AICA, condanna da 11,5 milioni a Siciliacque. Nobile: «Debito già sotto i 9 milioni, contiamo di chiuderlo entro gennaio»
La presidente conferma la decisione del Tribunale ma precisa: «Al momento della sentenza 700 mila euro erano già stati pagati, successivamente versati altri 2,5 milioni. Ogni settimana eroghiamo 225 mila euro». Resta lo scontro sulla fatturazione e sul Favara di Burgio: «Deve tornare nella disponibilità di AICA».
AGRIGENTO – La condanna è da 11.501.441,94 euro, ma il debito effettivamente ancora da pagare sarebbe già sceso sotto i 9 milioni e AICA conta di chiudere la partita con Siciliacque entro gennaio. A precisarlo è la presidente Danila Nobile, contattata questa mattina da AgrigentoOggi dopo la notizia pubblicata da La Sicilia sulla decisione del Tribunale di Palermo.
Il giudice ha rigettato la tesi sostenuta da AICA sul Favara di Burgio e ha condannato l’Azienda al pagamento delle somme dovute a Siciliacque, oltre agli interessi di mora. Ma Nobile invita a leggere il dato alla luce dei pagamenti già effettuati.
«Degli 11.501.441,94 euro, al momento della decisione c’erano già circa 700 mila euro pagati – precisa la presidente –. Da allora, dopo la sentenza sul decreto ingiuntivo, abbiamo versato altri due milioni e mezzo. Noi ogni settimana eroghiamo 225 mila euro. Ad oggi l’importo relativo al decreto ingiuntivo è sceso sotto i 9 milioni».
L’obiettivo indicato dalla governance è quello di accelerare ulteriormente. «Entro gennaio pensiamo di chiudere questo debito – afferma Nobile – e il nostro obiettivo è arrivare a chiudere tutti i debiti entro il 2027».
AICA, dunque, non contesta l’esistenza dell’obbligazione stabilita dal giudice e sta procedendo con i pagamenti, ma resta aperto un altro fronte importante: le modalità con cui Siciliacque emette le fatture e calcola le relative scadenze.
«Siciliacque è obbligata a fatturare secondo quanto stabilito dalla convenzione – sostiene Nobile –. Loro chiedono il pagamento entro il mese della fatturazione, mentre la convenzione prevede il pagamento a 60 giorni. Da maggio rifiutiamo le fatture perché chiediamo che vengano emesse correttamente».
Una differenza tutt’altro che formale, secondo la presidente, perché incide direttamente sulla maturazione degli interessi. «Tutto questo – sottolinea – perché gli interessi non sono dovuti».
Nobile riferisce che proprio sulla fatturazione la decisione del giudice avrebbe riconosciuto parte delle contestazioni avanzate dall’Azienda.
C’è poi la questione politicamente e strategicamente più delicata: il Favara di Burgio. Su questo punto AICA non intende considerare chiusa la partita nonostante la decisione assunta nel giudizio.
«Il Favara di Burgio è una risorsa che deve tornare nella disponibilità di AICA – afferma Nobile –. Su questo andremo avanti legalmente e chiederemo delle perizie, mettendo gli interessi della provincia davanti a tutto. I cittadini non devono pagare oltre».
La presidente conferma inoltre che, al momento, non risultano ulteriori iniziative esecutive da parte di Siciliacque e descrive come sereni gli attuali rapporti tra le due società. AICA fa affidamento anche sulle risorse messe a disposizione dalla Regione Siciliana per affrontare l’esposizione debitoria.
Il quadro che emerge è quindi più articolato rispetto alla cifra della condanna: 11,5 milioni rappresentano l’importo indicato nel provvedimento, ma nel frattempo una parte delle somme è stata pagata e, secondo Nobile, il residuo è ormai inferiore ai 9 milioni. AICA punta a saldarlo entro gennaio. Parallelamente continuerà la battaglia sulla corretta fatturazione, sugli interessi contestati e soprattutto sul futuro del Favara di Burgio.
Segui il canale AgrigentoOggi su WhatsApp
