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Home » Politica » Acqua, Agrigento dice no alla gestione autonoma di Palma: scontro nell’ATI

Acqua, Agrigento dice no alla gestione autonoma di Palma: scontro nell’ATI

8 Settembre 2026
in Politica, evidenza
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Agrigento si mette di traverso sulla gestione autonoma del servizio idrico di Palma di Montechiaro. Il Comune capoluogo chiede il ritiro della proposta che riconoscerebbe a Palma i requisiti per la cosiddetta gestione salvaguardata e preannuncia, in alternativa, un voto «radicalmente contrario». Se la proposta dovesse comunque passare, Agrigento è pronto a chiedere la trasmissione degli atti alla Corte dei Conti, all’ANAC e alla Regione. Si riapre così una vicenda che affonda le radici negli anni della mancata consegna delle reti al gestore unico e che adesso rischia di provocare uno scontro pesantissimo all’interno dell’ATI e tra i sindaci dell’Ambito.

La posizione è contenuta nella nota firmata dall’assessore ai Rapporti con il gestore idrico e alle Politiche ambientali Giuseppe Riccobene, dopo avere sentito il sindaco Michele Sodano, componente del Consiglio direttivo dell’ATI.

Nel mirino c’è la proposta numero 19 del 31 agosto 2026 sulla «sussistenza dei requisiti per la gestione autonoma del servizio idrico integrato» del Comune di Palma di Montechiaro.

Agrigento chiede innanzitutto il ritiro in autotutela della proposta. In caso contrario annuncia sin d’ora il proprio voto contrario.

Una storia che parte da lontano

Per comprendere la portata della vicenda bisogna tornare indietro di alcuni anni.

Palma di Montechiaro è uno dei Comuni che non ha consegnato le proprie reti al gestore unico. E proprio sulla possibilità di mantenere una gestione autonoma si è consumato negli anni un lungo confronto istituzionale.

Agrigento richiama adesso un passaggio che considera determinante: il 29 luglio 2021 l’istanza di salvaguardia di Palma era stata rigettata dal commissario ad acta regionale.

Secondo la ricostruzione contenuta nella nota, quel diniego era stato determinato anche dalla precedente dichiarazione dello stesso Comune di Palma circa l’insussistenza di alcuni requisiti ambientali e paesaggistici.

Successivamente Palma avrebbe sostenuto che quella dichiarazione fosse riconducibile a un «refuso di stampa».

Ed è proprio qui che Agrigento alza il muro: secondo il Comune capoluogo non sarebbe possibile, a distanza di anni, riaprire l’istruttoria modificando un elemento che aveva contribuito alla decisione del 2021.

Ma c’è anche un altro passaggio destinato a pesare politicamente.

Palma di Montechiaro è socio di AICA. Nel 2020 il Consiglio comunale ha approvato lo Statuto dell’Azienda speciale consortile e il 9 luglio 2021 ha sottoscritto formalmente l’atto costitutivo di AICA.

Per Agrigento è una contraddizione difficilmente superabile: un Comune che ha aderito al soggetto individuato per la gestione unica dell’Ambito potrebbe adesso ottenere il riconoscimento della propria gestione autonoma.

La Regione aveva già diffidato Palma a consegnare le reti

C’è poi un precedente ancora più recente.

L’11 ottobre 2024 il Dipartimento regionale Acqua e Rifiuti, secondo quanto riportato nella nota, ha formalmente diffidato Palma di Montechiaro a consegnare opere e impianti entro trenta giorni, in vista del loro trasferimento ad AICA.

È uno dei punti sui quali Agrigento fonda la propria opposizione.

Secondo la tesi sostenuta dall’amministrazione Sodano, essendo già stato avviato il percorso regionale per ottenere la consegna delle reti, un successivo riconoscimento della gestione autonoma da parte dell’ATI finirebbe per entrare in contrasto con quell’iter.

Agrigento: «I requisiti non ci sono»

Ma la contestazione non riguarda soltanto procedure e precedenti amministrativi.

Agrigento entra nel merito della gestione idrica palmese e sostiene che proprio l’istruttoria predisposta per il riconoscimento della salvaguardia evidenzierebbe diverse criticità.

