Il tavolo c’è, le sigle pure. Ma la sintesi ancora no. E il rischio che il Partito Democratico arrivi alle prossime amministrative di Agrigento senza una linea chiara torna ad affacciarsi con forza.
Su liste e candidatura aveva lavorato Nino Cuffaro, nel tentativo di costruire una convergenza ampia dell’area progressista. Il nome di Nuccio Dispenza è stato quello attorno a cui si è provato a trovare un equilibrio, ma la sintesi non è arrivata. E oggi quello stesso nome rischia di finire schiacciato dalla discesa in campo di Michele Sodano, che si muove con decisione e con un profilo già strutturato.
Intanto il campo progressista prova a ricompattarsi. Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Italia Viva, Controcorrente e Alleanza Verdi e Sinistra si sono riuniti online per fare il punto sulle amministrative siciliane. Oggi, però, di Agrigento non si è parlato: la priorità è stata data a Messina, confronto chiuso con un nulla di fatto. Il tavolo è stato riconvocato per le 15 di domani, martedì 3 marzo. La partita di Marsala è definita, quella di Enna è ormai incanalata. Restano invece tutte da sciogliere le matasse di Agrigento e Messina.
Nella città dei Templi i nomi usciti allo scoperto sono diversi. Oltre a Dispenza, c’è Roberta Lala, sostenuta con convinzione da Italia Viva. E resta sullo sfondo la possibilità di una mediazione su una quarta figura: si fanno i nomi di Giovanna Iacono ed Eleonora Sciortino. Segnali di un cantiere ancora aperto, dove nulla è blindato.
Ma il vero nodo, oggi, non è soltanto il candidato sindaco. La difficoltà più evidente riguarda la costruzione delle liste. Nel PD il lavoro organizzativo procede a rilento e trovare una squadra competitiva appare tutt’altro che semplice. Stesso scenario per il Movimento Cinque Stelle: ad Agrigento il riferimento resta Ida Carmina, ma il movimento sembra essersi mosso con lentezza, faticando a mettere insieme una lista solida e riconoscibile.
Il tempo, però, stringe. E mentre il centrodestra ha già messo in campo mosse e candidature, l’area progressista agrigentina continua a cercare una quadra. Senza una sintesi rapida su nome e liste, il rischio è quello di arrivare ai blocchi di partenza divisi, con l’ennesima occasione sprecata.
Volutamente si è tenuto fuori dalle beghe agrigentine l’onorevole Michele Catanzaro, deputato regionale, che – dopo aver delegato il responsabile cittadino – non ha mai preso parte ad alcun tavolo di confronto.
E se nel centrosinistra le incognite non mancano, anche nel centrodestra il quadro è tutt’altro che lineare. Ad Agrigento si va verso una possibile divisione: Calogero Sodano è sostenuto dalla gran parte della coalizione, ma non da Lega e Democrazia Cristiana, che ufficialmente starebbero accelerando sul nome di Luigi Gentile. Non si esclude, però, che possa venire fuori un nome diverso. Qualcuno continua a sperare in un ritorno in campo di Calogero Firetto, ma non è escluso che alla fine possa emergere un altro profilo nuovo, magari anche al femminile. Venerdì ad Agrigento è atteso il leader di Fratelli di Italia Donzelli ad Agrigento, in città per stringere le fila. Anche qui non si escludono sorprese. Leggi anche: Cuffaro avverte il Pd: “Uniti su Dispenza o sarà un errore”. Alternativa Sodano, altrimenti mi dimetto
Giunta e quota di genere: cosa dice la legge
Quando si parla di “quota rosa” in giunta, in realtà si fa riferimento a un principio più ampio di equilibrio di genereprevisto dalla legge nazionale. La norma di riferimento è la Legge 56/2014 (Legge Delrio), che stabilisce che nei Comuni con popolazione superiore ai 3.000 abitanti – quindi anche ad Agrigento – nessuno dei due generi può essere rappresentato in misura inferiore al 40% nella giunta comunale. Non si tratta dunque di una scelta discrezionale, ma di un obbligo preciso. Come si calcola?
Si prende il numero totale degli assessori (escluso il sindaco) e si applica la percentuale del 40%, arrotondando all’unità superiore. Se, ad esempio, la giunta fosse composta da 9 assessori: il 40% di 9 è 3,6 – si arrotonda a 4 Significa che almeno 4 assessori devono appartenere al genere meno rappresentato. Una giunta composta da 6 uomini e 3 donne non sarebbe conforme alla legge. Una composta da 5 e 4, invece, sì. Il mancato rispetto dell’equilibrio può portare all’impugnazione della nomina davanti al TAR, con il rischio di annullamento degli incarichi. La giurisprudenza è ormai consolidata nel considerare il principio di parità un vincolo stringente per i sindaci. Tradotto per le amministrative 2026: chi presenta oggi una squadra di governo deve necessariamente tener conto di questo parametro. Non è solo un tema politico o simbolico, ma un requisito formale che incide direttamente sulla validità della futura giunta.
Segui il canale AgrigentoOggi su WhatsApp
