile da quello del padre e dalla memoria di quella strage.
Una storia che per lungo tempo non ha avuto lo spazio che avrebbe meritato nel racconto nazionale delle vittime di mafia. Nel 2022 è stata riportata all’attenzione del pubblico anche dal film-documentario “L’Abbraccio. Storia di Antonino e Stefano Saetta”, dedicato alla vicenda del magistrato e del figlio e alla memoria di quella notte del 25 settembre 1988.
A 38 anni dall’agguato, Antonino e Stefano Saetta continuano a essere ricordati nella loro Canicattì e in tutta la provincia di Agrigento. Alla commemorazione si unisce oggi anche Confcommercio Agrigento.
«Ricordare oggi il giudice Antonino Saetta e suo figlio Stefano, nostri conterranei di Canicattì, non significa solo onorare la memoria di due vittime innocenti, ma rinnovare una promessa solenne nei confronti del nostro territorio – afferma il presidente Gero Niesi –. La lotta alla mafia non spetta solo alle aule di giustizia o alle forze dell’ordine, ma richiede una presa di posizione quotidiana da parte di ciascuno di noi».
Un ricordo che attraversa quasi quattro decenni e che conserva intatto il suo significato. Antonino e Stefano Saetta appartengono alla memoria civile della provincia di Agrigento e del Paese. Una storia che non può e non deve essere dimenticata.
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