La prima riguarda l’autonomia nell’approvvigionamento.

Nella relazione viene infatti ammesso che, nei periodi di maggiore siccità e soprattutto durante l’estate, il Comune integra le proprie disponibilità attraverso l’acquisto di acqua da Siciliacque.

Poi c’è lo stato delle infrastrutture.

La rete idrica di Palma, viene ricordato nella nota, risale agli anni Sessanta e per alcune porzioni definite fatiscenti esiste un progetto esecutivo di ripristino.

Ancora nel 2026, inoltre, il Comune si sarebbe impegnato a completare l’installazione dei misuratori alle utenze.

Altro capitolo delicatissimo è quello della depurazione. Agrigento richiama il sequestro preventivo dell’impianto comunale avvenuto nel marzo 2025, sostenendo che l’impianto operasse in assenza dell’autorizzazione allo scarico.

Sono tutti elementi che, secondo la posizione formalizzata da Riccobene, renderebbero incompatibile la situazione attuale con i requisiti necessari per ottenere la deroga alla gestione unica.

La vera partita è anche economica: 8.260 utenze

Dietro la battaglia amministrativa c’è però una questione economica tutt’altro che secondaria.

Palma di Montechiaro conta 8.260 utenze attive che, non essendo state trasferite ad AICA, restano fuori dal perimetro gestionale e tariffario dell’Azienda consortile.

Ed è probabilmente questo il passaggio che rende la vicenda interessante non soltanto per Palma e Agrigento, ma per tutti i Comuni soci.

Agrigento sostiene che gli altri enti dell’Ambito abbiano trasferito reti, impianti e personale ad AICA, facendosi contemporaneamente carico dei costi della nuova gestione, degli investimenti e degli oneri finanziari.

Il riconoscimento della salvaguardia a Palma, secondo questa impostazione, creerebbe quindi una «asimmetria dei sacrifici economici»: da una parte i Comuni che sostengono i costi del gestore unico, dall’altra un Comune di circa 22 mila abitanti che continuerebbe a gestire direttamente la propria rete e a incassare le relative tariffe.

Per Agrigento, inoltre, l’assenza delle 8.260 utenze dal perimetro AICA determinerebbe un pregiudizio per il Piano economico-finanziario dell’azienda, sottraendo flussi tariffari destinati anche a finanziare gli investimenti dell’intero Ambito.

Ed è questo uno degli aspetti che potrebbe rendere particolarmente acceso il confronto nell’Assemblea dei sindaci: perché a quel punto la domanda non riguarderebbe più soltanto il diritto di Palma a gestire autonomamente l’acqua, ma chi debba sostenere i costi complessivi del sistema AICA e con quali entrate.

Agrigento minaccia di portare gli atti alla Corte dei Conti

La conclusione della nota non lascia molto spazio alle mediazioni.

Agrigento chiede il ritiro immediato in autotutela della proposta numero 19. In alternativa pretende che la propria posizione venga inserita integralmente nei verbali del Consiglio direttivo e dell’Assemblea dei rappresentanti, anche «a discarico di ogni responsabilità personale, civile, penale ed erariale».

E soprattutto preannuncia ciò che potrebbe accadere se la proposta venisse approvata.

Il Comune capoluogo proporrà agli altri componenti dell’ATI l’immediato inoltro degli atti alla Procura regionale della Corte dei Conti, all’ANAC e all’Assessorato regionale dell’Energia e dei Servizi di Pubblica Utilità, chiedendo l’attivazione dei poteri ispettivi e sostitutivi.

Si prepara dunque una battaglia che difficilmente resterà confinata agli aspetti tecnici.

Chi negli anni ha seguito la vicenda della mancata consegna delle reti ad AICA sa bene quanto il tema abbia già diviso amministrazioni e territori. Adesso la possibilità di riconoscere a Palma quella gestione autonoma che nel 2021 era stata negata rischia di riaprire tutto.

Prima nel Consiglio direttivo dell’ATI. Poi, soprattutto, nell’Assemblea dei sindaci.

E questa volta, insieme all’acqua, sul tavolo ci sono 8.260 utenze, gli equilibri economici di AICA e il principio stesso della gestione unica del servizio idrico nell’Agrigentino.

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