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Home » top2 » Saetta, Aronica ricorda “L’Abbraccio”: «Sfidò la mafia, da padre cercò di proteggere Stefano fino alla fine»

Saetta, Aronica ricorda “L’Abbraccio”: «Sfidò la mafia, da padre cercò di proteggere Stefano fino alla fine»

Domenico Vecchio Di Domenico Vecchio
25 Settembre 2026
in top2, Mafia
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«La cosa che mi emozionò più di tutte fu sapere che, nel momento dell’agguato, Antonino Saetta si gettò sul figlio nel tentativo di proteggerlo. Un padre che ha cercato di proteggere suo figlio fino alla fine».

È questo il ricordo più forte che Gaetano Aronica porta con sé dell’esperienza de “L’Abbraccio. Storia di Antonino e Stefano Saetta”, il docufilm del 2022 nel quale l’attore agrigentino ha interpretato il magistrato ucciso dalla mafia insieme al figlio Stefano nella notte del 25 settembre 1988, lungo la statale 640.

A 38 anni dall’agguato, Aronica torna a parlare di quell’esperienza e soprattutto dell’uomo che ha avuto il compito di interpretare.

«È stata un’esperienza incredibile, con un regista bravissimo, tra l’altro di Canicattì. Quello che mi colpì maggiormente fu proprio il rapporto con il figlio. Saetta era un magistrato nella sua vita professionale, ma era soprattutto un padre che portava dentro una ferita sempre aperta e che cercava di proteggere quel suo figlio “gigante”. Fino alla fine».

Il titolo stesso del docufilm, “L’Abbraccio”, richiama uno degli aspetti più dolorosi della vicenda: il legame tra un padre e un figlio spezzato dalla violenza mafiosa. Una storia che Aronica ha contribuito a raccontare mettendo volto e voce al magistrato.

«È un docufilm che ho raccontato dando la mia voce e che ha avuto tanti riconoscimenti, anche all’estero. Per me è stato un lavoro particolarmente importante».

Ma il ricordo di Aronica va oltre il set e torna agli anni in cui Cosa nostra colpiva magistrati, rappresentanti delle istituzioni e uomini dello Stato. Quando Antonino e Stefano Saetta furono assassinati, quella guerra non era ancora percepita dall’opinione pubblica con la consapevolezza che sarebbe maturata negli anni successivi.

«Ero molto giovane e ricordo quel periodo. Purtroppo quello di Saetta fu uno di quegli omicidi con i quali l’opinione pubblica finiva quasi per misurarsi. Per prendere realmente coscienza di quello che stava accadendo abbiamo dovuto assistere ad altri delitti terribili, alle uccisioni di Rosario Livatino, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino».

Aronica ricorda nitidamente il clima che si respirava successivamente in Sicilia: «Ricordo una Palermo blindata, presidiata dallo Stato. Venivamo anche dagli anni del terrorismo, ma per comprendere davvero la dimensione della guerra di mafia in corso ci volle tempo. Quella consapevolezza arrivò anche attraverso il sacrificio di uomini che oggi consideriamo eroi e martiri della giustizia».

Una presa di coscienza che, secondo l’attore agrigentino, arrivò tardi anche ad Agrigento.

«Ai miei tempi si diceva che Agrigento non fosse toccata dalla mafia, che la mafia fosse un problema della provincia. Non era vero. Agrigento era semplicemente tenuta tranquilla. Solo successivamente abbiamo compreso fino in fondo quanto fosse radicato il fenomeno».

E proprio la figura di Antonino Saetta, secondo Aronica, non ha avuto per molto tempo lo spazio che avrebbe meritato nella memoria collettiva nazionale.

«Saetta è stato quasi nascosto dalla storia. Era un magistrato destinato ad assumere un ruolo importantissimo nel Maxiprocesso e il suo assassinio non ebbe la risonanza che avrebbe meritato».

Antonino Saetta fu il primo magistrato giudicante assassinato da Cosa nostra. Quella notte del 25 settembre 1988 stava rientrando a Palermo insieme al figlio Stefano dopo essere stato a Canicattì. Sulla statale 640 la loro auto venne raggiunta dai killer.

Ed è proprio l’immagine raccontata da Aronica a restituire, oltre alla figura del magistrato, quella dell’uomo: un padre che, davanti ai colpi dei sicari, tenta istintivamente di fare scudo con il proprio corpo per salvare il figlio.

Un gesto disperato che racchiude il senso più profondo de “L’Abbraccio”: dietro il magistrato che Cosa nostra aveva deciso di eliminare c’era un padre. E fino all’ultimo istante Antonino Saetta provò a proteggere Stefano.

IL VIDEO RAI ‘L’ABBRACCIO”

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